Un carburante inesauribile

Esiste una forza invisibile che possiedono tutti gli esseri umani. Con la caratteristica che, come tutte le qualità, deve essere ricercata e allevata per non restarne mai senza.

Energeticamente parlando, sembra che gli esseri umani, a differenza delle risorse naturali presenti sulla Terra (che si stanno pian piano esaurendo) siano potenzialmente illimitati. Questo, almeno, è quanto sostiene il Buddismo.
Nel libro La vita, mistero prezioso Ikeda fornisce una definizione estremamente precisa di ciò che il Buddismo intende per “forza vitale”: «…è questa forza che mette in armonia le parti del corpo e permette all’uomo di assorbire dall’esterno quello che gli è necessario al mantenimento della vita. Questa forza vitale attiva e positiva all’interno del corpo è l’essenza fondamentale della vita ed è un tutto unico con la forza vitale dell’universo».
Dunque, parlare di “forza vitale” nel Buddismo equivale a parlare dell’essenza fondamentale degli esseri umani e dell’intero universo. Non c’è nessuna differenza fra l’energia che sostiene il nostro corpo e quella che permea l’universo: è la stessa energia che noi consumiamo vivendo e con la quale influenziamo il nostro ambiente. Ed è sempre questa stessa energia che, a seconda della sua intensità, fa sì che una persona riesca o meno a vincere la sfida col proprio destino. È naturale, chi è pieno di energia non ha paura di niente: le sofferenze che hanno origine dalle difficoltà quotidiane, dalla peggiore malattia, perfino dalla morte, vengono comprese, accettate e trasformate come parte integrante della vita.
Quando ci avviciniamo allo studio del Buddismo, scopriamo con stupore un concetto quantomai affascinante: potenzialmente la dimensione della nostra vita non ha limiti e addirittura arriva a toccare i confini stessi dell’universo, permeandone ogni angolo.
La realtà di ogni giorno, però, appare un po’ diversa: nel quotidiano c’è da fare i conti con la nostra limitatezza e le dimensioni della nostra vita che sembrano, quando va bene, arrivare a toccare a malapena i confini del quartiere.
Premesso questo, appare lecito interrogarsi su quale sia il limite che impedisce di vivere con un’energia pari a quella dell’universo e dove sia il muro che ci confina invece in un piccolo angolo del nostro pianeta.
È curioso scoprire che questo ostacolo sta in noi, ovvero in quella parte di noi che il Buddismo chiama “piccolo io” e che noi invece ci ostiniamo a considerare come la componente più importante. Non possiamo né fare a meno né eliminare questo “piccolo io”, poiché è parte di noi ma questo lato, caratterizzato da un eccessivo egoismo, da un’eccessiva importanza attribuita al nostro “ego” e ai nostri pensieri, da un eccessivo attaccamento, ci ostacola nel raggiungimento della Buddità. «Ciò che dobbiamo fare – spiega ancora Ikeda – è trovare un modo di espanderci, di vivere l’eternità in un singolo momento, di aumentare il nostro spazio vitale e il nostro tempo vitale finché non riempiono l’universo. Dobbiamo comprendere che noi e la Legge mistica siamo una sola cosa».
Come è possibile far fronte a questa ridondanza del “piccolo io” e comprendere che la nostra vita è la Legge mistica? Il modo insegnato dal Buddismo è quello di dedicarsi ad aiutare gli altri a superare le loro sofferenze, percorrendo così la via del Bodhisattva.
A questo proposito Ikeda dice: «Nel Bodhisattva, la lotta per aiutare gli altri è in se stessa un attacco frontale al Sé egoista. L’energia vitale fondamentale si trasforma in saggezza e pietà, e il Sé, che è incline all’egoismo, assume gradualmente un carattere più altruista.
Cresce in saggezza, giudizio, consapevolezza, e i suoi desideri spirituali si fanno più forti… Compiere di continuo azioni che fanno del bene agli altri evoca la forza vitale necessaria a una vita piena e felice. Questo permette inoltre di cambiare concretamente anche il nostro ambiente. Ogni vita umana, insieme al suo ambiente, partecipa della fondamentale forza vitale dell’intero cosmo. Ne consegue che ogni cambiamento nella altri, è insomma un attributo a cui non si dovrebbe rinunciare perché permette di affrontare con semplicità la vita. Ritorniamo allora alla domanda iniziale: la forza vitale è coltivabile? Secondo il Buddismo sì. «Come può la fede nel Buddismo influenzare la salute?», si chiede Victor Bloom, in un articolo pubblicato dall’Uk Express, il Nuovo Rinascimento britannico, tanto per intendersi. «Molto semplicemente, recitare Nam-myohorenge-kyo con una forte fede aumenta la nostra forza vitale, cioè l’energia disponibile per affrontare le attività giornaliere. Avere sufficiente energia per far fronte alle sfide della vita è un fattore importante per mantenersi sani, poiché il flusso della forza vitale attraverso il corpo determina la nostra buona salute. Perciò in qualsiasi modo lo si faccia, essere in grado di rinnovare costantemente la forza vitale è la cosa più importante per prevenire le malattie e mantenersi in buona salute. Secondo la mia esperienza, recitare Nam-yoho-renge-kyo significa creare sicuramente una forza vitale positiva in modo molto più semplice che con qualsiasi altro metodo». “Misurare” l’energia vitale umana sta diventando una branca in via di sviluppo della medicina moderna. «Avere scarsa energia è un male dei tempi – afferma Letizia Livi, endocrinologa – la gente spesso è stanca, sovraffaticata e non si spiega il perché. Nella cura di un paziente si parte dall’individuare il ritmo della sua vita, al controllo della tiroide fino a individuare se esiste una carenza di sali minerali o di vitamine L’aspetto più negativo di tutto questo è che gli scaffali dei grandi supermercati sono pieni di confezioni di sali minerali. Ma delegare al magnesio la soluzione dei propri problemi vitali sarebbe un grosso errore». La determinazione non è qualcosa che, come per magia, “si trova recitando Daimoku”. È un’assunzione di responsabilità dell’io nei confronti del proprio destino. condizione di vita di un singolo essere umano può, nei più profondi recessi della vita stessa, esercitare un’influenza su tutte le altre vite umane. E dal momento che la natura e il cosmo sono entità viventi, le onde che emanano da una sola vita umana possono non solo scuotere le fondamenta di altri esseri viventi, ma possono avere effetti anche su cose che di solito si pensa siano senza vita».
A prima vista tutto ciò non sembrerebbe poi troppo difficile: basta sforzarsi per gli altri e cambieremo noi e l’ambiente circostante. Tuttavia, chi ha provato davvero a prodigarsi per il bene altrui sa che non si tratta di un processo automatico. È necessario un grande impegno, un grande sforzo che, ancora una volta, richiede tanta forza vitale. Siamo di nuovo da capo.
"Il problema – chiarisce ancora Ikeda – è come sviluppare la potenziale saggezza insita nella nostra forza vitale, in modo che agisca a favore della vita e della creatività dell’universo. Anche se un uomo possedesse la capacità di amare e di confidare nell’altro, se la forza che crea in lui la motivazione è debole, egli non è adatto a influenzare altri esseri umani e meno che mai la vita umana nella sua totalità. D’altra parte, se una persona ha una forza vigorosa che la motiva ma è assillata dai dubbi, dal sospetto e dall’ostilità nei confronti degli altri, è facile che distrugga se stessa e forse anche il genere umano".
«Una volta scoperto come impiegare la nostra forza vitale per la creazione e la protezione della vita sia a livello umano che a livello cosmico - prosegue Ikeda - una volta trovato il modo di vivere in vera armonia con l’universo, la filosofia dell’unicità fra esistenza soggettiva e ambiente oggettivo dovrà diventare la grande filosofia pratica per la salvezza del genere umano. Di conseguenza, l’universo, compresa la natura, è un’entità vitale cosmica creata dal flusso vitale cosmico. Se il nostro flusso vitale individuale è forte, noi reagiamo attivamente alla natura, nel senso che la nostra forza vitale è in completa armonia con l’attività della natura. Nella vita quotidiana è assolutamente importante attingere alla forza vitale della Legge mistica allo scopo di rafforzare la nostra vita e riempire ogni momento del presente. Le persone ricche di determinazione e speranza utilizzano il passato e il futuro per riempire il presente transitorio accelerando in tal modo il flusso di vita che scorre dentro di loro. Detto in un altro modo, un ricco passato e un ricco presente garantiscono un ricco futuro; un ricco presente e un ricco futuro garantiscono un ricco passato. Funziona in ogni caso come un cerchio; il punto di partenza sul cerchio è il singolo momento di vita che noi chiamiamo presente. Se viviamo in modo significativo ogni momento presente, l’inesauribile passato e l’inesauribile futuro arricchiscono le nostre vite con un costante flusso di forza vitale cosmica. Ogni attimo della nostra vita diventa una manifestazione della Legge mistica che include tutto il tempo; e in questo senso ogni singolo momento in sé diventa l’eternità, il nostro flusso vitale che si fonde inscindibilmente con il flusso vitale del cosmo. Ma il fattore necessario è la determinazione, una determinazione fatta di speranza e di ottimismo, una determinazione grande quanto il cosmo e lunga come il tempo stesso, una determinazione a seguire le attività e i principi fondamentali dell’universo. Dobbiamo essere decisi a eliminare la sofferenza e il dolore. Dobbiamo essere consapevoli della missione della vita e permettere agli altri di vivere come esseri umani veri e completi».
In definitiva, quindi, l’atteggiamento determinato alla base delle nostre preghiere ci può permettere di fare la differenza, comprendendo che la determinazione è una causa per il nostro sviluppo e non qualcosa che ci dovremmo aspettare, che accadrà, che “si trova recitando”, un magico risultato delle nostre più ardite speranze, la determinazione, quindi, è un’assunzione di responsabilità dell’io nei confronti del proprio destino. Perciò, quando facciamo Gongyo, dovremmo per prima cosa “raccogliere il potere della nostra fede” come ci chiede di fare il Daishonin, come se ci raccogliessimo per spiccare quel famoso balzo del “leone all’attacco” ed iniziare le nostre preghiere estendendo questo atteggiamento alla nostra voce, al nostro corpo, ma sicuramente al nostro modo di pensare.
Che differenza ne deriverà? Beh, il Daishonin non lascia dubbi in proposito: «Quando la tigre ruggisce, si alzano forti venti; quando il drago grida, si addensano le nubi. Il verso della lepre o il raglio dell’asino invece non hanno alcun effetto sul vento e sulle nubi».

Riccardo Pacci
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