Torna a casa, Cenerentola

Nessuno scoglio particolare da superare, al tempo dell’incontro col Buddismo. Poi, insieme agli anni sono arrivati i problemi, su tutti i fronti. Solo quando è riuscita ad allontanare Cenerentola dalla sua vita, e ad accettare la sfida, le cose sono cambiate davvero.

Ho iniziato a praticare il Buddismo nel 1998, a diciannove anni. Non avevo problemi particolari, ma dopo vari inviti mi era sembrato educato partecipare a una di quelle riunioni sulla filosofia buddista di cui tanto gli amici mi parlavano. E avevano ragione, a insistere tanto. L’atmosfera era piacevole, le persone gentili e disponibili.
Mi venne spiegato il principio di unicità di uomo e ambiente e anche che l’essere umano è l’artefice del proprio destino, non il padrone del mondo ma colui che meglio di ogni altro poteva goderne o distruggerlo. Questo era sufficiente: ho iniziato subito a praticare regolarmente recitando molto Daimoku e facendo ogni giorno Gongyo con gli altri.
Non avevo problemi concreti da risolvere, data la mia giovane età, ma più che altro dei malesseri interiori. I cambiamenti sono arrivati subito: ho iniziato a pensare che esistevo anch’io, che potevo interagire con gli altri, non ero “trasparente” come mi sentivo così spesso; una nuova e piacevole sensazione di forza e sicurezza cresceva di giorno in giorno, traducendosi in voglia di vivere.

