Io sono la torre preziosa

«Recita Nam-myoho-renge-kyo con questa convinzione. Allora, il luogo dove vivi o reciti Daimoku è il luogo della Torre Preziosa». Una folgorazione! Mi piace, ma che significa?

Dicembre 1991. Sono presidente di una cooperativa di produzione, ci occupiamo di impiantistica industriale. A causa di incomprensioni io, mia moglie Bruna e le nostre due figlie molto piccole, siamo dovuti scappare da Salerno, la nostra città perché la malavita locale ci ha "imposto" il fallimento. Arrivo in Toscana fallito e sconfitto.
Mio fratello, riesce a trovarci una casa in campagna, a modico affitto.
Ci trasferiamo e quell'inverno... non lo scorderò mai! La neve ci costringe, date le ristrettezze, a bruciare nel camino alcuni mobili per scaldarci e per mangiare cerchiamo erbe nei campi.
Ci inventiamo un nuovo lavoro: vendere "abusivamente" bigiotteria per strada. Arrivo a rompere il salvadanaio delle mie figlie per mettere cinquemila lire di benzina. Dopo qualche giorno distruggo la macchina e così, per poterci procurare il materiale da commerciare, devo a recarmi a Salerno almeno una volta la settimana e per paura di ritorsioni, sono costretto a viaggiare di notte.
19 dicembre 1991. È domenica e mentre ritorno in Toscana, alla stazione di Salerno, sul treno si siede accanto a me una ragazza, Sonia, che comincia a raccontarmi di come una pratica giapponese le abbia cambiato la vita. Parliamo fino a Roma dove lei scende per recarsi appunto a una riunione. Mi scrive una strana frase e mi regala un intraducibile libretto verde. La frase è Nam-myoho-renge-kyo. «Prova a recitarla - mi dice - e vedi se succede qualcosa». Ho ripetuto quella frase fino all'arrivo a casa.
Una volta a casa decido di provare. Mi sento pieno di energia e mi alzo tutte le mattine alle sei. Recito per circa un'ora e tento di leggere quel libretto verde. Ci metto delle ore, ma «è il minimo per avere un effetto», mi aveva detto lei. Un giorno mi telefona e mi invita a una riunione, la prossima volta che vado a Salerno. Forse del Buddismo non mi importava più di tanto, ci vado per rivederla. E ci ritorno altre volte e quando dopo un po' mi dice di non illudermi sul suo conto e che se m'interessa cambiare la vita devo sfidarmi, ho un moto d'orgoglio e decido di cambiarla, questa benedetta vita.
Dopo qualche mese mi rompo una gamba e devo rimanere fermo. Ormai è un anno che recito da solo. «Possibile che vicino al mio paese non ci sia nessuno che faccia questa pratica?». Ne parlo a diverse persone e così un giorno mi viene a trovare un certo Sivio, che mi invita a una riunione.
Febbraio 1992. L'entusiasmo di questi ragazzi mi contagia e faccio del mio meglio per raggiungere gli scopi del gruppo. La situazione economica e familiare precipita: le mie figlie devono mangiare, hanno bisogno di scarpe, c'è da pagare la retta all'asilo e l'affitto di casa: come faccio?
Marzo 1992. Da Firenze mi vengono a trovare Gianfranco e Stefano e quel giorno rimarrà sempre nella mia memoria perché mi danno uno scossone da cataclisma nucleare. Inizio a recitare così tanto che rompo juzu in quantità industriale. 
Settembre 1993. Partecipo a una riunione per principianti dove viene spiegato il Gosho La Torre Preziosa: «Perciò Abutsu-bo è la Torre Preziosa stessa, e la Torre Preziosa è Abutsu-bo stesso. Senza questa consapevolezza tutto il resto è inutile [...]. Tu stesso sei un vero Budda che possiede le tre virtù dell'Illuminazione. Recita Nam-myoho-renge-kyo con questa convinzione. Allora, il luogo dove vivi o reciti Daimoku è il luogo della Torre Preziosa» (SND, 4, 212). Una folgorazione! Mi piace, ma che significa?
19 ottobre 1993. Ricevo il Gohonzon, il primo nella mia città, e subito dopo mi viene affidata la responsabilità di un gruppo che due mesi dopo diventa un settore. Chiedo un consiglio nella fede e mi incoraggiano a perseverare, così insieme a molti compagni nella fede recitiamo ancora di più dedicando anche intere domeniche alla recitazione del Daimoku.
Il lavoro di ambulante non fa più per me e decido di mettermi a fare l'idraulico, avendo avuto esperienza nel campo dell'impiantistica. Comincio a fare piccoli lavoretti che però non mi permettono di avere una situazione economica stabile ma continuo a recitare Daimoku e a fare attività per gli altri.
