Fiamme d’amore

Focoso di carattere, un giorno fece un errore: attizzare il caminetto con una bottiglia di alcool. All’ospedale di Genova, però, il colpo della sua vita: un colpo di fulmine con l’infermiera - buddista anche lei - che lo accudiva. Storia a lieto fine con fiori d’arancio.

Ho trentaquattro anni e conosco il Buddismo dall’aprile 1999. Prima di praticarlo ero molto insicuro, aggressivo, angosciato, chiuso. I rapporti interpersonali erano praticamente inesistenti. Ero quello che si potrebbe dire un asociale. Inoltre la mia salute generale non era davvero buona, direi anzi instabile. Soffrivo molto, infatti, per tanti piccoli disturbi che mi tormentavano da anni. Ero sovrappeso, e questo mi aveva provocato affaticamento, trigliceridi alle stelle, sudorazione abbondantissima e così via.
Sul piano affettivo la mia vita era sempre stata più che un assoluto disastro: assenza totale di rapporti sentimentali. Un vero deserto! Terribile...!
Mi accostai alla pratica poco dopo che mia madre (che adoravo) era prematuramente morta, proprio quando la mia vita per tanti versi sembrava aver toccato veramente il fondo. Tra l’altro avevo rapporti difficilissimi con mio padre.
Praticando assiduamente decisi di cambiare i tratti della mia vita che mi davano maggiore sofferenza, ovvero: la solitudine, l’assenza totale di una vita sentimentale, la difficoltà di relazione con gli altri (a causa della mia aggressività) e la salute sempre cagionevole. Così nacquero nuove amicizie e la mia vita cominciò a muoversi. Ebbi alcuni brevi flirt e risolsi alcuni problemi di salute. Non ero più solo, anch’io avevo degli amici, finalmente!

