Il libro della mia vita

In Argentina nel 1999 la mia migliore amica, Anna, mi diede un bigliettino con scritto questa frase: Nam-myoho-renge-kyo. Non ero stupita, con lei avevo letto, fatto e provato le cose più strane che si possono fare. «Ripetilo quindici volte al giorno – mi disse – o anche cinque, a condizione che sia tutti i giorni, chiedendo tutto quello che vuoi: cose materiali, amore, aiuto». Le domandai da dove veniva e che cosa significasse questa frase. Mi rispose che non lo sapeva, che glielo aveva dato un'amica, ma garantiva che funzionava. A. aveva cominciato da una settimana e aveva avuto già dei risultati concreti, perciò cominciai subito anch’io. Recitavo Daimoku prima di dormire, mentre cucinavo, anche in corriera. Quello che sentivo mentre recitavo a occhi chiusi (non sapevo che esistesse il Gohonzon) era una connessione diretta con l’universo, un collegamento con l’energia originale che mi caricava e mi tranquillizzava allo stesso tempo.
Nel 2002 cercavo un lavoro normale, visto che la mia professione di ballerina classica non mi dava soddisfazioni economiche, e mi presentai a un concorso per rappresentante di profumi francesi nel Duty Free Shop dell’aereoporto di Buenos Aires. Non avevo speranza di vincere: io soffro di talassemia, una malattia congenita del sangue che mi provoca un’anemia forte e costante, e il concorso prevedeva una visita medica. Infatti, all’indomani delle analisi, il dottore mi chiamò per dirmi che se non c’era stato un errore nel conteggio dei globuli rossi, io ero la fidanzata di Dracula! Mi chiese di rifarli la mattina seguente, e così quella sera io e Anna abbiamo recitato Daimoku insieme. Due giorni dopo mi telefonò il dottore per dirmi che avevo quasi quattro milioni di globuli rossi, anche troppi! Ebbi quel lavoro e guadagnai molti soldi. L’aereporto – inoltre – dista un’ora e mezzo dalla capitale e io recitavo Daimoku tutto il viaggio, tre ore tutti i giorni.
Nel 2006 mi ero già trasferita in Italia e mio figlio, che aveva un anno, si ammalò di salmonellosi. Fu ricoverato d’urgenza all’ospedale di Bologna e il suo stato era grave. Con mio marito passammo notti e giorni a tenergli le manine perchè non si staccasse la fleboclisi e io persi cinque chili in due settimane. A un tratto tutto mi divenne molto chiaro, lasciai mio figlio nel lettino e, cercando di non curarmi del suo pianto, cominciai a recitare Nammyoho-renge-kyo. Da quella notte lui cominciò a reagire e nel giro di quindici giorni è tornato a casa sano e salvo.
Ma, nonostante questa gioia, ero triste perchè da quando stavo in Italia ero riuscita ad avere una sola cara amica, abituata come ero in Argentina ad avere tanti amici con cui parlare, discutere, studiare. Mi sentivo isolata e a volte anche emarginata.
Nel febbraio del 2006 è venuta a trovarmi dall’Argentina un’amica. Una mattina l’ho sentita recitare Nam-myoho-renge-kyo, e così ho saputo del Buddismo di Nichiren Daishonin, del presidente Ikeda, della Soka Gakkai, delle riunioni e del Gongyo quotidiano. Una volta rimasta sola ero confusa per le troppe novità, non sapevo da dove cominciare, ma avevo fiducia in lei e nel Daimoku. La prima cosa che feci fu Gongyo, e subito ebbi la peggiore crisi depressiva degli ultimi anni. Mi sentivo sola, facevo Gongyo piangendo e ci mettevo delle ore, mi sembrava una tortura, ma continuavo. Un giorno, in una libreria specializzata in mistica ed esoterismo dove mi ero recata per cercare – senza trovarlo – un rosario buddista come quello che avevo visto alla mia amica, il titolare mi diede il numero di telefono di un suo cliente che praticava il Buddismo. Così conobbi tutta la gente di cui avevo tanto bisogno, che mi diede conforto e informazioni. Soprattutto, avevo trovato un maestro nel presidente Ikeda. I suoi libri mi colpivano, ogni sua frase mi dava speranza e saggezza. Mi bastava andare in biblioteca (dove ho trovato parecchi suoi libri) per sentirmi meglio. Ho recitato Daimoku per molto tempo, ma l’azione del Gongyo è stata radicale: sono diventata consapevole di tante cose, si sono prodotti tanti cambiamenti profondi nella mia personalità, adesso sono più sincera con me stessa e con gli altri, accetto gli altri come sono, la tolleranza è diventata mia amica. Ho cominciato a rivedere mia madre, dopo otto lunghi anni, mio figlio ha vissuto la scorsa estate con sua nonna per la prima volta e siamo stati felici insieme. Con Nam-myoho-renge-kyo continuo a ricevere benefici in tutto quello che chiedo, dalle cose più importanti alle più banali e materiali. Con Gongyo ho guadagnato consapevolezza, chiarezza e sincerità.
Il libro della mia vita ha nuove pagine bianche e questa volta sono io ad avere la penna in mano. Ancora oggi mi guidano le prima parole del presidente Ikeda che ho letto: «La comprensione della propria vita è la condizione necessaria per condurre un’esistenza piena e felice». (P. D. F.)(dati modificati)
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