Adattare il Buddismo ai costumi locali

Il Buddismo insegna che una Legge o principio universale sottostà a tutti i fenomeni e si applica a ogni popolo, indipendentemente dal tempo, dall’etnia, dalla diversità culturale e dal luogo. Però, la modalità specifica con cui il Buddismo viene espresso e propagato è relativa alla società, alla cultura e ai costumi della regione in cui si pratica.
Il Buddismo rispetta profondamente la diversità culturale, nella misura in cui gli aspetti della cultura non siano in contrasto con lo spirito del Buddismo come insegnato nel Sutra del Loto, il cui nucleo essenziale è la fede che nella vita di ogni persona sono presenti una dignità e un potenziale illimitati. Nichiren, fondatore nel tredicesimo secolo del Buddismo praticato dai membri della SGI, scrive: «Esaminando attentamente i sutra e i trattati, scopriamo che esiste una dottrina che corrisponde a questo, quella che riguarda il precetto chiamato “seguire i costumi del luogo”. In sostanza questo precetto insegna che, a meno che ciò non implichi una grave mancanza, bisognerebbe seguire gli usi e costumi del paese anche se si discostano leggermente dagli insegnamenti buddisti» (La recitazione dei capitoli “Espedienti” e “Durata della vita”, RSND, 1, 65).
Quando il Buddismo si diffuse dall’India attraverso l’Asia, adottò molte pratiche culturali, usanze e tradizioni delle varie regioni in cui giunse, spesso incorporando concetti, osservanze e perfino divinità che aiutarono a integrare gli insegnamenti Buddisti con la vita spirituale e le tradizioni delle popolazioni locali. Quest’atteggiamento di comprensione e rispetto, valutato e apprezzato in diverse culture quale componente del processo di diffusione corretta del Buddismo, viene indicato in Giapponese col termine zuiho bini. Esso dimostra la flessibilità e la tolleranza del Buddismo; lo scopo del Buddismo non è quello di costringere la vita dei popoli con dogmi e osservanze religiose, bensì quello di consentire loro di raggiungere un senso di libertà spirituale tramite il quale possano anche aiutare altri popoli e contribuire positivamente alle comunità e alle società in cui vivono.
Comunque, pur osservando lo spirito di adattarsi ai costumi locali e al tempo, è importante mantenere l’essenza e gli aspetti fondamentali della fede e della pratica buddiste. Per quanto riguarda la SGI, i membri di tutto il mondo seguono la stessa pratica di recitare due estratti del Sutra del Loto e di recitare Nam-myoho-renge-kyo davanti al Gohonzon, o oggetto di culto. C’è uniformità pure nello studio degli scritti di Nichiren e nel tenere incontri mensili di discussione per condividere la comprensione del Buddismo; ma la forma e lo stile di questi incontri variano da paese a paese, secondo il contesto culturale. Il Sutra del Loto, la scrittura buddista su cui è basato l’insegnamento di Nichiren, chiarisce che lo spirito essenziale del Buddismo è il profondo rispetto per la vita umana. Ogni individuo è un essere indispensabile e degno di rispetto, dotato di un potenziale illimitato. Il Buddismo ci incoraggia a impegnarci per costruire una società in cui le persone si sostengano a vicenda nei loro sforzi per realizzare quel potenziale.
Attraverso la lente di questo ideale ogni altro insegnamento assume la giusta prospettiva. Quando il Buddismo si volge da una cultura ove è ormai radicato verso altre culture, i praticanti non devono preoccuparsi eccessivamente di assumere espressioni che sono innaturali per la cultura in cui vivono. Ad esempio, in Giappone è costume sedere durante la recitazione in una formale posizione inginocchiata (seiza), che è familiare e usuale al popolo giapponese ma può essere disagevole e perfino dolorosa per chi non vi è abituato. Non è necessario inginocchiarsi per svolgere la propria pratica Buddista ma è consigliabile stare eretti e attenti, per la qual cosa sedere su una sedia può essere pratico e appropriato in molte culture.
Il messaggio basilare del Buddismo, così come espresso nel Sutra del Loto, è lo sviluppo della felicità e del benessere dell’essere umano. Nella misura in cui il Buddismo mette radici nella vita di popoli appartenenti a una grande varietà di culture sparse nel mondo, il concetto di zuiho bini aiuta i praticanti a distinguere chiaramente fra i mezzi dell’insegnamento religioso e il suo scopo ultimo e fondamentale.
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