Energia da vendere

Ci sono persone a cui basta dormire cinque ore per alzarsi pieni di energia e di buon umore, e altri che anche dopo otto ore sono stanchi e nervosi. La “forza spirituale” è un dono che sembra esserci o non esserci, che magari si tramanda da genitore a figlio, come una caratteristica individuale che affonda le radici nel patrimonio genetico. Ma può svilupparla anche chi non ne ha?
Uno dei primi risultati positivi riscontrabili all’inizio della pratica buddista è, per esempio, quello di guardarsi allo specchio e di scoprirsi più belli: occhi splendenti, pelle liscia e distesa, sorriso contagioso. Il corpo in fondo è un termometro della situazione interiore: anche una stretta di mano di una persona gracile o minuta può essere decisa e trasmettere quella forza invisibile. Avere forza vitale è come possedere una marcia in più, è quell’alone che naturalmente attrae gli altri, è insomma un attributo a cui non si dovrebbe rinunciare perché permette di affrontare con semplicità la vita. Ritorniamo allora alla domanda iniziale: la forza vitale è coltivabile? Secondo il Buddismo sì.
«Come può la fede nel Buddismo influenzare la salute?», si chiede Victor Bloom, in un articolo pubblicato dall’Uk Express, il Nuovo Rinascimento britannico, tanto per intendersi. «Molto semplicemente, recitare Nam-myo-ho-renge-kyo con una forte fede aumenta la nostra forza vitale, cioè l’energia disponibile per affrontare le attività giornaliere. Avere sufficiente energia per far fronte alle sfide della vita è un fattore importante per mantenersi sani, poiché il flusso della forza vitale attraverso il corpo determina la nostra buona salute. Perciò in qualsiasi modo lo si faccia, essere in grado di rinnovare costantemente la forza vitale è la cosa più importante per prevenire le malattie e mantenersi in buona salute. Secondo la mia esperienza, recitare Nam-myo-ho-renge-kyo significa creare sicuramente una forza vitale positiva in modo molto più semplice che con qualsiasi altro metodo».
“Misurare” l’energia vitale umana sta diventando una branca in via di sviluppo della medicina moderna. «Avere scarsa energia è un male dei tempi – afferma Letizia Livi, endocrinologa – la gente spesso è stanca, sovraffaticata e non si spiega il perché. Nella cura di un paziente si parte dall’individuare il ritmo della sua vita, al controllo della tiroide fino a individuare se siste una carenza di sali minerali o di vitamine. L’aspetto più negativo di tutto questo è che gli scaffali dei grandi supermercati sono pieni di confezioni di sali minerali. Ma delegare al magnesio la soluzione dei propri problemi vitali sarebbe un grosso errore». (R. S.)
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