“Cibo” italiano in Australia!

Una vita “tranquilla”, con poche aspirazioni, un orizzonte che non andava al di là della punta del proprio naso e poi... chi lo avrebbe mai detto? Imprenditore con decine di dipendenti, a gestire un grande ristorante dall’altra parte della terra, libero di coltivare sogni sempre più grandi.

Lavoravo come cameriere in un ristorante a Barberino del Mugello, dove vivevo da circa cinque anni, emigrato dalla Sicilia, quando un giorno, nel 2002, la mia ragazza mi raccontò di aver partecipato a una riunione buddista e di aver deciso di cominciare a praticare.
Questo discorso mi irritò non poco: prima pensai che era diventata pazza, poi decisi che, probabilmente, aveva fatto questa scelta... non avendo niente di meglio da fare. Insomma, non mi andava giù. Dopo un po’ di tempo che lei frequentava le riunioni, cominciò a diventarmi insopportabile addirittura sentirla pronunciare la parola “Buddismo”, al punto che le proibii di parlarne quando eravamo insieme. Passarono un paio di mesi e tra di noi le cose cominciarono a mettersi male. Lei infatti pensava al futuro, faceva progetti, mentre io vivevo alla giornata, senza preoccuparmi di nulla; era inevitabile che ci lasciassimo. Però restammo amici. Rividi Gioia dopo un po’ di tempo, e non so come, contrario come ero alla cosa, mi fece promettere che sarei andato a un meeting. Così alla fine dovetti mantenere la promessa, e partecipai – incredibile, prima di tutto per me – alla mia prima riunione buddista. A parte lo stupore iniziale nel vedere tutta quella gente recitare la stessa frase in continuazione, mi resi conto subito che in realtà quello di cui si parlava non era “roba da matti”, come mi aspettavo. Scoprii di avere tante domande da fare ai “buddisti”, così tornai alla riunione successiva e poi a quella dopo, finché, visto che non seguivo nessun’altra religione o filosofia, decisi di provare seriamente a praticare il Buddismo.

