I Principi fondamentali: Le Offerte al Gohonzon

Nel Gosho Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza è scritto: «Sia che tu invochi il nome del Budda, che reciti il sutra o che semplicemente offra fiori e incenso, tutte le tue azioni virtuose costituiranno la causa per i benefici e per la fortuna nella tua vita.
Con questa convinzione devi mettere la tua fede in pratica» (SND, 4, 5). In questo brano "il nome del Budda" è Nam-myoho-renge-kyo, e recitare il sutra vuol dire leggere mattina e sera il libretto di Gongyo, quindi ogni azione basata sul Gohonzon porta benefici e fortuna, perciò recitare Gongyo e Daimoku sono le basi della pratica, le altre sincere offerte al Gohonzon sono un mezzo per mostrare la nostra fede e ottenere benefici. Per prima cosa dobbiamo avere la "convinzione" che fare offerte al nostro oggetto di culto equivale a farle a noi stessi, ad apprezzare e stimare la nostra vita per quella che è e per quella che diventerà, illuminata dai caratteri di Nam-myoho-renge-kyo, per cui ogni azione deve essere sincera, spontanea e non formale: anche il semplice offrire l'acqua ogni mattina è un gesto che racchiude molti significati. Ma cerchiamo di saperne di più. Per prima cosa quando riceviamo il Gohonzon, una volta a casa lo appendiamo nel butsudan, un armadietto, da tenere sempre ben spolverato, che serve a contenerlo e a proteggerlo, e che andrà collocato nel posto migliore della casa, qualunque sia il tipo di casa, ovviamente agendo con buon senso e nel rispetto dei familiari o amici che dividono l'abitazione con noi. Il Gohonzon deve essere ben illuminato senza zone d'ombra, in modo da poterlo vedere chiaramente ed essere così più concentrati nella recitazione di Gongyo e Daimoku.

Quali sono le offerte che generalmente dedichiamo al Gohonzon?
L'offerta dell'acqua: il suo contenitore può essere di varie forme, lo mettiamo davanti al Gohonzon prima della recitazione di Gongyo mattina e lo togliamo prima del Gongyo serale. Questa tradizione ha radici che si perdono nella notte dei tempi e nasce in India, la culla del Buddismo. Offrire acqua, in un paese così torrido e siccitoso era considerato un gesto di grande riguardo e rispetto verso gli ospiti, e in seguito nacque l'usanza di donarla anche davanti alle tombe e nei templi buddisti. Essa rappresenta la purificazione della propria vita ogni giorno e anche il desiderio di mantenere una fede pulita e costante come l'acqua che scorre e non ristagna.
L'offerta delle candele, un tempo unica fonte di luce per illuminare l'oggetto di culto e non solo, la ritroviamo in molte religioni e riti e anche in vari sutra è citata l'azione di offrire al Budda la luce di lampade a olio. Generalmente sono due le candele che offriamo al Gohonzon, ma non è una regola; ne possiamo mettere anche una soltanto, basta attenersi a dei semplici accorgimenti, per esempio non facendole bruciare troppo vicino al butsudan. Più profondamente le candele stanno a significare la verità di non sostanzialità o potenziale della vita latente ma rappresentano anche la proprietà della saggezza o la proprietà spirituale illuminata del Budda e la potenziale saggezza di risvegliarci alla nostra innata natura di Budda.
L'incenso, posto orizzontalmente nel bruciaincenso o in altro contenitore di fronte al Gohonzon, una volta acceso, serve a creare un profumo fragrante e un'atmosfera accogliente e serena in tutta la stanza mentre recitiamo Gongyo e Daimoku. Anche questa offerta, come le candele è comune a molte religioni. Però anche se presente in svariate fragranze non è gradito da tutti ed è quindi bene bruciarlo solo se i presenti sono d'accordo. Nel Buddismo rappresenta la verità della Via di mezzo, la proprietà essenziale del Budda o della proprietà della Legge e il potenziale della nostra innata natura di Budda.
I sempreverdi che adornano lo spazio laterale o antistante il butsudan stanno a simboleggiare l'eternità, la permanenza e la purezza della vita; esprimono anche vitalità perché le loro foglie, come l'alloro, possono perdurare anche per qualche anno di seguito.
Oggi i sempreverdi sono l'offerta più usata, ma non esiste una prescrizione che impedisca di offrire fiori o altri tipi di piante, infatti in svariati Gosho il Daishonin cita le offerte di fiori.
Le piante, con il loro colore e profumo, hanno la funzione di rendere più piacevole e rilassante l'ambiente dove si svolge la pratica buddista.
Il suono della campana durante Gongyo serve per offrire un piacevole suono al Gohonzon e per armonizzare la recitazione; significa anche lodare il Budda. Il suo suono non deve essere forte o stridente, ma piacevole all'ascolto. Ovviamente dobbiamo fare attenzione a non disturbare i vicini o chi divide l'appartamento con noi.
Offrire del cibo al Gohonzon è un gesto di profonda gratitudine e generalmente si usa offrire frutta fresca. Dal Giappone deriva la tradizione di offrire il riso bollito, che come afferma il Gosho: «[...], offrire al Budda l'unica ciotola di riso da cui dipende la sopravvivenza è dedicare la propria vita al Budda» (L'offerta del riso bianco, SND, 4, 286).
Rappresenta quindi il nutrimento e la forza vitale dell'esistenza.

Perché fare offerte al Gohonzon?
Innanzitutto è importante ribadire che le offerte che i credenti fanno al Gohonzon non devono essere una rigida formalità: ogni persona donerà quello che le sembra più opportuno. L'azione dell'offrire può contribuire a migliorare la nostra relazione con il Gohonzon; è un momento per dimostrare a noi stessi prima di tutto, il desiderio di fondere la nostra vita con quella del Budda originale. Questi gesti sinceri produrranno un sentimento e un legame più profondo verso il Gohonzon, proprio come quando facciamo un regalo a una persona cara, e accresceranno anche il rispetto per la nostra vita, che è la cosa più preziosa e nobile che esiste. Ma la cosa fondamentale è la sincerità delle nostre offerte qualsiasi esse siano!

«Nel passato Tokusho Doji offrì una torta di fango al Budda e rinacque come re Ashoka che regnò su tutta Jambudvipa. Una povera donna si tagliò i capelli e li vendette per comprare l'olio e nemmeno i venti che soffiano impetuosi dal monte Sumeru poterono estinguere la fiamma della lampada alimentata da quell'olio» (Risposta a Onichinyo, SND,9, 145).
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