Luglio 1994. Siamo a una riunione, tra non molto si dovrebbe partire per il corso estivo, ma non ce l'ho fatta a pagare il bollettino: ho un sacco di problemi, devo pagare gli affitti arretrati, l'assicurazione della macchina, le bollette ecc. «Allora al corso non ci vai!», mi sento rispondere. Mi arrabbio perché mi aspetto di essere commiserato. Tornato a casa recito Daimoku per far sbollire la collera e perché voglio andare fino in fondo. Nel frattempo mi arriva una telefonata per fare un lavoro di riparazione e la cifra per questo lavoro è la stessa che occorre per il corso! Insieme a Bruna decidiamo di destinarla al corso. Da quel giorno inizio a lavorare con costanza, riesco a pagare tutte le scadenze e metto da parte una piccola somma per portare le mie figlie al mare. Provo una gratitudine incredibile e determino di non smettere mai di praticare, cosa che continuo a fare ancora oggi.
Marzo 1997. Nasce la nostra terza figlia, una ventata di energia nuova. Contemporaneamente nasce il settore e, nel frattempo si dimettono i responsabili di capitolo per problemi vari. Ci troviamo a far fronte a una situazione difficile. Comunque di persone che hanno deciso di realizzare kosen-rufu ce ne sono tante e insieme cominciamo a dar forma a una nuova attività, fatta di incontri e di... scontri!
Aprile 2007. Sono passati dieci anni. Anni di sofferenze, esperienze e crescita a livello personale e per l'organizzazione buddista. Ad aprile 2007, organizziamo la mostra sui Diritti umani. È un successo: diciottomila presenze! Il 18 maggio, giorno della chiusura, un forte dolore al petto mi ferma il respiro; contemporaneamente avverto un dolore al braccio sinistro e poi più nulla. I dolori riprendono però, sempre e solo di notte. I medici la chiamano angina da decubito o instabile, vado avanti qualche mese e convivendo col dolore e recitando Daimoku, arrivo a settembre. Stufo di questa situazione chiedo al mio medico curante di andare a fondo e lui mi prescrive un esame più approfondito, la scintigrafia. Porto i risultati al cardiologo il quale mi chiede quando ho avuto l'infarto. «Ma io non ho mai avuto un infarto», gli rispondo. «Impossibile - mi dice - risulta dalla necrosi rilevata dalla scintigrafia». Faccio altri accertamenti e mi riscontrano tre chiusure delle coronarie. D'urgenza mi fanno un'angioplastica; è il 22 dicembre 2007 e mentre sono convalescente in ospedale il direttore della banca con cui ho rapporti di lavoro mi chiede il rientro immediato dello scoperto di conto. Come posso affrontare un altro fallimento e in queste condizioni? Per fortuna ho una moglie straordinaria e insieme determiniamo di rafforzare la nostra fede. Nel giro di pochi giorni riusciamo ad avere un fido presso un'altra banca e, cosa veramente mistica un prestito che ci permette di chiudere i conti precedenti. Da quel giorno la situazione lavorativa si è trasformata.
Ottobre 2011. Sto scrivendo la mia sofferta esperienza e mi accorgo dei cambiamenti radicali avvenuti. Le presenze alle riunioni sono più di quattrocento; insieme a mia moglie abbiamo fondato una società, ho tre dipendenti e un meraviglioso nipotino, Dario. Sono nonno, padre, marito e sono orgoglioso di esserlo. Adesso penso che la "torre preziosa" si sia materializzata nella mia vita. Ripenso sempre alle persone che mi hanno incoraggiato ad andare avanti: un omino con gli occhiali spessi e un altro con un kimono liso che ha donato la sua vita ed è morto in carcere. Penso a un altro ancora che sta continuando a portare avanti, ispirato dai primi due e dalla fede, l'insegnamento di un monaco giapponese coraggioso. Grazie maestri, sono un uomo grazie a voi. (C. P.)(dati modificati)
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Commenti

  1. Grazie meraviglioso!!!!

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  2. È di grande incoraggiamento, grazie x aver condiviso��

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  3. Veramente bello ! Emozionante! Incoraggiante!!!!
    Grazie!

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