Il Gohonzon 4/5

È l’oggetto di culto per chi pratica il Buddismo di Nichiren Daishonin. Quale è il suo significato? Che funzione ha? Perché serve un oggetto di culto? Perché si custodisce con tanta devozione?

Dentro la vita
Il Gohonzon da un lato è un oggetto, e quindi fuori di noi, ma rappresenta qualcosa che ognuno, in maniera più o meno manifesta e consapevole, possiede nel proprio intimo. Ed è questa preziosa gemma che ciascuno possiede, la vita del Budda, il nostro vero oggetto di culto. Quando si parla di religione o di oggetto di culto si è naturalmente portati a pensare a una relazione con un essere superiore, ma questa relazione di subalternità è assolutamente estranea al Buddismo di Nichiren Daishonin. Ottenendo la Buddità non riceviamo qualcosa dall’esterno ma risvegliamo qualcosa che dormiva dentro di noi, proprio come leggendo un racconto allegro risvegliamo la gioia o leggendo una lettera della persona amata ci si infiamma il cuore. Chiarisce difatti Nichiren: «Il Gohonzon esiste nella carne di noi persone comuni che abbracciamo il Sutra del Loto e recitiamo Nam-myoho-renge-kyo» (ibidem, pp. 203-204).
Quando riveriamo e riponiamo fede in questo oggetto di culto, quando rispettiamo la vita, quella nostra e quella altrui, e la consideriamo il bene più prezioso, il Gohonzon la protegge, proprio come una persona che inchinandosi verso uno specchio vede l’immagine riflessa che si inchina verso di lei. «Quando uno abbraccia questo mandala, tutti i Budda e tutti gli dèi si raduneranno intorno a lui accompagnandolo notte e giorno, come i guerrieri proteggono il loro signore, come i genitori amano i loro figli, come i pesci dipendono dall’acqua, come gli alberi e le piante desiderano la pioggia, come gli uccelli si affidano agli alberi. Devi riporre la tua fiducia in esso» (ibidem, vol. 7, pag. 245). 

(di Lodovico Prola)
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