I Principi fondamentali: Il Gohonzon

Il  Gohonzon è l’oggetto di culto che concretizza l’illuminazione del Budda Originale. Scrive il Daishonin: “Questo màndala non è in alcun modo un’invenzione di Nichiren. E’ l’oggetto di culto che descrive perfettamente il Budda Shakyamuni nella Torre Preziosa e tutti gli altri Budda che erano presenti, così fedelmente come la stampa riproduce la matrice”. Il Gohonzon è quindi la rappresentazione fedele della Cerimonia nell’Aria descritta nel Sutra del Loto. In esso sono rappresentati tutti i dieci mondi, illuminati da Nam-myoho-renge-kyo, la Legge mistica iscritta al centro del Gohonzon, e in tal modo rivelano la loro intrinseca natura illimitata.
L’iscrizione “Nam-myoho-renge-kyo Nichiren” al centro del Gohonzon indica l’unicità di persona e Legge (ninpo ikka). I Budda Shakyamuni e Taho rappresentano la fusione di realtà e saggezza (Kyochi myogo).
Nichiren spiega: “Non cercare mai questo Gohonzon all’infuori di te. Il Gohonzon esiste solo nella carne mortale di noi, persone comuni, che abbracciamo il Sutra del Loto e recitiamo Nam-myoho-renge-kyo”. Il Gohonzon rappresenta quindi la causa esterna per far emergere la Buddità da dentro noi stessi. Non è un talismano e non ha alcun potere autonomo di irradiare benefici; possiede i poteri del Budda e della Legge, ma per attivarlo sono necessari i poteri della fede e della pratica.

La mappa della vita

Cosa c'è scritto nel Gohonzon?
«Questo mandala non è in alcun modo un'invenzione di Nichiren. È l'Oggetto di culto che descrive perfettamente il Budda Shakyamuni nella Torre Preziosa e tutti gli altri Budda che erano presenti, così fedelmente come la stampa riproduce la matrice.
I cinque caratteri del Sutra del Loto sono iscritti al centro della Torre preziosa, mentre i quattro Re celesti sono seduti ai quattro angoli. I Budda Shakyamuni e Taho e le quattro guide dei Bodhisattva della Terra sono allineati in alto. Seduti sotto di loro sono i bodhisattva Fugen e Monju e gli uomini di Studio, inclusi Shariputra e Maudgalyayana. A fianco di questi stanno gli dèi del sole e della luna, il Demone del sesto cielo, il Re Drago e Ashura; Fudo e Aizen si collocano rispettivamente a sud e a nord. Ci sono anche il perfido traditore Devadatta e l'ignorante figlia del Re dei Naga. Il demone Kishimojin appare con le sue dieci figlie, che succhiano la linfa vitale delle persone in tutto l'universo. Sono presenti anche le divinità guardiane del Giappone: Tensho Daijin e il bodhisattva Hachiman in rappresentanza dei sette ranghi di dèi celesti, dei cinque ranghi di dèi terreni e di tutte le altre divinità maggiori e minori. Dal momento che tutti gli dèi appaiono nella loro essenza, devono apparire anche nelle loro manifestazioni. Il capitolo Hoto afferma: "Tutta l'assemblea stava sollevata in aria". Nel Gohonzon dimorano tutti i Budda, bodhisattva e grandi santi, come pure gli otto gruppi di esseri senzienti dei due regni che appaiono nel primo capitolo del Sutra del Loto. Illuminati dai cinque caratteri della Legge mistica, rivelano la natura illuminata che possiedono intrinsecamente. Questo è il vero Oggetto diculto» (Il vero aspetto del Gohonzon, SND, 4, 202).

Un'immagine da leggere con il cuore, più che con gli occhi. Anzi, concentrarsi sul significato di ogni singolo ideogramma può addirittura allontanarci dal sentire quella profonda relazione con la vita del Budda che Nichiren voleva esprimere iscrivendo il Gohonzon.

La Torre preziosa
Questa è allora la scena che abbiamo davanti agli occhi: in alto Shakyamuni e Taho, l'uno che espone il Sutra del Loto, l'altro che ascolta rapito e beato ed esclama: «Eccellente, eccellente! [...] tutto ciò che hai esposto è la verità!» (SDL, 222). Di lato, di sotto, a destra e a sinistra, Budda, bodhisattva, re, divinità protettrici, esseri divini ma anche demoniaci.
Tutti "seduti" intorno a Namu-myoho-renge-kyo e a Nichiren, come se rendessero omaggio a questa Legge universale, come se partecipassero a una cerimonia il cui centro, Nam-myoho-renge-kyo, risuona e risplende. E in effetti partecipano davvero a una cerimonia.
La cerimonia dell'apparizione della Torre preziosa, che emerge dalla terra e si libra in cielo, raccontata nell'undicesimo capitolo del Sutra del Loto. Una scena di grande meraviglia, di infinita magia, che rende con parole poetiche e toccanti quello che si riesce a percepire sedendosi di fronte al Gohonzon e recitando Nam-myoho-renge-kyo. Così si sente che la vita è infinita. Che è un accumulo di gioielli. Che è vasta come l'universo. Che si innalza nel cielo e affonda le radici nella terra. Che proprio lì, proprio dove queste radicisi ramificano, diventano forti, crescono e si nutrono, proprio lì dove ci sono la sofferenza e l'arroganza, il dolore e la gioia, proprio lì, si trova anche uno stato perfetto, come un fiore di loto che emerge candido dalla melma dello stagno. «Nello specchio della Torre preziosa (cioè del Gohonzon) - dice Daisaku Ikeda nella Saggezza del Sutra del Loto - vediamo la Torre preziosa che esiste dentro di noi, percepiamo che noi stessi siamo la Torrepreziosa» (La saggezza del Sutra del Loto, Esperia, vol. 2, p. 105). Dice anche: «La nostra vita è una maestosa Torre preziosa, ma è una verità che ci sfugge. Vedere la Torre preziosa significa vedere questa verità. La cerimonia della Torre preziosa è lo specchio che ci rivela la vera entità della nostra vita. Anche il Gohonzon iscritto da Nichiren Daishonin ispirandosi a questa cerimonia è il limpido specchio in cui possiamo scorgere il nostro vero io» (Ibidem, p. 98). E infatti Nichiren nel Gosho scrive: «Ora, quando Nichiren e i suoi seguaci recitano Nam-myoho-renge-kyo, vedono e comprendono tutti i fenomeni come riflessi in un limpido specchio. Questo limpido specchio è il Sutra del Loto e, specificamente, è il capitolo L'apparizione delle Torre preziosa» (GZ, 763).

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