Convinta di potercela fare

Capii che tutto dipendeva da me, dalla mia fede e dalla mia autostima. Dovetti persuadermi di avere il diritto a essere felice. Sapevo che il mio stato vitale era il fattore determinante nel capovolgere la situazione e perciò recitavo molto Daimoku tutti i giorni.

Ho iniziato a praticare questo Buddismo nel 1993. Quattro anni dopo sono andata a vivere in Inghilterra con la decisione di basare la mia crescita personale sugli sforzi nell'attività. Da pochi mesi sono tornata a vivere a Torino. Inizio il mio racconto con un brano del presidente Ikeda, che all'inizio del 2004 scelsi come ispirazione per quell'anno.
«Il nostro cuore deve essere vivo se desideriamo condurre un'esistenza che sia di stimolo anche per gli altri; deve essere pieno di passione ed entusiasmo. In tal senso, come diceva Toda, abbiamo bisogno del coraggio di "vivere in coerenza con noi stessi". Per fare ciò dobbiamo avere una mente forte, non essere sviati dal nostro ambiente né ossessionati dalla vanità e dalle apparenze esteriori. Invece di imitare gli altri, dobbiamo pensare da soli e agire partendo dal nostro stesso senso di responsabilità» (31 dicembre, Giorno per giorno, esperia).
Il 2004 cominciò con una lunga e piacevole vacanza in America Latina, dopo la quale avrei iniziato a lavorare come educatrice in una casa alloggio per giovani con gravi disturbi emotivi. Non mi entusiasmava per niente, ma lo stipendio era molto buono. Così accettai.
Presto iniziarono i problemi: le situazioni da cui i giovani provenivano erano molto difficili, inoltre un mio collega con il quale mi ero confidata sparse la voce della mia omosessualità e molte delle difficoltà che emersero in seguito erano fortemente correlate a questo fatto. Fui minacciata e insultata a causa del mio orientamento sessuale e inoltre si verificarono due casi di tentato suicidio durante i miei turni. La tensione era molto forte, e io ero sottoposta a costanti pressioni, spesso senza il sostegno da parte dell'istituto per cui lavoravo.
Durante il mese di maggio partecipai a un corso di studio a Trets, il nostro Centro europeo, e chiesi di ricevere dei consigli su come sviluppare, attraverso la fede, il mio vero talento e la mia carriera. Mi fu consigliato di recitare Daimoku per capire cosa volevo fare della mia vita e come poter rispondere alle aspettative del presidente Ikeda. Decisi di provare. Tenni duro facendo del mio meglio al lavoro e tanta attività buddista. A ottobre andai nuovamente a Trets come referente per le giovani donne. Partecipai al corso con la determinazione di non lamentarmi e di trovarmi a mio agio con tutti i partecipanti. Fu bellissimo.
Verso la fine dell'anno però la situazione al lavoro peggiorò bruscamente: le provocazioni omofobiche divennero frequenti e iniziai a risentirne sul piano mentale e fisico.
Decisi di farmi sostenere da uno psicologo e così iniziai un ciclo di sedute ma, nonostante tutti gli sforzi per uscire da questa situazione, a novembre ebbi un crollo emotivo. Piangevo in continuazione e non riuscivo più a trovare la forza per andare al lavoro, perciò decisi, in accordo con i miei datori di lavoro e il mio medico, di prendere un periodo di riposo. Sapevo che era l'inizio di un cambiamento nella mia vita professionale, ma qualcosa dentro di me voleva resistere a questo cambiamento. Temevo di cadere in depressione se non fossi andata al lavoro. Provavo vergogna per il fatto di non riuscire ad affrontare la situazione. Mi sentivo sempre più depressa, fino ad avere pensieri suicidi. Mi sentivo completamente fallita e ogni giorno combattevo contro un mare di negatività, angoscia e autodenigrazione. A volte, quando si ha una responsabilità e si sta così male, partecipare ai meeting è estremamente difficile. Pensavo che la sofferenza e le difficoltà che stavo affrontando fossero un riflesso negativo della mia pratica buddista.
All'inizio di dicembre una mia amica mi incoraggiò a fissare una data come termine per capire cosa volevo veramente fare nella vita. Senza troppa convinzione fissai il mio obiettivo per la metà di dicembre del 2004. In quel periodo il mio malessere era costante, perciò decisi di chiedere un altro incoraggiamento nella fede. Mi fu consigliato di studiare il Gosho Risposta a Kyo'o: «Ma solo la tua fede determinerà tutte queste cose. Una spada sarà inutile nelle mani di qualcuno che non si sforza di lottare. La potente spada del Sutra del Loto deve essere brandita da un coraggioso nella fede. Allora egli sarà come un demone armato di una mazza di ferro. [...] Le sfortune di Kyo'o Gozen si trasformeranno in fortuna. Raccogli tutta la tua fede e prega questo Gohonzon. Allora, che cosa non puo' essere realizzato?» (NR, 348, 18).
