La trasformazione del karma

Ikeda: Il punto di vista del Sutra del Loto sulla espiazione delle offese è sostanzialmente diverso da quello degli insegnamenti che lo precedono.
Abbiamo già ribadito che il riconoscimento del ruolo del libero arbitrio è una caratteristica propria solo della visione buddista dei karma. Non si può negare però che, nell'evoluzione del pensiero buddista successiva alla morte di Shakiamuni, le basi dottrinali originali furono dimenticate e l'idea di un karma che vincola la vita delle persone divenne dominante. Alle persone veniva detto che dalle vite precedenti fino a quella presente avevano accumulato un numero incalcolabile di offese. Ciò le faceva sentire impotenti e senza speranza di sradicare una mole così imponente di karma

Saito: Si supponeva che fosse impossibile in una sola esistenza espiare e cancellare tutte le azioni negative accumulate in infiniti kalpa e che al massimo si poteva sperare di ridurre, anche in minima parte, questo saldo negativo nella profondità della vita. Nel frattempo però noi continuiamo ad accumulare karma negativo e, finché saremo bloccati in questo ciclo, finiremo solo con l'essere afflitti da una sensazione di impotenza.

Ikeda: La vera essenza del buddismo, la via interiore, è considerare il karma come una propria responsabilità. Ma gli insegnamenti provvisori precedenti al Sutra del Loto l'avevano interpretato nel modo sbagliato.

Morinaka: Mi chiedo se ciò non fosse dovuto in parte all'intervento di preti dalle opinioni distorte. Affermando che le persone erano prigionieri del proprio karma e che solo il clero aveva il potere di cancellare le loro offese passate, essi sfruttavano la propria autorità religiosa a scopo intimidatorio. Senza dubbio quei preti calcavano la mano sul fatto che le persone erano pieni di colpe, ma in realtà erano loro che si rendevano colpevoli delle più gravi offese.

Ikeda: Il buddismo di Nichiren corregge questi insegnamenti buddisti errati. Esso insegna che si può, senza alcun dubbio, trasformare il proprio karma. Per questa precisa ragione il Daishonin affronta l'argomento del karma.

Saito: Esatto. Porre l'accento sul karma senza spiegare con chiarezza che può essere espiato significherebbe non lasciare alle persone altra scelta che rimanere mute e inermi di fronte alle insondabili profondità del proprio karma.

Ikeda: È la rivelazione del principio di trasformazione del karma che può liberare le persone dal proprio destino. Il Buddismo parla del karma per spiegare come trasformarlo. In altri termini, esporre alle persone la teoria del karma senza spiegare fino in fondo i mezzi per trasformarlo significa interpretare erroneamente il Buddismo. Simili insegnamenti fanno soltanto sì che le persone rimangono prigionieri delle pastoie del fato.
Un'altra caratteristica distintiva del concetto di karma del Daishonin è la severa attenzione che riserva all'analisi di se stessi. Ci insegna a riflettere più attentamente sul nostro karma e sulle nostre azioni per trasformarlo, usando il potere della Legge che la nostra vita possiede.

Mokinaka: Dunque per trasformare il karma dobbiamo guardare bene in faccia la nostra vita.

Ikeda: Esatto. Fronteggiando direttamente il nostro karma così com'è, affrontandolo a testa alta, possiamo far sgorgare lo stato vitale della Buddità. Immergendoci nella profondità della nostra vita costruiamo il “palazzo della nona coscienza, l'immutabile realtà che regna su tutte le funzioni della vita”. Solo così si realizza la purificazione dei sei organi di senso e la propria rivoluzione umana, cioè si affina la propria umanità. Inoltre non dobbiamo limitarci a riflettere sul nostro karma personale. Una volta che ci siamo liberate dalle catene del karma dobbiamo adoperarci per liberare le altre persone che soffrono per lo stesso motivo. Questa è la strada per il conseguimento della Buddità propria e degli altri.
Mentre lottiamo per trasformare il nostro karma, ci sforziamo di aiutare gli amici a trasformare il loro. Questo è significato di tutte le attività della SGI, la strada della pratica buddista corretta.

(D. Ikeda: ”Il mondo del Gosho”, pag. 445, 446, 447- Esperia)
(contributo e foto di Giulietta)
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