Le due facce della spiritualità #1/4

La preghiera è la fonte dei benefici. E con la preghiera scopriamo il lato profondo della nostra vita. È con entrambi questi tesori che noi possiamo impressionare positivamente gli altri e comunicare senza forzature la validità del nostro insegnamento.

Prologo

«Tale preghiera, detta Daimoku, ha, secondo gli adepti, effetti miracolosi e immediati: può far passare il mal di testa, far trovare lavoro, evitare le contravvenzioni nel traffico, togliere la timidezza e i complessi di inferiorità». L’affermazione (pubblicata nel libro Le sette in Italia di Cecilia Gatto Trocchi) è forse un po’ troppo calcata. Esisterà davvero un tipo bizzarro che guida l’automobile in divieto d’accesso e intanto recita Daimoku per sfuggire alla vista dei vigili urbani? Ne esisterà un altro che ripete Nam-myoho-renge-kyo di fronte al telefono, sperando che squilli con un’offerta di lavoro? Tutto può essere. Ma c’è da dubitarne.
E allora? Su cosa si basa l’idea – forse non esattamente frutto di ricerca scientifica – descritta dall’antropologa Gatto Trocchi? Di sicuro, va messo in conto che qualcuno, come lei, può restare sorpreso, nel valutare un insegnamento religioso – come quello esposto nel Sutra del Loto e spiegato da Nichiren Daishonin – che non separa la vita di tutti i giorni dalla ricerca spirituale. Che insegna a vivere l’esistenza, anche di fronte alle sofferenze, con uno spirito positivo tutto rivolto al cambiamento, piuttosto che alla rassegnazione. Che, fra le righe, spiega che la guarigione da una qualsiasi malattia – cefalee incluse – può essere aiutata “da dentro”, per via spirituale (come peraltro assicurano molti medici).
E che per la stessa strada ogni individuo ha la possibilità di compiere una rivoluzione interiore, potenzialmente così forte da spazzare via spiacevoli difetti e debolezze che generano sofferenza.
Però c’è anche qualcos’altro. Il problema è già stato sollevato in un recente articolo di DuemilaUno («Fanatismo e integralismo, due pericoli in agguato», a pagina 40 del numero 57). «C’è qualcosa di vero dietro le annotazioni di qualcuno – si legge – che ci accusa di essere poco spirituali e troppo propensi all’ottenimento di risultati materiali. L’incomprensione non nasce certo dall’insegnamento: il Buddismo di Nichiren Daishonin non è assolutamente poco spirituale. L’errore, se di errore si può parlare, è che molto spesso si evidenzia il beneficio materiale, senza spiegare come ci si arriva, giungendo quasi a trasformare Nam-myoho-renge-kyo in una formuletta magica pronto-uso». 
stampa la pagina

Commenti