Una coerenza invisibile

La vita possiede una capacità intrinseca di rinnovamento che l’essere umano non è in grado di concepire al di fuori di una dimensione logica di spazio-tempo: tutti i fenomeni dell’ universo sono in costante mutamento e interdipendenti fra loro.
Il secondo capitolo del Sutra del Loto, il capitolo Hoben, si sofferma su questi concetti e li rappresenta negli ideogrammi Shoi Shoho – Nyo ze so..., i dieci fattori. Recitando per tre volte di seguito questi versi, si lodano le tre proprietà del Budda – la Legge, la Saggezza, l’Azione – e si esprime il desiderio di manifestarle nella propria vita. Ma cosa diciamo esattamente?
«La vera entità di tutti i fenomeni può essere compresa e condivisa solo fra Budda. Questa realtà esiste in ogni fenomeno e consiste di aspetto, natura, entità, potere, azione, causa interna, relazione, effetto latente, effetto manifesto e la loro coerenza dall’inizio alla fine». “Tutti i fenomeni” indica la vita nei dieci mondi e il suo ambiente; si riferisce a tutta la natura, a tutte le cose, a tutti gli esseri viventi e non viventi, senzienti e non senzienti; a tutte le condizioni vitali, dall’Inferno alla Buddità. “Vera entità” significa verità manifesta di tutte le cose, la realtà così com’è.
Shakyamuni afferma che «la realtà appare invariabilmente in ogni fenomeno; ogni fenomeno presenta invariabilmente i dieci fattori; i dieci fattori esistono invariabilmente nei dieci mondi...». Questo principio fondamentale del Buddismo, infatti, attraverso l’ analisi del meccanismo di causa-effetto, rappresenta la dinamica dei passaggi da uno stato vitale all’altro e spiega come i dieci mondi si manifestano attraverso il funzionamento dei dieci fattori. Essi sono sempre coerenti tra loro e con i dieci mondi, nonostante questi ultimi siano in continuo mutamento Quando lo stato vitale cambia, i dieci fattori, con il loro funzionamento, modificano sensibilmente le manifestazioni della vita. Nessun fenomeno sfugge alla dinamica dei dieci fattori: sono sempre all’opera.
I primi tre (aspetto, natura, entità), sono piuttosto statici e riguardano l’essenza di tutte le cose. Gli altri sei fattori (potere, azione, causa interna, causa esterna, effetto latente ed effetto manifesto), sono molto più dinamici e analizzano le funzioni e il funzionamento dei fenomeni. “Coerenza dall’inizio alla fine” indica la perfetta integrazione dei primi nove fattori, dall’aspetto all’effetto manifesto: una persona sofferente lo è nella sua interiorità e questo suo stato emerge e viene manifestato naturalmente e involontariamente.
Carla, per esempio, dopo il litigio con il fidanzato vive in un mondo di Inferno e alterna momenti di rassegnazione a momenti di collera, ad altri in cui si dice: «Basta, adesso basta stare così male per un uomo!». Allora decide di rimettersi in pista: si trucca occhi e labbra, si sistema i capelli, sceglie accuratamente gli abiti che indosserà. Insomma, fa di tutto per manifestarsi bella. Purtroppo il suo mondo interiore non è cambiato: è rimasto Inferno. Proprio perché esiste una na- turale coerenza tra l’interno e l’esterno, ciò che Carla trasmetterà con il suo atteggiamento, con il suo sguardo, con le sue parole, sarà la sofferenza del mondo d’Inferno.
Se Carla riuscisse a capire che il suo esterno non è nient’altro che la proiezione del suo interno, curerebbe sì l’estetica del corpo, ma si renderebbe conto che solamente cambiando lo stato vitale potrebbe veramente migliorare il suo aspetto e non solo “sembrare” bella, ma sentirsi bella ed esserlo davvero. L’aspetto di Carla, quindi, riflette in modo eloquente il suo stato vitale interiore ed è determinante per attrarre, allontanare o influenzare l’ambiente.
Ecco il primo dei dieci fattori, l’aspetto, che rappresenta la parte fisica dell’esistenza, tutto ciò che riusciamo a distinguere con i sensi, quello che può essere visto e quantitativamente misurato, l’apparire della materia con forme e colori. L’aspetto, il modo con cui si manifesta un fenomeno, permette di riconoscere la vera natura di quest’ultimo.
E il secondo dei dieci fattori è appunto la natura, definita da Nichiren come “spirito”, l’insieme dei pensieri che esistono pur non essendo visibili. E inerente agli aspetti spirituali e invi- sibili della realtà, all’essenza delle cose: non è esistenza e non è non-esistenza. I pensieri di Carla, i suoi sogni, le sensazioni, non si vedono, ma ci sono. Eccome se ci sono! Questo è natura.
Aspetto e natura sono integrati fra loro da un terzo fattore, l’entità. Scrive Nichiren: «L’entità è la combinazione del nostro corpo e della nostra mente». Non è la semplice somma di due elementi: è la funzione che, superando l’opposizione dualistica tra mente e corpo, li integra tra loro, armonizzandoli. L’esistenza umana, infatti, si esprime armonicamente solo quando utilizza creativamente sia gli aspetti fisici che quelli spirituali. In questo modo la vita si evolve e fluisce, modificandosi continuamente.
Nel corso della vita avvengono moltissimi cambiamenti, non percettibili da un momento all’altro, ma talmente incisivi che con il tempo una persona appare del tutto diversa. Un individuo nasce, cresce, invecchia ed è sempre la stessa persona perché nonostante tutti i cambiamenti e gli sviluppi del carattere, l’entità (o vero io) rimane costante. È l’ entità che mantiene nel tempo la coerenza tra l’aspetto fisico e quello spirituale e permette di riconoscere che il nostro attuale essere è fondamentalmente lo stesso di quando eravamo bambini.