Stabilii ancora più fortemente che avrei incontrato un giorno la donna della mia vita, che avesse tutte le caratteristiche che avevo sempre sognato, fin nei minimi dettagli.
Infatti, mi era giunta voce che una persona che pratica in Giappone aveva avuto esattamente questa esperienza. Ma bisognava prendere tutto questo con la dovuta cautela, in quanto il Gohonzon non è una bacchetta magica e risponde sempre, solo e soltanto per la nostra felicità.
Non vi nascondo che oltre a recitare Daimoku cercai in lungo e in largo, in Italia e all’estero, la donna dei miei sogni, ma malgrado i miei notevoli sforzi, nulla si concretizzava.
Ormai scoraggiato, chiesi un consiglio nella fede e mi fu data una risposta che si rivelò quasi profetica: «La troverai quando smetterai ossessivamente di cercarla!». E così, infatti, è stato.
Da qui parte la mia esperienza più grande, quella che mi ha profondamente cambiato la vita, sconvolgendo tutti i miei preesistenti equilibri.
Il 19 dicembre 2006, mentre stavo attizzando un fuoco nel caminetto di casa per fare un barbecue, mi capitò un terribile incidente che poteva tranquillamente costarmi la vita. Stavo spruzzando dell’alcool etilico con una bomboletta, quando un ritorno di fiamma incendiò la bomboletta medesima che, esplodendo, si trasformò in una bomba molotov. Le fiamme mi si appiccarono addosso con violenza, divorandomi in un rogo terribile. Fortunatamente la bomboletta dell’alcool nell’esplodere mi cadde dalle mani, cosicché la forte fiammata partì dal basso e io ebbi una chance per tentare di spegnermi. La sensazione che si prova quando si brucia ad alte temperature è pazzesca. Vidi la morte in faccia, quel giorno! Per un attimo interminabile e atroce rividi le parti salienti della mia vita, come a una moviola accelerata, e potei chiaramente vedere quanto vuota e inconcludente fosse stata la mia esistenza fino a quel momento, senza aver creato alcun valore. Ma l’istante successivo ebbi una certezza: potevo ancora farcela, spegnere le fiamme e vivere. I tre Daimoku che avevo fatto quella sera per strada prima di entrare in casa non erano stati inutili. Mi precipitai in bagno e mi gettai sotto la doccia. Le fiamme si spensero, ma ero carbonizzato per vastissima parte del corpo. Uscii in quello stato per strada e arrivai a casa dei miei zii. Loro mi soccorsero e chiamarono l’ambulanza. Le mie condizioni apparvero subito molto, molto gravi, pressoché disperate. Ero un tizzone fumante, perdevo grandi quantità di sangue ed ero in preda a dolori atroci e convulsioni. Ma io volevo vivere e recitai in ambulanza nel percorso verso l’ospedale. In ospedale a Careggi dissero che ero in prognosi riservata e la mano destra forse doveva essere amputata. Ero ustionato per ben il quaranta per cento della superficie corporea, specialmente alle gambe, all’addome e alle mani. Ma, non essendoci un reparto attrezzato per la cura dei grandi ustionati, dovevo essere trasportato immediatamente in un centro specializzato. 
Quella notte non finiva mai. Ero in preda all’angoscia, soffrivo in modo terribile e mentre recitavo non sapevo se ce l’avrei fatta, però desideravo fortemente vivere. Non avevo che pochissimi globuli rossi, ero notevolmente disidratato e il veleno derivante dall’ustione era già in circolo. I rischi erano quelli del blocco renale o di una setticemia. Nei giorni seguenti venni sottoposto a terapie medicamentose molto dolorose, per impedire che le ustioni infette mi uccidessero. La soglia di resistenza al dolore si era paurosamente abbassata e recitavo Daimoku per soffrire il meno possibile. Ho subito molti lavaggi con sostanze e acidi che provocano dolori indicibili, tremiti convulsi e febbre a quaranta gradi (febbre che ho avuto per almeno un mese). Un vero inferno.
Credo che l’incendio e le terribili sofferenze siano state il mezzo grazie al quale ho potuto ripulire e trasformare la mia vita.
L’ambiente ospedaliero era orribile, di grande tristezza. Una ragazza in condizioni simili alle mie morì dopo solo otto giorni di degenza.
In un Gosho avevo letto che un re malvagio di nome Ajatashatru si era ammalato, ricoprendosi di orribili piaghe, e a causa di queste stava morendo. Tutte le cure furono inutili, soltanto la medicina del Budda poté guarirlo. Compresi allora che unicamente recitando Nam-myoho- renge-kyo con forte fede sarei potuto guarire.
E così ho potuto vedere l’alba che annunciava la mia vita futura: infatti, sebbene l’ambiente fosse desolato, proprio lì nacque il sole radioso dell’amore. Mai e poi mai avrei potuto immaginare di poter trovare quella ragazza, che avevo tanto cercato, mentre ero sospeso tra la vita e la morte!
Ho conosciuto Enrica, un’infermiera buddista che lavorava all’ospedale, in quel periodo faceva attività nella Divisione sanità. Era stata informata che un membro della ISG (io) era in gravi condizioni al Centro Ustioni dell’ospedale, e pertanto venne a conoscermi personalmente per incoraggiarmi.
Era il 30 dicembre 2006. Quando la vidi ebbi una sensazione bella e strana, come se l’avessi conosciuta da sempre, una specie di déja vu.
Non so come, ma nonostante le mie condizioni oltremodo precarie, ho fatto colpo su di lei, così che si è presto innamorata di me e non ha più smesso di venire a trovarmi e incoraggiarmi. Conoscendola, poco a poco scoprivo che era esattamente la persona che avevo sempre cercato, con quelle qualità che desideravo tanto, inclusi degli occhi verdi bellissimi e la pelle chiara chiara!
