Come si attiva una preghiera forte e concentrata

La vita quotidiana ci mette davanti a una varietà infinita di prove, dalle più concrete alle più intime e spirituali, ognuna delle quali può diventare un propulsore per spingerci al largo. Il punto di vista del Buddismo è che l'essere vivente e l'ambiente sono inscindibilmente legati e si influenzano reciprocamente. L'ambiente è come un'ombra che riflette l'essere vivente e se il corpo è piegato, lo sarà anche l'ombra. Se uno specchio ti rimanda un'immagine storta, non c'è altra scelta che raddrizzare il corpo che la riproduce, invece che prendersela con lo specchio.
È una preghiera forte e concentrata che innesca ogni trasformazione. Per preghiera si intende qualcosa di diverso da quello cui siamo abituati fin dall'infanzia ed è fondamentale comprendere la differenza per non continuare a pregare come se si cercasse di comunicare con qualche potere trascendente, sentendosi in colpa e inadeguati.
Il Buddismo ci insegna che ogni potere si trova all'interno dell'essere umano e l'aiuto che si cerca è quello della nostra stessa natura illuminata, dal momento che ogni persona ha valore ed è degna di rispetto. Le preghiere buddiste esprimono senso di responsabilità e di apprezzamento, mentre quelle dirette all'esterno tendono facilmente a essere pessimiste i superficiali. [...]
Se recitiamo Daimoku davanti al Gohonzon con la speranza che qualche forza esterna ci venga in soccorso stiamo sprecando il nostro tempo, mentre se lo facciamo con la decisione di sviluppare la saggezza per sapere che azione si ha bisogno di fare, resteremo sorpresi dei nostri progressi.
Potremo riflettere su noi stessi e individuare il “veleno” che dall'interno sta inquinando la nostra vita, correggere il tiro e concentrarci sulla nostra personale rivoluzione umana anziché cercare di aggiustare l'ambiente al di fuori di noi.
“La preghiera, scrive Ikeda, è una lotta per espandere la vita. Non è una debole consolazione, ma una convinzione forte e possente”. (Gli eterni insegnamenti di Nichiren Daishonin, Esperia, pag. 61).
“Le sofferenze, continua Ikeda, non sono altro che le materie prime per costruire la felicità […] La preghiera è alla base di tutto: trasforma la speranza in fiducia e questa a sua volta si divide in tremila modi e fa sì che le nostre speranze si realizzino. Per questo motivo non dobbiamo mai rinunciare. [...]
La nostra presente sofferenza, per quanto dolorosa, non è vecchia di un miliardo di anni e tanto meno andrà avanti in eterno. Alla fine il sole sorge, anzi sta già sorgendo. (Ibidem, pag.60). 

(Il Nuovo Rinascimento, n. 564, pag. 17/18)(foto e contributo di Giulietta)
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