Decisi di recitare un Daimoku coraggioso affinché si manifestassero le circostanze più favorevoli. Facevo attività buddista più che potevo e decisi di studiare il Gosho ogni giorno. Molte volte ho pensato: «Non ce la faccio!», ma con grande sforzo ho tenuto duro lo stesso.
Il 16 dicembre recitavo Daimoku e con mia grande sorpresa improvvisamente fu tutto molto chiaro: volevo realizzare documentari. Era come se questo desiderio fosse sempre stato presente in me, solo che fino a quel momento non ero riuscita a percepirlo.
Durante i due mesi successivi intrapresi una dura battaglia con me stessa per tirare fuori il coraggio e l'autostima di cui avevo bisogno per tradurre in realtà ciò che di fronte al Gohonzon avevo capito di desiderare. Non appena cominciai a recitare Daimoku con passione per realizzare questo desiderio, mi resi conto di quanto fosse ripida la strada che avevo scelto di percorrere.
Fui incoraggiata a non lasciarmi dominare dalla paura. In quel periodo mi sentivo oppressa e angosciata da quello che mi stava accadendo al lavoro, perciò la mia pratica era molto semplice: recitavo Gongyo e Daimoku ogni giorno per stabilire una felicità assoluta nella mia vita.
Compresi però che non potevo interrompere il mio rapporto di lavoro lasciando le cose così com'erano. Mi servirono alcune settimane, ma infine riuscii a mettere per iscritto tutto ciò che avevo subito. Chiesi che fosse aperta un'inchiesta sui fatti che si erano svolti nei dieci mesi precedenti.
L'idea di rinunciare a un lavoro fisso e ben pagato fece emergere subito la paura di diventare povera, ma a un livello più profondo mi diede l'opportunità di liberarmi dalla convinzione che il lavoro dovesse essere per forza un sacrificio e la vita "una dolorosa austerità". Capii che tutto dipendeva da me, dalla mia fede e dalla mia autostima. Dovetti persuadermi di avere il diritto a essere felice. Sapevo che il mio stato vitale era il fattore determinante nel capovolgere la situazione e perciò recitavo molto Daimoku tutti i giorni.
Avevo deciso. Il primo marzo del 2005 finalmente trovai il coraggio per spedire la mia lettera di dimissioni.
Nel frattempo ero coinvolta nella preparazione del 16 marzo, giorno di kosen-rufu, e questo fu l'occasione determinante per una vera svolta nella mia pratica. Con il Daimoku possiamo trasformare le difficoltà che la vita ci presenta in occasioni per diventare felici e creare valore. Ho capito che solo affrontando le difficoltà possiamo manifestare le nostre qualità di Budda.
Dopo il 16 marzo, misi per iscritto un programma per sviluppare la mia carriera di regista. Inoltre decisi che avrei chiesto i danni morali all'istituto per il quale avevo lavorato.
In questa fase ciò che mi incoraggiò moltissimo fu la consapevolezza di dover uscire vittoriosa da questa storia anche in nome di tutte le giovani donne che stavo sostenendo. Robert Samuels, il direttore generale della SGI-UK, ha detto: «Come possiamo incoraggiare le persone? Se non compiamo la nostra rivoluzione umana i nostri compagni nella fede non potranno crescere. Rivoluzione umana significa crescere, non soffrire».
Nel luglio del 2005 ebbi un incontro con la direttrice dei servizi sociali. Mi ringraziò perché grazie alle informazioni che avevo fornito e che inizialmente erano state ignorate, si era potuto far luce su una situazione ben più grande che coinvolgeva il mio ex collega che aveva tradito la mia fiducia e istigato l'omofobia. Il mio intervento ha inoltre determinato una revisione delle procedure di salute e sicurezza sul lavoro e dei cambiamenti nelle politiche delle pari opportunità. Provai gratitudine, e capii che la mia funzione in quell'ambiente di lavoro era stata di trasformare il veleno in medicina. La verità era emersa, e il mio ruolo era stato determinante. Pochi mesi dopo venni a sapere che il mio collega non lavora più per i servizi sociali. Il sindacato mi ha sostenuto concretamente. Durante questa dura prova ho anche ricevuto sostegno da moltissime persone fra cui molti compagni di fede.
All'inizio del 2006 ho ricevuto un risarcimento dal mio ex datore di lavoro, una somma sufficiente a liquidare i miei debiti e investire nella mia nuova carriera. Nel frattempo ho fatto corsi di formazione e girato dei cortometraggi. Ho appena finito uno stage come aiuto alla regia per una soap opera e con sforzi e perseveranza sto costruendo la mia nuova carriera. Quello che voglio fare è raccontare storie che ispirino coraggio, saggezza e compassione. (C. B.)(dati modificati)
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