Il Gohonzon 3/5

È l’oggetto di culto per chi pratica il Buddismo di Nichiren Daishonin. Quale è il suo significato? Che funzione ha? Perché serve un oggetto di culto? Perché si custodisce con tanta devozione?

Chi va con lo zoppo…
Nichiren trasmise la sua condizione vitale di Budda nell’oggetto di culto. Recitando Daimoku davanti al Gohonzon, quest’ultimo agisce da causa esterna permettendoci di manifestare la nostra Buddità, anche se non ne siamo sempre consapevoli.
Una lettera scritta da una persona che ci ama è in grado di risvegliare in noi lo stesso sentimento. Anche la musica o la poesia è in grado di farci rivivere la condizione vitale del suo autore. Altrettanto si può dire per i quadri, le opere d’arte in generale o le opere architettoniche: esse attivano in noi precise condizioni o stati vitali.
Tornando ogni giorno, mattina e sera, di fronte alla vita di Nichiren, manifestiamo sempre più la sua stessa mente, cioè la stessa condizione vitale.
Il desiderio del Daishonin, come del resto quello dei Budda che lo hanno preceduto, era che tutte le persone potessero ottenere il suo stesso stato vitale, diventando forti, coraggiose e felici. Analogamente Shakyamuni manifestava nel Sutra del Loto il «desiderio di rendere tutte le persone uguali a me». Il loro scopo fondamentale, in altre parole, era quello di permettere a tutte le persone di ottenere il supremo stato vitale della Buddità. Iscrivendo il Gohonzon, Nichiren diede lo strumento per realizzare questa fusione tra il maestro e il discepolo, per ottenere la sua stessa mente, superando in questo modo, per altro, ogni possibile problema di trasmissione dell’insegnamento tra il fondatore e i seguaci.
Un vecchio proverbio recita: «Chi va con lo zoppo impara a zoppicare». Attraverso il nostro contatto quotidiano con la vita illuminata di Nichiren, grazie all'incessante relazione con la Buddità espressa nel Gohonzon, la nostra tendenza vitale dominante si stabilizza pian piano sul mondo di Budda. È proprio come un ago che avvicinato a una calamita si magnetizza o, per usare un esempio caro al Daishonin, come il rovo che, crescendo in un campo di canapa, “impara” a crescere dritto.

(di Lodovico Prola)
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