Gongyo

La parola "Gongyo" significa in giapponese "pratica costante", e allude genericamente al complesso delle pratiche buddiste sottolineandone le necessarie costanza e assiduità. Tale perseveranza è considerata indispensabile in quanto la possibilità di sfuggire al Samsara - cioè ad una visione del mondo condizionata - esige sicuramente un'attenzione e uno studio di sé stessi sempre rinnovati. In senso più specifico la recitazione di "Gongyo" allude alla lettura mantrica e ritmica di una parte del Sutra del Loto, di cui l'altro lato della medaglia è l'invocazione, cioè la recitazione del "Daimoku", ovvero del mantra Nam-Myoho-Renge-Kyo. Si insegna, inoltre, che il Daimoku è la pratica primaria perché in esso è contenuto il senso profondo dell'illuminazione buddista, mentre Gongyo è la pratica secondaria, perché ne è il soltanto il completamento: esso, infatti, ripropone alcuni importantissimi passi dottrinali del Sutra citato - cioè specificazioni e chiarimenti di Myoho-Renge-Kyo, della Legge del Loto, e quindi già in essa presenti. Secondo la mia opinione, volendo fare riferimento all'antica classificazione estremo-orientale dello Yin-Yang, direi che il Daimoku è Yin, perché il suo effetto è più spirituale, dispone all'apertura del cuore, porta l'energia individuale a fondersi con quella universale e ad abbandonarsi in essa; viceversa Gongyo è Yang, perché accresce la concentrazione, la puntualizzazione concettuale, la focalizzazione sulla concretezza e sul particolare. Si dice, infatti, che Gongyo serva a materializzare gli effetti del Daimoku, cioè che ne aiuti la manifestazione fisica, evidente.

[via | Maurizio]
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