La vita, che scoperta!

Nel periodo in cui ho iniziato a sentir parlare di Buddismo ero una giovane donna con grandi ambizioni. Le mie mansioni lavorative in un contesto aziendale mi davano molte soddisfazioni, non mi mancava nulla di ciò che era concretamente realizzabile, e sentivo di poter instaurare importanti rapporti di lavoro, soprattutto perché questi si consolidavano per lo più attraverso il computer, meraviglioso mezzo telematico, risparmiandomi così il rapporto diretto con le persone e il dovermi esporre.
Nello stesso periodo ho sposato l'uomo che ho sempre amato e insieme abbiamo condiviso gli anni più belli. Nonostante fossi benestante e godessi della possibilità di coltivare molti rapporti sociali, ero sempre stata una persona chiusa, piena di pregiudizi su me stessa. Pensavo di non parlare abbastanza bene, mi disturbava la mia camminata goffa, mi sembrava di agire sempre fuori luogo, mi terrorizzava il fatto che qualcuno si fermasse a guardarmi per qualche minuto in più. Quando parlavo alle persone non le guardavo mai negli occhi; qualche volta mi capita ancora adesso ma, se ci penso con la consapevolezza di oggi, mi viene da sorridere.
Nove anni fa ho avuto, e sicuramente non per caso, il dono di una meravigliosa figlia diversamente abile, che ha problemi di attenzione e un "impaccio motorio", non parla, o meglio, non si esprime verbalmente, ma possiede una grande capacità comunicativa. Non è stato molto facile misurarmi con una dimensione "diversa", soprattutto in una società come quella di oggi, che ci impone immagini stereotipate di persone perfette, che parlano bene, si muovono con eleganza, hanno corpi eccezionali... Dopo tre anni dalla sua nascita, decisi con grande dolore di abbandonare il lavoro per dedicarmi solo alla mia piccola. Non ero sicuramente pronta, non mi sentivo del tutto preparata e andavo perdendo la mia autostima giorno dopo giorno. Seguì un periodo di estenuanti consulti con terapisti, neuropsichiatri, educatori, formatori e psicologi; avevo l'impressione che mi palleggiassero dall'uno all'altro, ma in fondo mi dicevano tutti la stessa cosa, e cioè che dovevo intraprendere io stessa un percorso di psicoterapia. Decisi di iniziare, prima con mio marito e poi da sola. Ma i problemi di mia figlia non si risolvevano, anzi! Più andavo avanti nel mio percorso individuale, più cercavo di inserire mia figlia nelle varie terapie riabilitative, e più andava creandosi fra noi un rapporto simbiotico sempre più intenso che si è consolidato nel tempo fino al punto che ancora oggi devo affiancarla a scuola. La rabbia, lo sgomento e quel maledetto senso d'impotenza mi stavano dominando, e mi domandavo se tutto ciò che facevo avesse senso. Mi alzavo la mattina con la giornata tutta programmata: casa, terapia, scuola, attività buddista e poi di nuovo casa e poi ancora attività.
Vedevo intorno a me il mondo che andava avanti, persone conosciute e non che ottenevano i loro successi, mentre io, in quei momenti di basso stato vitale, mi sentivo un'incapace, e pensavo: «Io invece me ne sto accucciata dietro le mie piccole e grandi difficoltà quotidiane, cercando di ottenere anche il più banale dei risultati, come il vocalizzo di un suono nuovo di mia figlia, come il fatto che riesca a infilarsi una maglietta da sola, o prenda per mano un'amichetta distraendosi per almeno dieci minuti dalla mia presenza!».
E quando il risultato di una giornata di sforzi era solo un'altra frustrazione, un maledetto senso di impotenza mi oscurava il cuore. Iniziare a praticare questo Buddismo è stato per me interiorizzare una gran forza, cambiare i miei stati vitali bassi, impormi e avere voglia di andare avanti, pronta ad affrontare i successi e ancor di più le sconfitte perché le grandi vittorie non appartengono a mondi lontani e a persone che hanno trovato la loro fortuna in un'altra terra, ma hanno forma e luce vicine alla nostra quotidianità, perché sono in ciascuno di noi: basterebbe semplicemente imparare ad ascoltarle per poi vederle nel concreto! Mi colpì profondamente una frase di Gosho: «Non ci sono terre pure o terre impure di per sé: la differenza sta unicamente nella bontà o malvagità della nostra mente» (Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza, SND, 4, 5).
A dicembre del 2004, dopo circa due anni di pratica, ho voluto con tutto il mio cuore ricevere il Gohonzon. Continuare a recitare Gongyo e Daimoku davanti al Gohonzon è stato per me una grande e continua scoperta della vita, della mia vita! Alla fine di ogni mia battaglia, rivolta alla scuola, ai contesti sociali, ai genitori, alle famiglie, ai bambini e a ciascuno che potesse imparare il vero spirito del confronto agendo compassionevolmente, nel vero senso della parola, maturavo la consapevolezza della mia splendida natura di Budda. Continuo e continuerò a espormi con le mie esperienze perché solo così posso aiutare chi non ce l'ha fatta; parlo di coloro che a causa della loro debolezza preferiscono non esporsi, non condividere le loro realtà sociali, commettendo lo stesso errore di chi invece, sempre per debolezza, ha paura dei diversamente abili, molti dei quali cercano invano di tenere nascoste le proprie inabilità. Sono convinta che per prendere coscienza di questa dimensione ci sia molto bisogno d'integrazione, di scambi, di confronti. C'è molto bisogno di Buddismo! La psicologa durante l'ultima seduta mi ha detto: «Paola, non riesco a capire una cosa, ma in quale posto metti la rabbia e il dolore... come fai?», e io ho risposto: «Tutto ciò che per me è negativo come la rabbia e il dolore non lo nascondo da nessuna parte: forse riesco a trasformare tutto ciò in una grande risorsa per me e per la mia famiglia, e per tutti quelli che mi stanno intorno. Provo gioia quando posso aiutare anche con semplici parole di incoraggiamento un genitore, un figlio, un educatore e un compagno di fede. Ma quello che mi ha aiutata più di tutto è il mio percorso di profonda fede che sta unicamente nel mio cuore». In questi anni ho capito molte cose di me, e riesco a capire molto di più le persone che mi stanno vicino, mi rendo conto di come ciascuno sia diverso dall'altro, e di quante cento, mille, diecimila e più inabilità regnano dentro di noi.
La cosa più affascinante è che si possono attingere l'uno dall'altro grandi conoscenze per valorizzare sempre più la nostra esistenza, percorrendo la strada della rivoluzione umana attraverso il profondo cambiamento di ciascuno. Mi sento gratificata tutte le volte che sono sfinita, perché so che raccoglierò i frutti del mio sforzo; mi sento pronta quando mia figlia regredisce perché sono sicura che ogni sua regressione preceda un momento di grande crescita. Ora provo piacere quando qualcuno mi guarda; nei meeting e nelle riunioni di auto-aiuto per genitori di figli diversamente abili mi interessa ascoltare, ma quando mi dicono di parlare di fronte a molte persone sono felice, e sono grata a quelli che mi ascoltano, anche se mi viene un gran batticuore... In effetti su questo devo lavorare ancora un po'! Ogni giorno della mia vita "lavorerò" affidandomi interamente al Gohonzon. Grazie a tutti coloro che mi hanno incoraggiata nella fede: oggi mi sento di essere una persona vera. (P.S.)
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Commenti

  1. bellissimo questo post....grazie per aver condiviso questa cosa con tutti noi
    un abbraccio
    fiore

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