Le due facce della spiritualità #3/4

Il fattore A

Il Budda – si legge nel sedicesimo capitolo del Sutra del Loto – ha un pensiero costante: come fare a salvare tutti gli esseri umani dalla sofferenza. Praticando il suo insegnamento però, prima ancora di diventare Budda, si può avvertire qualcosa di analogo. Quando uno scopre che dentro di sé c’è un mondo nuovo da esplorare, e che quest’esplorazione – per difficile che sia – porta lungo il cammino «soddisfazione e appagamento», cosa c’è di più naturale che condividerla con gli altri?
Gli altri sono il Fattore A. Può sembrare incredibile: ma senza la cosiddetta «pratica per gli altri», il cammino della ricerca spirituale diventa un vuoto esercizio egoistico. E non porta da nessuna parte.
Forse sarà il caso di sgombrare il campo dai dubbi. Nei suoi appassionanti e movimentati anni di storia, la ISG si è quasi sempre messa un obbiettivo di crescita numerica. Ma sarebbe sbagliato osservare questo fatto come un freddo
progetto di proselitismo. Se questi stessi anni sono stati appassionanti, è stato soltanto perché in tutt’Italia sono apparse persone comuni che, spinte da un personale desiderio di cambiamento, hanno trovato una risposta nel Buddismo. Immaginate migliaia di storie personali tutte diverse, che partivano da un passato a volte difficile, e che sono passate per cambiamenti profondi. C’è chi è uscito dalla tossicodipendenza. C’ è chi ha rimesso in sesto rapporti personali disastrati. C’è chi ha avuto la forza di superare malattie gravi. A volte solo psicologiche, come la solitudine, la paura o la già citata timidezza.
Ho visto gente piangere di felicità. Io stesso l’ho fatto. E qualche volta mi son chiesto: «E se questa persona non avesse incontrato il Buddismo? Se io non l’avessi incontrato?». È una di quelle domande stupide che ci poniamo a volte sulle coincidenze della vita. Ma la risposta è certa: sarebbe stato un vero peccato. Il Daishonin lo dice esplicitamente nel Gosho Lettera a Jakunichi-bo: «È estremamente raro nascere come essere umano. Non solo sei dotato della vita umana, ma hai avuto la rara fortuna di incontrare il Buddismo. Inoltre, dei molti insegnamenti del Budda, tu hai trovato il Daimoku del Sutra del Loto e ne sei diventato un devoto».
Ed eccoci al punto: il concetto stesso di proselitismo, fa venire alla mente un generico processo di reclutamento di esseri umani, forse addirittura senza più la loro identità di singoli. Al contrario, il punto di vista del Buddismo, è quello di offrire un’opportunità a tutti di cambiare, sapendo che il Budda esiste nel cuore di tutti. È in questa luce, che va visto il collettivo desiderio della ISG di allargare senza posa il raggio delle proprie amicizie.
Inutile dire che solo di opportunità si deve trattare. Quindi (nonostante i primi anni della Soka Gakkai siano stati caratterizzati da una forte spinta alla conversione, soprattutto per motivi connaturati ai dolori e alle ferite del Giappone del dopo Hiroshima) l’idea non è quella di “convincere” gli altri a tutti i costi. Lo stesso presidente Ikeda spiega che il punto cruciale sta nel diffondere il valore del Sutra del Loto. Una persona può anche decidere di non seguire la nostra strada. Ma il fatto importante è che sappia che questa strada esiste. E che è una cosa molto molto più seria, di quanto venga dipinto con la ricettina per il mal di testa e contro i vigili urbani.
Dentro il Sutra del Loto c’è un modo di intendere la vita piuttosto diverso, da quello che conosciamo noi europei. E lo scopo della SGI, qui nel Vecchio Continente, è sicuramente quello di diffondere questa cultura, sconosciuta alle orecchie dei più. Una cultura che mette al primo posto il valore assoluto della vita umana. E che rispetta fino in fondo tutte le altre culture.
Il Fattore A insomma, è una variabile determinante della pratica buddista. Eppure, anche in questo caso, non è troppo difficile metterlo sotto controllo. Anche in questo caso disponiamo di un monitor: basta chiedersi se desideriamo veramente la felicità degli altri, oppure no. «Anche quella di coloro che ci creano problemi», puntualizza Ikeda. Nel romanzo La nuova rivoluzione umana, lo stesso presidente della SGI spiega in poche parole perché quello che noi abbiamo battezzato per gioco Fattore A, è alla fine così importante: «Un uomo può essere considerato tale solo quando cerca di vivere per il bene degli altri esseri umani. Solo così è possibile rompere il guscio del proprio piccolo ego ed espandere senza limiti le proprie facoltà spirituali». (continua domani venerdi 27 febbraio)

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