Questo, ho scoperto, in seguito, era il mio vero problema. Mi sentivo una specie di Cenerentola, avevo serie difficoltà a vivere la mia vita della quale mi sentivo spettatrice e non autrice, pervasa spesso dallo scontro tra desiderio di felicità, di vittoria e un senso di inutilità e morte.
Per dieci anni ho praticato dedicando gran parte del mio tempo alle attività per gli altri e questo scambio vita a vita mi ha permesso non solo di accumulare una grande forza vitale ma anche, e soprattutto, di allargare i miei orizzonti mentali attraverso il dialogo con tanti tipi di persone diverse. Mi rendevo conto che sentirsi una Cenerentola era un buon modo per ottenere l’approvazione degli altri e che se lavoravo su me stessa potevo tranquillamente fregarmene di quello che dicevano gli altri. E questo è stato stupendo. Era la libertà! Quando mi sono resa conto che tutto quello che facevo era per il mio bene e per quello delle persone a me vicine, allora c’è stata una grande svolta. Avevo un gran desiderio di partecipare allo sviluppo della nostra organizzazione, di portare il mio contributo per un miglioramento generale. Solo che, finché giocavo a fare Cenerentola e stavo a commiserarmi, ovviamente non succedeva niente. Quando sono invece riuscita a liberarmi di questo personaggio ho fatto un grande passo in avanti e anche le persone intorno a me sono cresciute: fondamentale è stato sentire che avevo una missione e che il mio sviluppo sarebbe servito non solo a me, ma anche a tutti gli altri. Mi avevano chiesto di occuparmi di un gruppo: i partecipanti da dieci sono diventati in breve quarantotto. In seguito ho avuto altri tipi di responsabilità che ho sempre cercato di sfruttare al massimo per aiutare gli altri e per la mia crescita interiore. Sono passati gli anni.
Divento grande. Arrivano le prime sfide nella società, e io che faccio? Mi butto e casco. Creo due società che inizialmente vanno molto bene ma poi, un po’ per ingenuità, un po’ per la mia grande inesperienza non funzionano. Così devo chiuderle velocemente e mi restano consistenti debiti con le banche. I miei insuccessi finanziari sono scanditi da altrettanti insuccessi sentimentali.
Inizia qui il mio viaggio interiore, desidero capire chi sono e soprattutto aumentare la consapevolezza del valore che voglio dare alla mia vita.
Voglio cercare questa Buddità di cui molto si parla e che rappresenta uno degli obiettivi di questa pratica. Voglio sentire questa Buddità e vivermela tutti i giorni, insomma gioire del quotidiano. Leggo di tutto, non solo i Gosho, frequento corsi di approfondimento della conoscenza del sé.
Il 2009 è l’anno della svolta.
Ho 30 anni, i miei debiti sono aumentati, non ho un compagno e non ho un lavoro. Il bilancio non è propriamente attivo, ma non mi scoraggio. Anzi, la mia vita ritrova nuove energie: recito costantemente Daimoku e la fiducia nel mio potere aumenta di giorno in giorno. “Io sono un Budda”, non è più una cosa che leggo nel Gosho o negli scritti del presidente Ikeda, ma una cosa che sento.
Da qui comincia l’avventura.
Inizio ad amare di più la mia vita e la mia persona, ad avere più cura di me.
Smetto di pensare a me in termini di bene e male, (e cioè le cose da sviluppare e le cose da cambiare..., i famosi limiti). Il Budda è il comune mortale significa per me essere al tempo stesso Budda e comune mortale, quindi la Buddità non è una meta, ma un modo di vivere, un modo di sentire me stessa e il mondo.
Questo è il mio trucco. Non vergognarmi di come sono perché i miei “limiti” sono lo strumento del cambiamento. Primo risultato incredibile ma tangibile di questo rinnovato amore per me stessa è l’incontro con Andrea, mio marito.
In pochi mesi infatti, ci siamo conosciuti, abbiamo convissuto e ci siamo sposati. Sul matrimonio, che sancisce l’incontro con una persona veramente speciale e un’unione che di giorno in giorno si accresce di valore aumentando la gioia di stare insieme, incombe però il grosso nuvolone del lavoro. Non posso e non voglio fare solo la moglie e, anche se lo volessi, i miei debiti mi ricordano che non è la scelta adatta al momento.
Inizio a lavorare per una famosa ditta di orologi. Un lavoro che non avevo mai fatto, un ambiente pieno di conflitti di potere che avevo sempre cercato di evitare. In più la zona che mi affidano è in condizioni pietose; già abbandonata dai due precedenti rappresentanti, di provata esperienza sul campo, perché giudicata poco redditizia. A questo si aggiunge il difficile carattere del titolare dell’azienda.
I primi tempi sono molto difficili: per lavoro devo viaggiare e spesso rimanere fuori per tutto il giorno ma non ho i soldi né per la benzina né per i pasti. Non voglio preoccupare i miei genitori, non voglio mettere in pensiero i miei amici o forse mi vergogno troppo per dirlo... Devo risolvere.
Inizio a recitare molto Daimoku cercando di credere che è giusto consolidare la mia situazione economica, dato che «non esiste un Budda povero» come diceva Josei Toda, e pian piano inizio a sentire di meritarmi una serenità economica. Aumento il ritmo di attività quotidiana impegnandomi nelle visite a casa e negli incoraggiamenti individuali tanto che questi sono diventati la mia specialità.
Le capacità accumulate grazie a tanti anni di attività, dallo scambio con tanti tipi di persone diverse, danno tutti i loro frutti nelle relazioni, che in poco tempo, instauro con tutti i clienti della zona di cui mi occupo. Il fatturato triplica nel primo anno e oggi, a distanza di tre anni, è quintuplicato, con stupore dei miei colleghi e del mio “capo”. Va da sé che i miei problemi economici pian piano si risolvono.
Un desiderio coltivato fin dall’inizio con il mio compagno è quello di avere un figlio, adesso che il lavoro si è consolidato possiamo concretamente pensarci. Nell’agosto del 2011 rimango incinta. Evviva! Siamo al settimo cielo, pardon, al sesto, come direbbero i veri buddisti. Chiunque si avvicina a noi, fisicamente o via etere, viene immediatamente informato dell’evento. Purtroppo al terzo mese ho un aborto spontaneo.
La sofferenza è devastante, quella voglia di vivere che ho conquistato in anni e anni di pratica sembra abbandonarmi, piango sempre, niente e nessuno riesce a consolarmi. Recito, sì, ma il dolore non passa. Mio marito forse soffre più di tutti, anche lui non riesce a farsi una ragione di quello che è successo, in più non sa cosa fare per aiutarmi. Il tempo passa, ma la sofferenza aumenta. Andrea, nonostante non pratichi, è così preoccupato per me che mi chiede se possiamo andare insieme a parlare con il presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. L’incontro è lungo, il presidente ci incoraggia molto. Ci spiega che ci sono delle cose nella vita che non hanno una spiegazione razionale, che cercarla è inutile e aumenta solo la nostra frustrazione. Dobbiamo invece rivolgere il nostro pensiero, le nostre decisioni verso il futuro. La vita e la morte hanno meccanismi che esulano dalla sfera del razionale. Dobbiamo guardare avanti, prendere delle nuove decisioni: solo così la sofferenza e l’inutile senso di colpa che ci attanaglia possono passare e la nostra vita, il nostro cuore, trovare da soli una risposta. Dobbiamo desiderare di avere un figlio, non solo e non tanto per noi, ma anche per kosen-rufu.
Può sembrare una formula magica ma in realtà significa volere un figlio non egoisticamente, ma cercare questo desiderio più profondamente nella nostra vita, cambiare la qualità del desiderio stesso. Questo è il significato di “i desideri terreni sono Illuminazione”. In questo modo il fatto stesso di mettersi lo scopo di avere un figlio ci avrebbe reso felici, saremmo stati felici anche durante tutto il tempo che sarebbe trascorso fino alla realizzazione.
Andrea non pratica, dico io, e lui: «Questo è un buon motivo per iniziare, per provare». Andrea, che arriva all’appuntamento direttamente dal lavoro ed è molto stanco, è felice di questo incontro dal quale esce visibilmente rivitalizzato. Non ha iniziato, ma ha talmente fatto suoi i consigli ricevuti che anche oggi spesso mi dice che, nel suo quotidiano, si sforza di pensare con un ichinen rivolto al futuro.
Così faccio anch’io. Passano due mesi, rimango incinta. Durante la gravidanza non ho problemi, lavoro e faccio attività, con le dovute attenzioni. Il parto va benissimo, tutto perfetto, addirittura il medico e la camera che desidero. Dopo la nascita di Riccardo io e Andrea siamo felicissimi, collaboriamo nella cura del bambino e questo ci permette di poter lavorare tutti e due. Io, chiaramente, non viaggio più come prima, ma grazie alle buone relazioni instaurate con i clienti, il mio lavoro non ne risente, anzi alcuni di loro mi chiamano a casa per fare gli ordini, e mi mandano addirittura dei regali per il bambino. Il mio datore di lavoro, appena saputo che aspetto un figlio, non vuole rinnovarmi il contratto. Ma in seguito, visto che nonostante la gravidanza riesco a realizzare gli obiettivi del 2012, cambia atteggiamento e, un giorno, mi vedo recapitare dal fattorino della Prènatal una montagna di regali per Riccardo. Era stato proprio lui!
In tutti questi anni sia nelle difficoltà che nei periodi più felici, una frase di uno scritto di Nichiren Daishonin mi ha sempre accompagnato. Si tratta di una parte della lettera sugli otto venti: «L’uomo saggio non si lascia sviare dagli otto venti: prosperità, declino, onore, disonore, lode, biasimo, sofferenza e piacere. Non si esalterà nella prosperità né si lamenterà nel declino. Il cielo sicuramente proteggerà chi non si piega di fronte agli otto venti». Ci sono stati momenti in cui le difficoltà hanno scatenato delle sofferenze e delle paure paralizzanti, dei momenti in cui io e le crisi di panico eravamo una la manifestazione dell’altro, in cui nessuna soluzione ragionevole sembrava presentarsi davanti a me. In qualunque condizione ho cercato di andare a pregare davanti al Gohonzon alla ricerca della fiducia nel futuro e della serenità interiore.
Puntualmente la mia vita ha risposto. (E. M.)(dati modificati)
stampa la pagina

