Innocenza o responsabilità?

Per gli occidentali l'idea di essere tutti nati con un preciso karma è veramente difficile da accettare, specie se si tratta di un karma che fa soffrire. A parte la difficoltà di credere di essere già vissuti (non ne abbiamo memoria), è ancora più arduo concepire che tutto ciò che appartiene alla nostra vita, persino i nostri genitori, sia stabilito in base a cause che noi stessi abbiamo posto in passato.
La prima fondamentale obiezione che la cultura occidentale muove al concetto di karma nasce da una specifica concezione di innocenza, con particolare riferimento all'idea di giustizia e alla purezza dei bambini.
La società democratica occidentale è progredita passando dal mondo di Animalità, in cui i forti controllavano i deboli, a quello di Umanità, in cui certe regole vengono riconosciute, anche se non sempre applicate. Attraverso secoli di evoluzione culturale, i diritti umani e la protezione dei deboli sono diventati istituzionali, e sono penetrati nella nostra coscienza sociale per aiutarci a riconoscere ciò che è giusto e legittimo. In Occidente, dunque, la giustizia si basa sulle idee di uguaglianza e di responsabilità personale, da cui scaturisce la nozione di colpevolezza o innocenza. Appare poi addirittura grottesco il pensiero di un bambino che nasce già macchiato di un karma negativo, avendo egli stesso stabilito le cause della sua futura sofferenza.
La maggior parte delle società dedica particolare attenzione ai bambini, ma la società occidentale attribuisce all'immagine del bambino un ulteriore significato: la speranza di un domani migliore, in senso sia materiale sia spirituale. Quindi l'Occidente oppone al concetto di karma una precisa idea di giustizia (sei innocente finché non è dimostrato che hai trasgredito la morale sociale) e una radicata concezione dell'innocenza della “nuova vita”e di ciò che essa rappresenta: purezza, ottimismo e progresso.
A questo punto però dobbiamo desumere che i motivi per cui le persone subiscono sofferenze apparentemente immeritate possono essere soltanto tre: il volere di un Dio o di un altro essere supremo, il puro caso, oppure il karma creato da esse stesse.
Se è solo il caso che conduce le persone alla sofferenza, queste non possono che risentirsi se il fato infierisce contro di loro, o essere contente se non lo fa. Comunque sono incapaci di cambiare le cose. Credere nel caso è logico se si nega l'eternità della vita e la continuità di causa ed effetto attraverso il passato, il presente e il futuro.
Dunque, sebbene il concetto di karma possa a prima vista apparire ingiusto o addirittura disumano, da un'altra prospettiva è estremamente positivo, perché offre l'eterna possibilità di migliorare la nostra condizione. Afferma Arnold Toynbee:”Le azioni producono conseguenze, e tali conseguenze sono inevitabili. Non sono, però, inalterabili. Azioni successive possono migliorarle o peggiorarle”.
In altre parole, il karma riguarda sia il passato sia, forse in maggior misura, il futuro. Il Buddismo del Daishonin insegna che creiamo continuamente la nostra realtà futura: recitando Nam myoho renge kyo possiamo elevare la nostra condizione fondamentale e ricominciare da questo preciso momento a stabilire buone cause, basate sulla Buddità, per la nostra felicità futura.
Un simile comportamento può sembrare poco a risolvere problemi come la guerra o la fame nel mondo, ma se verrà adottato da un numero sempre maggiore di persone si potrà, secondo il Buddismo, trasformare il karma collettivo che l'umanità stessa ha creato e che ha provocato l'odierna sofferenza nel mondo. Dice Nichiren Daishonin:”I ruscelli si riuniscono per formare il grande mare e i granelli di polvere si accumulano per formare il monte Sumeru. Quando all'inizio io, Nichiren, presi fede nel Sutra del Loto ero come un'unica goccia d'acqua o un singolo granello di polvere il tutto il Giappone. Ma poi, quando due, tre, dieci cento, mille, diecimila, un milione di persone reciteranno il Sutra del Loto e lo insegneranno ad altri, formeranno un monte Sumero di perfetta illuminazione, un grande mare di grande nirvana! Non cercate nessun'altra via per conseguire la Buddità!” 

(Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, vol. I, pagg. 520-521).
(R. Causton: ”La legge meravigliosa” - Esperia - pag. 86/87/88)
(a cura di Giulietta)(foto di Giulietta)
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