I buddisti emiliani «La nostra strada verso la felicità»

La Soka Gakkai qui conta oltre tremila membri metà dei quali modenesi. E ogni anno aumentano
di Felicia Buonomo

«Finché le persone condividono lo stesso scopo di lavorare per la felicità e per una pace duratura di tutta l’umanità, noi possiamo invariabilmente arrivare a comprenderci l’uno con l’altro come esseri umani e scoprire una solidarietà basata sull'amicizia e la fiducia».

Lo scrive Daisaku Ikeda nel presentare la Soka Gakkai Internazionale, di cui è presidente. Lui è il Sensei, il maestro, quello che ha diffuso il buddismo di Nichiren Daishonin in tutto il mondo, raccogliendo l'eredità del suo maestro Josei Toda, che a sua volta aveva seguito il suo maestro Tsunesaburo Makiguchi. Oggi la Soka Gakkai Internazionale conta oltre 12 milioni di membri in 192 nazioni del mondo. In Italia tra i membri si contano anche “vip” come Roberto Baggio e Carmen Consoli, ma la comunità buddista è ampia. Solo in Emilia Romagna sono 3mila i membri, di cui la metà nel modenese. E ogni anno circa un centinaio di persone sceglie di diventare buddista.

Quando un buddista parla della sua pratica non mancherà di pronunciare la parola felicità. «Noi pratichiamo per essere felici, in questa esistenza», ci si sentirà dire, per invitarci ad abbracciare la pratica, attraverso la quale manifestare la natura illuminata che esiste in ognuno di noi. «Per il buddismo dentro ogni persona esiste la natura di Budda – spiega Andrea Campagna, referente regionale dell'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai – Con la pratica è possibile manifestare la profonda unione della nostra vita con la vita dell'universo. La felicità che propone il buddismo parte da dentro, ha a che fare con la vita stessa e si può manifestare anche nelle condizioni apparentemente peggiori. Non è un caso che proprio nei momenti di difficoltà si riesca proprio a provare questa sensazione di profondo valore della propria vita. Lo sforzarsi di cercare questo valore ci trasforma, la nostra vita cambia in una dimensione profonda, è quello che noi chiamiamo rivoluzione umana. E così la nostra trasformazione si rifletterà nell'ambiente. Questa è la nostra idea di cambiamento della società, che parte dal cambiamento di ogni singola persona».

Nel buddismo (come del resto in altre religioni) l'idea di compassione è centrale: si diventa felici solo che si comprende la felicità degli altri. E questo si manifesta in una dimensione ampia. Dal 1983, ad esempio, Daisaku Ikeda invia una proposta di pace alle Nazioni Unite e a personalità di tutto il mondo, con riflessioni sulla pace, la convivenza degli esseri umani nel pianeta, il rispetto per l’ambiente e per ogni forma di vita, l’abolizione delle armi nucleari, della guerra e della violenza. Si tratta, dunque, di un tipo di buddismo che si concentra non solo sulla speculazione filosofica, ma sulla possibilità concreta di trasformare la società in cui viviamo. Sono sempre più numerosi i fedeli membri, quelli che hanno ricevuto il Gohonzon, l'oggetto di culto davanti al quale viene recitato il mantra "Nam Myoho Renge Kyo". E non parliamo di persone che vestono d'arancione (come i monaci buddisti tibetani), sono uomini e donne che praticano nella propria casa e nei meeting che si svolgono due volte al mese nelle abitazioni private, a cui si aggiungono altre attività, anche nei centri culturali, i kaikan (in Emilia Romagna il kaikan è a Lavino di Mezzo, nel Bolognese) dove si approfondisce la filosofia buddista e ci si scambia esperienze di vita quotidiana.

Si tratta di una religione vera e propria, anche se non esiste un clero e anche se - e questo per noi occidentali è l'aspetto più ostico da comprendere - non esiste una divinità. I partecipanti alle riunioni di discussione buddista in Emilia Romagna sono circa 3mila (circa la metà solo a Modena), cui si aggiungono un migliaio di simpatizzanti e principianti. Di questi il 60% sono donne, il 20% giovani, anche giovanissimi. La crescita è costante: 100-150 persone ogni anno diventano membri della Soka Gakkai in tutta la regione. Ma a cosa si deve questa diffusione?
I motivi sono i più disparati, ognuno si avvicina alla pratica per cause e circostante differenti. Certo per molti il carattere laico tranquillizza, la proposta meno dogmatica spaventa meno. E poi c'è la componente di condivisione comunitaria. La causa principe: scegliere di essere felici.

Fonte | Gazzetta di Modena - Foto di Fiulietta
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