Commenti

  1. Bello, grazie. Mi ci voleva. E' tanto che non leggo qualcosa ed ho aperto la pagina così a caso, prima di andare a dormire e mi è servito.
    Grazie Cenerentola

    RispondiElimina
  2. oggi ne avevo proprio bisogno.
    grazie !

    RispondiElimina
  3. Ho letto con tanta emozione questa esperienza, ed è la prima volta che scrivo qui!
    Mi sento molto molto vicina a questa storia, per tantissimi motivi e sto studiando e pregando perchè
    " Il cielo sicuramente proteggerà chi non si piega di fronte agli otto venti"
    bisogna guardare positivamente al futuro !
    GRAZIE DI CUORE !

    RispondiElimina
  4. Grazie.. Sei solo un po' più avanti di me.. Ma ti sto già raggiungendo sulla strada della realizzazione.. Su quella della felicità ci sono già.. Per fortuna, grazie alla pratica.. 😉

    RispondiElimina
  5. Grazie per la condivisione di questa esperienza. Vicina a ciò chè sto passando da un anno e mezzo a questa parte...tra alti e bassi, piccole vittorie e poi di nuovo cadute. Ma ho deciso di rialzarmi e con la forza che mi rimane la ribalteró!

    RispondiElimina
  6. Grazie per la condivisione di questa esperienza. Vicina a ciò chè sto passando da un anno e mezzo a questa parte...tra alti e bassi, piccole vittorie e poi di nuovo cadute. Ma ho deciso di rialzarmi e con la forza che mi rimane la ribalteró!

    RispondiElimina

Posta un commento