L’aspetto e l’identità di un essere sono entrambi espressione della totalità della sua vita: sono ciò che lo caratterizza distinguendolo da un altro.
Il potere è l’energia, la capacità della vita di vivere la vita o, come scrive Nichikan Shonin «la capacità di agire in ognuno dei dieci mondi». Questa forza vitale individuale che si esprime sia nelle nostre funzioni fisiche che in quelle spirituali, è il potenziale che ci permette di ottenere qualcosa o influenzare l’ambiente. È la forza interiore insita nella vita, un insieme di energia fisica e mentale.
La manifestazione del potere avviene attraverso l’ azione o fattore è un atto creativo ed è definito da Nichiren «uso del pensiero, della parola e dell’azione per creare del bene e del male».
L’autorealizzazione e il progressivo manifestarsi del vero io avvengono attraverso l’azione. Per questo motivo è necessario essere animati dal gusto del fare piuttosto che dal desiderio di apparire. È manifestando se stessi che si crea il karma, positivo o negativo.
Si crea karma tramite ogni pensiero, parola o azione e i pensieri, parole, azioni, a loro volta, esprimono il karma. Quest’ultimo è l’insieme di effetti di cause create nel passato e che continuano a esercitare una profonda influenza sulle azioni presenti. Le conseguenze delle cause sono inevitabili, ma non inalterabili: azioni successive possono migliorarle o peggiorarle.
Ikeda sottolinea che potere e influenza «non sono necessariamente sempre proporzionali l’uno all’ altro. Un grande potenziale può ridursi in azioni di scarsa entità o grandi azioni possono scaturire da un potenziale debole». Come si fa affinché un’azione risulti più efficace? Cambiando mondo interiore, alzando lo stato vitale.
Se Carla non riesce a uscire dal mondo di Inferno in cui si trova da quando il fidanzato l’ha lasciata, pur avendo potenzialmente dentro di sé una notevole energia, si esprimerà con azioni inopportune, non efficaci e magari distruttive. Il suo karma negativo diverrà così sempre più pesante.
Le azioni compiute, positive e negative, accumulano interiormente tendenze che prendono il nome di cause interne. «La causa interna è ciò che provoca l’effetto latente. Viene anche chiamata karma» (dal Maka shikan).
L’effetto latente è la direzione che prenderà la vita dopo ogni azione (mentale, verbale, fisica). Agendo, si deposita un seme nell’ottava coscienza, quella karmica. Questo seme se ne resterà apparentemente tranquillo e silenzioso e germoglierà quando un elemento esterno, la causa esterna (o relazione), il settimo dei dieci fattori, lo andrà a stuzzicare risvegliandolo dal suo torpore. La causa esterna è ciò che aiuta il karma a manifestarsi: qualsiasi causa interna trova sempre, prima o poi, la causa esterna adeguata alla manifestazione della retribuzione karmica.
Quando la causa interna, quella reale, è pronta a essere attivata e stimolata da un evento esterno, si verificherà, prima o poi, l’effetto manifesto, esperienza che diventerà a sua volta causa interna. L’effetto manifesto non è che la reazione visibile alla combinazione di causa interna e di effetto latente, che sono sempre creati ed esistono simultaneamente, anche se si tratta di due fattori ben distinti. Infatti, dal momento che il corpo e la mente sono uniti, sia dal punto di vista fisico che psichico, la causa interna, l’effetto latente e l’effetto manifesto sono inseparabili.
La stessa causa esterna può provocare effetti manifesti molto diversi, dovuti alla diversità delle persone coinvolte. L’annuncio del ritardo di un treno, per esempio, può suscitare la collera in una persona, far piangere un’altra, provocare rassegnazione, oppure gioia in un’altra ancora. Normalmente, con tempi più o meno lunghi, la causa precede l’effetto: quest’ultimo segue sempre la prima. Il Buddismo, però, insegna che a un livello più profondo, la causa e l’effetto sono simultanei perché l’attimo presente è il risultato di tutte le cause poste sin dall’infinito passato e l’origine di tutto ciò che accadrà in futuro. Un’azione compiuta nel presente, conduce automaticamente alla formazione del momento successivo.
La simultaneità di causa ed effetto spiega che qualunque situazione, più o meno problematica, è un effetto prodotto dalla combinazione di una causa interna e di una causa esterna. Miao-lo, nell’Hokke gengi, riassume che «l’apparenza esiste soltanto in ciò che è materiale, la natura soltanto in ciò che è spirituale. Entità, potere, influenza e relazione (causa esterna) uniscono ciò che è materiale e ciò che è spirituale. Causa interna ed effetto latente sono puramente spirituali; effetto manifesto esiste soltanto in ciò che è materiale».
L’ultimo dei dieci fattori, la coerenza dall’inizio alla fine, sottolinea l’armonia globale tra gli altri nove fattori, che sono inseparabili e tutti perfettamente integrati nella vita. Sotto questo punto di vista esprimono l’interdipendenza di tutti i fenomeni.
Se una persona è nello stato di Inferno, come Carla, ogni aspetto della sua vita, e quindi tutti gli altri nove fattori, è coerente con quello stato. Quella persona, seppur involontariamente, manifesterà se stessa, dal suo aspetto alle cause che pone e agli effetti che subisce, sempre e soltanto coerentemente allo stato vitale interno. (dal Nuovo Rinascimento dell'ottobre 1998) (foto di Giulietta)
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