Grazie a Gioia e all’aiuto del gruppo di Barberino imparai a fare Gongyo e a recitare costantemente. Dopo un paio di mesi cominciai a guardarmi dentro, e per la prima volta feci un’analisi della mia vita: improvvisamente mi scoprivo sfortunato, e con un karma difficile da cambiare. A ventitré anni facevo un lavoro che non mi piaceva, anzi, che scoprivo di odiare, ero solo e senza una casa mia dove abitare. Cominciai a praticare con più impegno, deciso a cambiare il mio destino: mi avevano spiegato che con il Buddismo questa cosa si poteva fare, e io volevo provare nella mia vita se era vero o no. Così recitavo costantemente e parlavo del Buddismo a tutti quelli che conoscevo. Un giorno mentre stavo facendo Daimoku, in modo molto naturale, mi resi conto che quello che avrei voluto fare era imparare a cucinare. Anche prima di praticare passavo del tempo in cucina, quando potevo, mi piaceva preparare qualche buon piatto per me e per gli amici, ma mai come adesso avevo desiderato fare sul serio. Certo, ventitré anni mi pareva un’età ormai avanzata per poter imparare l’arte dei fornelli e fare un buon apprendistato. Almeno adesso però avevo le idee chiare su quello che volevo fare, anche se le probabilità di riuscita mi sembravano pochissime.
In quel periodo mi capitò di andare a cena in un ristorante della zona dove si mangiava molto bene e di fare amicizia con il cuoco, che era anche il proprietario. Ritornai altre volte, e quando lui seppe che mi piaceva cucinare, mi propose di lavorare con lui. Accettai subito felicissimo e in poco tempo, lavorando duro, imparai davvero tanto, tutte le basi del mestiere. Nell’ottobre del 2003 ricevetti il Gohonzon. Ero già diventato cuoco, dopo un anno di pratica.
L‘anno dopo decisi di fare un bel viaggio. Era sempre stato un mio desiderio e mi dicevo “ora o mai più”, perché queste cose si fanno da giovani. Volevo imparare l’inglese, una lingua importante per chi lavora nell’ambito della ristorazione, e desideravo conoscere altri paesi. Scelsi l’Australia, che mi aveva sempre affascinato. Cinque anni prima avevo conosciuto Pina, che viveva ad Adelaide e aveva studiato per un anno a Firenze. La sua era una famiglia di origine italiana, anche se i suoi stessi genitori erano nati in Australia. Ci eravamo scambiati una cartolina all’anno, sapevo che lei nel frattempo era diventata insegnante di italiano. La mia intenzione era, servendomi del contatto con Pina, di rimanere in Australia per sei mesi o anche un anno, per studiare. Così a dicembre partii da Roma, in pieno inverno, e arrivai il giorno dopo in Australia con 41 gradi all’ ombra, in piena estate.
Appena arrivato chiamai il Centro Soka Gakkai Australia di Sidney ed ebbi così il numero telefonico e l’indirizzo del responsabile di Adelaide, dove c’erano due famiglie che offrivano la casa per l’attività. Dopo una bella vacanza in giro per il continente, cominciai a cercare lavoro e feci il primo colloquio, rispondendo a un annuncio sul giornale. Era un posto prestigioso, in quello che era considerato il miglior ristorante italiano in Australia, paese in cui, per inciso, la cucina italiana è la più apprezzata. Lo chef e proprietario quel giorno aveva visto una cinquantina di persone: c’era chi sarebbe andato a lavorare gratis da lui, pur di avere le sue referenze! Mi portò subito in cucina a vedere e mi disse: «Cominci lunedì». Ho lavorato con lui poco più di un anno.
Intanto tra me e Pina l’amicizia si era trasformata in amore e molto presto abbiamo deciso di andare a vivere insieme. Nel dicembre del 2005 ci siamo sposati e adesso abbiamo due bambine, Paola e Caterina, rispettivamente di 7 e 5 anni, che sono un amore e parlano benissimo l’inglese e l’italiano. Pina non pratica, ma è come se lo facesse: mi aiuta in tutto, alle prime riunioni a cui ho partecipato veniva a tradurre per me, anche ora interviene volentieri, e quando parliamo di Buddismo ai nostri amici è lei la più entusiasta. In Australia, però, oltre a incontrare la donna che amo e a costruire con lei una famiglia, ho potuto realizzare un grande sogno, proprio io, quello che viveva alla giornata: aprire una attività, fare qualcosa di mio.
Due anni fa, insieme a un paio di amici, figli di italiani nati in Australia, e che insieme a me hanno apprezzato il gusto di parlare e migliorare il loro italiano, ho aperto un locale in Adelaide. Si chiama “Cibo” ed è un ristorante-pizzeria, pasticceria, gelateria. E considerato dalla critica tra i migliori posti in Australia: abbiamo un bel successo, siamo citati dai giornali locali e sulle cartine turistiche.
Ho dovuto affrontare la difficoltà di imparare l’inglese e di capirmi con le persone che lavorano con me, ho dovuto soprattutto imparare ad avere dei dipendenti e non solo pensare a me stesso, alla mia famiglia, ma anche alle persone che lavorano insieme a me in cucina. È stata una grande rivoluzione, per uno come me, che prima non sapeva stare dietro neanche a se stesso! Adesso gestisco un vero e proprio team di cucina. Insieme a me ho altri quattro chef, quattro apprendisti, tre aiuto cucina, e molti altri. In tutto, a “Cibo” lavorano quarantasei persone, di cui quasi la metà sotto la mia direzione.
Quando ho abbracciato il Buddismo ero solo un ragazzo che non si poneva grandi domande, che prendeva la vita come veniva, abbastanza tranquillo, anche troppo. Pian piano è nata una ricerca dentro di me: “ Ma cosa sto facendo, e cosa voglio fare della mia vita?”. Allora ho scoperto che facevo il cameriere perché “si deve lavorare”, nient’altro. E anche che la mia vita poteva essere molto più grande di quello che avevo sperimentato fino ad allora. Così, attraverso la presa di coscienza di tutto un mondo fino ad allora sconosciuto, il mondo dei miei desideri e delle mie aspirazioni, è cominciata una rivoluzione che ha portato a questo coronamento: credetemi, non tutti arrivano in Australia e aprono un ristorante che funziona!
Io naturalmente continuo a praticare, anche se è molto più difficile qui a causa delle distanze enormi dalle altre città e quindi dai centri SGI. In Adelaide ora c’è un gruppo di una trentina di persone che è come una famiglia, e in tutta l’Australia i membri sono circa duemila. Adesso anche io una volta al mese, l’ultimo martedì, apro la mia casa, nel mio giorno libero. Offro qualcosa, cucino, invito amici che non praticano, c’è sempre qualcuno o qualcosa di nuovo.
In Australia c’è poco materiale di studio, mancano delle basi organizzative solide, siamo ancora pionieri. Nel mio gruppo ci sono cinesi, giapponesi, malesi e alcuni australiani, quindi la comunicazione è molto difficile tra di noi. Solo ora stiamo cominciando a capirci un po’!
Non ci sono parole per ringraziare gli amici del Mugello, dai membri ai responsabili, che con grande impegno mi hanno insegnato il modo per cambiare il veleno in medicina, da una vita oziosa e senza futuro a una vita piena di soddisfazioni e di speranza.
Quando ho cominciato, non passava giorno che non praticassi insieme a qualcuno, fino a che non ho ricevuto il Gohonzon e ho cominciato a stare sulle mie gambe. Loro mi hanno insegnato la base per poter continuare sempre a praticare.
Per quanto riguarda il futuro, mi piacerebbe insegnare la cucina Italiana, che qui è riconosciuta come la migliore del mondo, presso un istituto alberghiero, oppure anche aprendo una scuola mia. Questa sarà la mia prossima impresa, fra quattro o cinque anni, e ciò mi permetterà di avere più tempo da dedicare all’attività buddista. Del resto, già adesso ho visto il frutto delle mie capacità di insegnante: durante la prima vacanza in Italia, che mi sono potuto permettere insieme alla mia famiglia, gli apprendisti che ho lasciato al posto mio in cucina hanno lavorato benissimo. A giugno, mentre ero ancora in vacanza nel Mugello, è arrivata una bellissima notizia: “Cibo” ha preso il premio come “Miglior ristorante dell’anno” in Adelaide, molto ambito perché non è un premio della critica, ma della gente. (S. P.)(dati modificati)
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