Antonello Dose e “Il Ruggito del… Buddismo”

Intervista di Valentina Gravina

Tra i varietà radiofonici è il più longevo, per non dire (affettuosamente) vecchio, dopo Black Out di Enrico Vaime in onda dal 1978. È Il Ruggito del Coniglio, la trasmissione satirica che ogni mattina su Radio 2, dalle 7.50 alle 10, porta una ventata di buonumore a suon di satira e risate. Protagonisti sono i radioascoltatori, con le loro telefonate, commenti, i loro problemi e soluzioni (e non ne mancano di stravaganti). E poi ci sono loro, i due matador Marco Presta e Antonello Dose, amici da una vita e colleghi affiatatissimi capaci di rinnovarsi, senza stravolgimenti, dal 1995, anno della prima messa in onda.

Vent’anni da conigli con centinaia di migliaia di colonie sparse per la penisola che proliferano alla velocità di un like o di un tweet. Attorno al programma è infatti nato un “mondo coniglio”, composto dal corposo gruppo social e da rubriche entrate nella storia come ”I Cavalieri del Livore” (dedicata alle cose che più non si sopportano), il “Libro Coniglio” (è il pubblico a riscrivere il finale dei romanzi), fino al “Coniglio da Camera” con il pubblico in studio. A completare il tutto le telefonate dei radioascoltatori, l’imprevedibilità delle reazioni, l’improvvisazione dei conduttori e il resto del cast: Giancarlo Ratti, Max Paiella, Attilio Di Giovanni, Alfredo Agli, Francesco Redig de Campos, Paola Minaccioni, Roberto Corradi, Ilaria Della Bidia e Francesco Giannelli.

In occasione di SenzAtomica, la mostra sul disarmo nucleare allestita a Roma (fino al 30 aprile allo Spazio Factory – La Pelanda in Piazza Orazio Giustiniani, 4) dall’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, abbiamo incontrato proprio Antonello Dose, che ha aderito al progetto per la creazione di un movimento di opinione volto all’eliminazione completa e definitiva delle armi nucleari.

Vent’anni del Ruggito del Coniglio, come si è evoluto il programma e qual è il segreto di tanta longevità?

La nostra fortuna è di vivere in un paese come l’Italia che non ci fa mai mancare nulla. Abbiamo un’attualità unica al mondo e secondo me verranno in molti all’Expò proprio per vedere se davvero siamo così. Abbiamo un pubblico straordinario, molto informato e divertente che rappresenta gran parte del programma. Io e Marco facciamo da cerimonieri e permettiamo che questo accada. Ogni anno cambiamo tutto, rimane la forma, le telefonate, il nome, ma le rubriche si rinnovano per rinfrescare il programma e sperimentare nuovi linguaggi. Quando abbiamo iniziato c’erano i primi cellulari e già quelli erano una grande rivoluzione per la radio perché i radioascoltatori potevano chiamarci mentre erano in giro e non necessariamente a casa…

E poi è arrivato Internet con i social network…

Sì, ora ci sono i video, le app. Ad esempio ora stiamo usando Periscope: riprendiamo alcuni momenti della trasmissione e trasmettiamo i video così da poter essere visti in diretta da qualsiasi parte del mondo. È divertente riuscire a mescolare tanti linguaggi diversi tutti insieme.

Per festeggiare i vostri “primi 20 anni” andate in onda anche nel weekend. Un premio o una punizione per voi che dovete lavorare 7 giorni su 7?

Per rinforzare il palinsesto del weekend ci avevano chiesto di mandare in onda delle repliche. Siamo stati noi a fare questa proposta perché non ci andava di riproporre qualcosa di già sentito. Abbiamo pensato a dei personaggi nuovi ed è venuto fuori questo Coniglio Relax. Non c’è l’energia della telefonata con il radioascoltatore né la frenesia di correre dietro le notizie di politica e attualità. Ma va bene così perché il sabato e la domenica servono per evadere un po’ dal resto della settimana.

Che Italia è quella che viene fuori ogni mattina attraverso le storie che il tuo pubblico condivide con voi? Cosa ti sorprende ancora delle tante persone che vi seguono?

