Interconnessioni

Lo stato vitale

“D. Ikeda: Le onde più violente, se viste dall'alto dei cieli, non sembrano niente di più che lievi increspature. La nostra felicità dipende molto dallo stabilire una forte condizione vitale dalla quale vediamo gli avvenimenti con questo tipo di equilibrata serenità”. 
(D. Ikeda, L. Marinoff: ”Qualunque fiore tu sia sboccerai”, Piemme, pag. 55)

Come affrontare i gravi problemi mondiali: il nostro potenziale illimitato

“D. Ikeda: Molte persone, oggi, che si ritrovano ad affrontare problemi enormi, quali la povertà, la carenza di cibo, i danni ambientali e i conflitti internazionali, non credono che il singolo possa fare la differenza e si sono arrese alla sensazione di impotenza. Tuttavia, l'unico modo che ha l'umanità per andare avanti è che ciascuno di noi riesca a vincere questa sensazione, sfruttando al massimo le proprie potenzialità innate e lavorando assieme, ispirati da un comune senso di solidarietà. Credo che un ottimismo, radicato in un ordine di spiritualità più elevato, sia la fonte del potere di cui abbiamo bisogno per realizzare tutto ciò.
Keller ha scritto con orgoglio: ”Il mio ottimismo dunque non riposa sull'assenza del male, ma sulla fede gioconda nella preponderanza del bene, e sullo sforzo volenteroso di sempre di cooperare col bene per farlo predominare”. L'elemento comune della vita di tutti i personaggi più grandi del mondo, degni di ammirazione, è che sono sostenuti dal forte impegno per rendere felici gli altri e dare un contributo positivo alla società. Sono convinto che questo spirito nobile sia la fonte del solido ottimismo di cui la loro vita è un esempio, che consente di superare tutte le difficoltà”.
(D. Ikeda, L. Marinoff: ”Qualunque fiore tu sia sboccerai”, Piemme, pag. 56)

Aristotele, Shakyamuni, Confucio

“Lou Marinoff: Aristotele, Shakyamuni e Confucio hanno insegnato che la virtù della moderazione è la chiave per raggiungere felicità e realizzazione, mentre i vizi di eccesso e difetto conducono all'infelicità. Tutti hanno ribadito che le virtù vanno praticate quotidianamente, ma hanno anche insegnato che alcune azioni – quali omicidi, furti e calunnie – sono intrinsecamente sbagliate.
Una pecca dell'etica della virtù di Aristotele è la mancanza di apprendimento avanzato da praticare quotidianamente per tutta la vita, mentre le tradizioni di Confucio spesso cadono nel pozzo dell'apprendimento meccanico e acritico. Non ritrovo questi limiti nel buddismo che insegna pratiche efficaci e che, grazie alle sue basi umanistiche universali, può essere seguito da tutti, anche da coloro che seguono una religione teistica. In questo senso, è superiore sia al pensiero di Aristotele che di Confucio; contiene i punti di forza di entrambi e risolve la tensione fondamentale che esiste tra loro. Aristotele favorisce l'individuo sul gruppo; Confucio il gruppo sull'individuo. Il buddismo afferma il valore di ogni essere senziente, tuttavia enfatizza l'interconnessione esistente fra tutti gli esseri viventi.”
(D. Ikeda, L. Marinoff: ”Qualunque fiore tu sia sboccerai”, Piemme, pag. 169/170)
(a cura di Giulietta)
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