Perché il Buddismo divenne una religione mondiale

Simard: Fin dall'inizio, nel v secolo a. C., il pensiero e la fede buddista hanno esercitato un influsso enorme sull'umanità, espandendosi in molte parti del pianeta. Perché? Quali fattori hanno determinato questo sviluppo?

Ikeda: Esistono numerose spiegazioni. Il buddismo divenne una religione a diffusione mondiale in parte perché affronta un problema fondamentale, di cui tutti hanno fatto esperienza: la salvezza dal dolore.

Simard: Si riferisce forse alle quattro sofferenze della nascita, dell'invecchiamento, della malattia e della morte, che ha nominato prima?

Ikeda: Sì, ma in realtà il buddismo ne annovera otto: le quattro che lei ha citato, più quelle di doverci separare dei nostri cari, di dover incontrare persone che odiamo, di non poter ottenere ciò che desideriamo, nonché quella che ha origine dalle cinque componenti della mente e del corpo.
La sfida di Shakyamuni a questi dolori e la sua certezza che fosse possibile superarli sono il punto di partenza del Buddismo. Per anni Shakyamuni si sottomise a una vita di ascetismo e di rigorosa disciplina, e alla fine meditò e raggiunse l'illuminazione seduto sotto l'albero della bodhi. Illuminazione significa ridestarsi alla legge fondamentale dell'universo, che è universale proprio perché pulsa nelle profondità dell'esistenza dell'uomo e di tutti gli esseri viventi.
La seconda ragione per la quale il Buddismo è divenuto una religione universale è che Shakyamuni giunse all'illuminazione e comprese la legge dell'universo. Infatti, dal momento che trascendeva razza, etnia, nazionalità e cultura, la dottrina buddista si diffuse nel suo Paese e altrove, indifferente alle barriere che dividono questo nostro mondo fenomenico.
In terzo luogo, Shakyamuni si ridestò a una legge che, lungi dall'essere un'arida astrazione, irradia compassione e saggezza su ogni elemento dell'universo, uomo incluso. Il sapere buddista ha ispirato le straordinarie opere di innumerevoli studiosi, che hanno collaborato per sviluppare un sistema filosofico estremamente raffinato. Vorrei ricordare Nagarjuna, un saggio Mahayana dell'India meridionale, vissuto fra il III e il II secolo a. C., celebre per la classificazione della dottrina della non sostanzialità, o latenza; Vasubandhu, un filosofo indiano del V - IV quarto secolo a. C. ampiamente conosciuto per il suo insegnamento dell'Unica Coscienza. E, infine il cinese T'ieni t'ai che proponeva la dottrina dei tremila regni in un singolo istante, sulla base del Sutra del Loto. Il complesso sistema e la rigorosa logica di questi raffinati insegnamenti furono accolti con favore dalle popolazioni, diventando così il fulcro della loro fede.

Simard: Suppongo che lei si riferisca al concetto della natura di Budda e alla teoria dell'origine dipendente di cui ha discusso in precedenza.

Ikeda: Sì. Inoltre, dato che il sapere buddista affonda le sue radici nel potere della compassione che sta al cuore dell'universo, di qui prese le mosse la via del Bodhisattva, dell'altruismo e della lotta per eliminare le sofferenze altrui. Praticare la via del Bodhisattva significa rifiutare rigorosamente ogni violenza ed essere fautore della nonviolenza. Questa è la quarta ragione della diffusione del Buddismo del mondo intero. [....]
Nel III secolo a. C. l'indiano Ashoka iniziò il suo regno da tiranno, ma in seguito si convinse ad applicare al suo governo lo spirito di Shakyamuni. Il mutamento ebbe luogo nel 559 a. C. quando il sovrano aveva da poco conquistato un territorio noto come Kalinga: constatando la miseria del popolo vinto, aprì gli occhi sulla propria crudeltà, e sviluppò una fervida fede buddista. Rinunciò alla guerra e alla conquista per istituire la pace, inviando emissari della Legge buddista in tutti gli Stati e i territori vicini. Sotto il suo governo fiorirono svariate culture: per quanto fosse buddista, Ashoka garantì infatti la libertà religiosa dei giainisti, degli induisti e gli altri gruppi etnici.
La sua tolleranza, unita alla nonviolenza, é il quinto motivo per cui il Buddismo si è diffuso il lungo e il largo. Lo spirito buddista ha coltivato il rispetto per i diritti, la dignità e la diversità dell'uomo, incoraggiando così la creatività culturale. Tali atteggiamenti gli hanno reso più facile trovare posto nella già raffinata cultura cinese e nei ricchi contesti culturali di altre regioni dell'Asia.

(D. Ikeda - Renè Simard - Guy Bourgeault: ”L'essenza dell'uomo” Esperia, pag. 302/303/304)
(Contributo testuale e fotografico di Giulietta)
stampa la pagina

Commenti