Quanti altri pazienti pensavano a morire, mentre io ero divenuto la leggenda del Centro Ustioni perché pensavo a recitare e al mio amore per Enrica. È stato meraviglioso: il nostro sforzo insieme (anche nel Daimoku) mi ha donato nuovamente la vita. Grazie al suo forte sostegno ho superato battaglie e grandi ostacoli. Ho ricevuto temporaneamente dalla ISG, che ringrazio, un Omamori Gohonzon per poter recitare meglio, in modo più concentrato, e ciò mi è stato di grande aiuto e incoraggiamento.
L’11 febbraio del 2007 ho subìto un trapianto generale di pelle. L’operazione è andata bene e inoltre ho avuto tanta protezione, grazie agli amici buddisti e ai parenti di Enrica, che praticano tutti, e che hanno recitato lunghe catene di Daimoku. Infatti dopo l’intervento di trapianto si corrono molti rischi a causa delle scarse difese immunitarie. Al Centro Ustioni è accaduto un fatto gravissimo: è scoppiata una brutta epidemia di legionellosi, il morbo del legionario, cioè una forma batterica mortale che colpisce i polmoni, causata dai filtri sporchi dell’impianto dell’aria condizionata. La protezione per me è stata tale che non solo non ho contratto la legionellosi, ma per tutti quei lunghi mesi in cui sono stato ricoverato non ho avuto neanche un raffreddore e, in questo senso, sono stato l’unico paziente fortunato.
Enrica durante l’epidemia di legionellosi, mi ha dato la più grande prova d’amore, stando sempre al mio fianco ed esponendosi pericolosamente al contagio. Non lo scorderò mai! È una ragazza dolcissima, buona e coraggiosa; grazie al suo sostegno recitavo sei ore di Daimoku al giorno dal mio letto e studiavo anche per prepararmi all’esame del Dipartimento di studio, che si doveva tenere il 4 marzo. Sono molto grato anche a tutti i miei amici che mi hanno sostenuto tanto e con i quali ero sempre in contatto telefonico. A mia volta ho incoraggiato coloro che, essendo malati seriamente al pari mio, ne avevano bisogno.
Il 4 di marzo, nonostante tutto, sono riuscito a fare l’esame e sono stato promosso. Nel frattempo il trapianto di pelle era per due terzi fallito e i batteri anaerobi resistenti, che si sviluppano sulle piaghe infette da ustione, mi avevano mangiato buona parte della pelle recentemente trapiantata.
Stavo di nuovo tornando indietro; la buia notte si avvicinava ancora una volta, e a quel punto c’era solo un’alternativa categorica: vincere o morire.
I medici parlavano già di un altro intervento chirurgico e di altri vari tentativi estremi da fare, poiché la pelle non ricresceva e le ustioni (pari a 250 cm2) non si chiudevano con nessuna terapia medica tradizionale.
Decisi di vincere a ogni costo, di fare Daimoku con tutto me stesso e di ascoltare unicamente il suono di Nam- myoho-renge-kyo, tappandomi le orecchie mentre recitavo con dei batuffoli d’ovatta, per concentrarmi meglio.
Era la mia battaglia finale, quella decisiva; se perdevo non c’era appello. Recitai per tirare fuori il Budda che era dentro di me!
La forte fede trasformò l’impossibile in possibile: tra lo stupore dei medici che mi toglievano le fasciature fu palese che in soli tre giorni la pelle aveva incredibilmente cominciato a crescere a dismisura, e già tante piaghe si stavano chiudendo nonostante i batteri patogeni. Non era più necessario alcun intervento; guarivo spontaneamente ed era un processo giudicato irreversibile e, a detta dei medici, assai raro; recitando Nam-myoho-renge-kyo avevo davvero tirato fuori il medico che è in me!
Sebbene non fossi ancora guarito completamente, avevo deciso di uscire dall’ospedale il 7 aprile perché Enrica aveva un periodo di ferie e volevo stare un po’ con lei. Naturalmente ci riuscii. Tutto quello che stabilivamo insieme, anche se poteva sembrare difficilissimo, si realizzava sempre. Lei infatti mi ripeteva: «Franco, tu cosa vuoi? Vuoi guarire? Allora guarirai. Vuoi essere dimesso il 7? Allora uscirai». E così è stato.
Dopo cinque mesi di immobilità totale a letto e un periodo sulla sedia a rotelle, sono tornato finalmente a camminare, recuperando l’uso di entrambe le gambe quasi alla perfezione e senza che fosse necessario l’intervento chirurgico specifico che mi avevano preventivato.
Inoltre la mano destra, devastata dalle ustioni, mi permette di scrivere bene anche se non è ancora tornata a posto perfettamente e ci vorranno tempo, impegno e Daimoku.
Nella mia mente è sempre impressa la frase del Gosho Risposta a Kyo’o che dice: «Nam-myoho-renge-kyo è come il ruggito di un leone. Quale malattia può quindi essere un ostacolo?». Questo Gosho mi ha aiutato tanto in ogni circostanza.
La mia esperienza non si ferma soltanto alla guarigione dalle ustioni. Infatti sono scomparsi anche quindici chili di troppo; ho cominciato a mangiare con più criterio, moderazione ed equilibrio. I trigliceridi che prima erano altissimi sono tornati ai valori normali e non sono mai stato così sano.
Ho inoltre potuto fare delle esperienze bellissime con gli altri, risolvendo i vari problemi di relazione interpersonale che mi hanno sempre caratterizzato. Come se non bastasse il rapporto con mio padre, superficiale e oserei dire praticamente inesistente, è migliorato davvero tanto.
Ed Enrica?
Come tutte le favole che si rispettino poche settimane fa ci siamo sposati.
Sì, credetemi. Si può veramente pulire la propria vita, trasformare il karma negativo e diventare felici. Niente è più potente di Nam-myoho-renge-kyo. (F. F.)(dati modificati)

Commenti

  1. Sono senza parole.. Grazie!😊

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  2. Gran bella esperienza, grazie per aver condiviso

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  3. Grazie e possibile avere un tuo contatto ?

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