Tutto ha la sua importanza

A poco a poco in questi anni di pratica ho potuto sperimentare che il Daimoku non sta al posto di qualcos’altro (medici, cure, ecc.) e che nient’altro si può sostituire al Daimoku: tutto ha la sua importanza e ci aiuta a guarire, se alla base mettiamo una preghiera sincera, profonda e forte.
Questa consapevolezza ha fatto sì che finalmente quest’anno abbia deciso di prendere le tanto denigrate medicine, provando di persona che gli antidepressivi, pur senza fare miracoli, riparano, per così dire, il nostro “circuito elettrico”; ho sentito proprio come se venissero ripuliti i “contatti” ossidati, venissero ripristinati quelli interrotti e addirittura aperti dei nuovi. E la cosa più importante è che la corrente elettrica devo e posso metterla soltanto io, perché nessun psicofarmaco può sostituirsi alla mia volontà e al mio impegno facendomi guarire per forza.
Questa esperienza ha significato una maggiore responsabilità verso la mia salute e ho sentito che le cure, il Daimoku, lo studio e l’attività buddista, agendo sinergicamente, hanno rafforzato e allargato la mia vita: sono migliorate le esperienze in famiglia e sul lavoro (insegno Educazione musicale alle medie) e il gruppo di cui sono responsabile è cresciuto fino a dividersi in due gruppi.
Spero così di avere suggerito un possibile approccio alla cura della depressione e di avere messo in luce quei malintesi sulla pratica, quei pregiudizi contro la medicina e quell’atteggiamento superficiale che io per primo ho dovuto superare per affrontare a fondo questo problema. (P.B.)
stampa la pagina

Commenti

Posta un commento