Noi italiani siamo un popolo curioso ma meraviglioso. Quello che più mi ha colpito è la relazione di cuore che si è creata con il pubblico e che solo un mezzo come la radio permette di fare. Teoricamente è possibile anche con la tv ma è più difficile perché l’immagine in qualche modo appiattisce, ma anche dalla televisione può passare una grande emozione. Nella radio, essendo la voce un elemento vivo, questo contatto c’e’ sempre. Quello che mi emoziona di più è incontrare un radioascoltatore di lunga data che io non ho mai conosciuto e provare quell’emozione strana che mi fa percepire una sorta di legame, relazione, anche se non so nulla di lui. Oppure persone che ti ringraziano perché anche attraverso il programma sono riuscite a superare un momento particolare della loro vita, una malattia, una delusione o un problema familiare. E tu ti chiedi come sia stato possibile, perché stai dentro una scatola a ripetere la struttura che hai definito semplicemente riempiendola del massimo dell’energia che puoi tirare fuori quel giorno lì. E nonostante tutto arriva sotto forma incoraggiamento e questo è bellissimo.

E poi c’è la grande amicizia che ti lega a Marco Presta che crea questa familiarità…

Sì, la nostra amicizia dura da diversi decenni e crea questo clima familiare che rassicura, soprattutto in questo periodo storico in cui stabilire una relazione non è semplice. Se saluti le persone del condominio queste ti guardano strano come a voler dire “Ma che vuoi da me”. E tu vuoi davvero solo dargli il buongiorno. Certe volte ci sono strani passaggi di energia che mi stupiscono davvero.

Dal “Ruggito del Coniglio” al “Ruggito del Buddismo” che in questo caso non fa ROAR ma Nam myoho renge kyo, ovvero il mantra che viene ripetuto durante la pratica buddista. Qual è il tuo rapporto con la pratica?

Nella trasmissione c’è molto della mia pratica buddista. Intendo dire la disciplina del buddismo, che ho abbracciato 25 anni fa, nel cercare tutti i giorni di mantenere uno stato vitale alto, gioioso pur avendo dei problemi come tutti gli altri. La mia sfida principale la mattina è riuscire, anche se ho l’umore a terra, un problema di salute o una preoccupazione, a tirar fuori lo stesso un po’ di gioia di vivere e positività. E questa per me è una terapia che mi aiuta ad affrontare con decisione e ottimismo la vita con tutte le sue difficoltà.

In questi giorni a Roma è in corso la mostra multimediale SenzAtomica sul nucleare, un tema molto caldo e attuale, al quale anche tu hai partecipato.

Ho creato un evento per il pubblico del Coniglio e ho invitato i radioascoltatori a visitare la mostra e devo dire che hanno risposto in moltissimi. La mostra è molto interessante e attuale. A me sembra che ci sia un’accelerazione dei conflitti, un aggravamento delle questioni che appaiono sempre più irrisolvibili e drammatiche. In particolare questo del nucleare e delle possibili guerre che potrebbero scoppiare anche vicino a noi per l’energia o altri motivi. Educare le persone, e i giovani, ai pericoli di queste tensioni è un dovere civico, ancora prima che artistico o buddista. Quelli della mia generazione sono cresciuti nel clima della Guerra Fredda, gli arsenali nucleari, ma mi rendo conto che i giovani non hanno consapevolezza di questo pericolo. Oggi si è riusciti finalmente a firmare questo trattato di controllo del nucleare militare iraniano e speriamo possano arrivare fino in fondo viste le frizioni che stanno sorgendo. Diffondere una cultura di pace, soprattutto ora con l’Isis, e sensibilizzare l’opinione pubblica all’eliminazione totale degli arsenali nucleari sul pianeta mi sembra il minimo che si possa fare.

E cosa possiamo fare noi?

Diceva Gandhi che la pace va trovata prima di tutto dentro la nostra mente. Come buddista, in occasione della mostra, ci siamo dati come obiettivo quello di fare una piccola esperienza personale di disarmo interiore perché, come dice il nostro maestro Daisaku Ikeda, «la rivoluzione umana di un singolo individuo contribuirà al cambiamento nel destino di una nazione e infine condurrà a un cambiamento nel destino di tutta l’umanità». Ed è proprio così, io l’ho sperimentato nella mia vita. Se diventi padrone della tua mente, delle tue reazioni, al di là se tu hai ragione o torto, questo crea nell’interlocutore un effetto rivoluzionario. Ogni persona ha la sua chiave per poterci comunicare, tutto sta nel non arrendersi e cercarla.

Questa rivoluzione personale e umana, pensando anche a quello che fai con la trasmissione, può quindi partire da una risata?

Sicuramente sì. Riderci sopra, farsi una risata alleggerisce il problema. Io questa cosa la faccio naturalmente nel senso che quando si mette male mi fingo scemo, la butto “un po’ in caciara”. Ma questo non vuol dire essere superficiali o banali, significa cercare lo stato vitale adeguato per risolvere il problema. La serietà o la musoneria non risolve di per sé.

stampa la pagina

Commenti