Ricordati che hai sempre una scelta

Ciao a tutti ragazzi!
In questo periodo sto riprendendo in mano "Il Budda Geoff e io" di Edward Canford-Dumas, soprattutto la prima parte, nella quale il protagonista che stava in una situazione devastante incontra Geoff che inizia a parlargli di Buddismo.
Trovo queste parole molto dirette e riescono sempre ad aiutarmi quando mi trovo davanti a qualcuno a cui voglio fare shakubuku, ma non so da che parte cominciare.
Per chi non l'avesse letto, ho trascritto un parte per condividerla con voi. Sperando possa essere d'aiuto a tutti noi per incoraggiare chi ci circonda, vi auguro un anno stupendo!
Laura

Per farla breve: Ed sta male, ha perso il lavoro e la sua ragazza l’ha lasciato. Incontra uno sconosciuto che si chiama Geoff al bar ed iniziano a parlare.

[...] "Per quanto riguarda le difficoltà Ed” disse mentre attaccavamo la prima pinta di birra, “non sono il vero problema.”
“Eh?”
Geoff fece un grande sorso. "Voglio dire che non sono ciò che realmente ci procura sofferenza. Siamo noi che ci procuriamo la sofferenza.”
Non riuscivo a seguirlo.
"In sostanza tutto dipende da come vediamo le cose, da cosa proviamo verso la vita in generale e verso noi stessi. E poi da quello che facciamo in proposito.”
“Ok…” Non ero del tutto d’accordo ma gli lasciai spazio - aveva appena cominciato.
“Diciamo che ti senti giù. Non hai fiducia in te stesso, e niente sembra andare per il verso giusto, pensi che resterai impantanato per sempre. E’ ciò che chiamerei uno stato vitale basso. Ti dice niente?”
“Sì, sì.”
“In questo stato vitale, quando arriva un problema, facilmente usciranno fuori tutte le sensazioni negative verso te stesso, giusto? “Oh no, non di nuovo. Perché succede sempre a me?” eccetera, eccetera.”
Annuii. “E’ la storia della mia vita.”
“Sì. Ma sentirsi così peggiora solo le cose. Pensi che non riuscirai mai a risolvere la situazione, quindi sei già sconfitto.”
Annuii di nuovo - esatto!
“Il vero problema non è il problema in sé” disse Geoff “ma come lo vedi e come reagisci”.
“Hm… ok.”
“Perchè se in fondo hai fiducia in te stesso - ciò che definirei uno stato vitale alto - lo stesso problema può farti arrabbiare, o anche darti un brutto colpo e confonderti, ma solo per un po’. Perché in fondo sai che, anche se è difficile, in un modo o nell’altro riuscirai a trovare la strada giusta, vero? E se hai uno stato vitale molto alto, sarai perfino contento del problema.”
Risi; questa non poteva bermela.
“Sì” insistette Geoff “perchè lo vedi come una sfida. Addirittura, con un ostato vitale molto alto finisci con l’andare in cerca delle difficoltà perché sai che sono ciò di cui hai bisogno per rendere la vita interessante. Quindi la domanda non è “Qual è il problema?” bensì “Qual è lo stato vitale?” Come fare per alzarlo?”
[…]
Si rendeva conto che ancora non ero convinto.
“Ok mettiamola in questo modo. Se ci sentiamo più forti e più grandi della difficoltà stessa, allora ce la facciamo. Se invece ci sentiamo più piccoli, soffriamo. La maggior parte delle volte le difficoltà ci mostrano le nostre debolezze, e son queste che non siamo in grado si affrontare. Quindi siamo infelici.”
“Giusto. Quindi, se sono avvilito, è perché sono un bastardo, debole e triste?”
“Più o meno.”
“Grazie.”
Geoff rise. “Non prendertela, siamo tutti nella stessa barca. E si può fare qualcosa per risolvere.”
“Questo mi conforta. Cosa?”
“Beh, il tuo stato vitale non è stabile. Cambia in continuazione. Quindi per quel che mi riguarda la domanda è: come faccio a mantenerlo elevato il più a lungo possibile? Per esempio, se sono esausto, il solo pensiero di quello che mi aspetta l’indomani mi deprime. Ma dopo una bella dormita, quello che devo fare la mattina dopo mi sembra almeno la metà rispetto al giorno prima. Le circostanze non sono cambiate - sono cambiato io.”
“Quindi si riduce tutto all’andare a dormire presto?”
Geoff non abboccò. “Dormire a sufficienza è sì importante - ma c’è anche qualcosa di più.” […] “Ritengo che tutto si riduca a tre cose: saggezza, coraggio e compassione. Se riesci a rafforzare queste tre cose dentro di te, puoi usare qualsiasi problema per creare qualcosa di meglio, come un pesista usa pesi sempre maggiori per diventare sempre più forte. […] Se vogliamo diventare veramente felici dobbiamo considerare i problemi in questo modo, come esercizi che ci mettono in forma per affrontare la vita.”
Lo guardai meravigliato. “Ma questa è una vera… stronzata.”
“E’ la secodna volta che lo dici.”
“Sì” dissi. “Perchè… perché lo è. La gente non è così.”
“Vero. La maggior parte non lo è. Ma alcuni invece sì. E tutti lo possono diventare. Beh, almeno io ritengo che sia possibile. E’ incredibile quello che la gente riesce a fare, se ci è costretta. Perché tutti hanno saggezza, coraggio e compassione dentro di loro. Semplicemente non sanno come tirarli fuori, tutto qui, o non sanno come rafforzarli. E’ questa l’origine di tutti i problemi!”
Stavolta non potei fare a meno di mostrare il mio scetticismo. “Questo è Buddismo, Giusto? Shirley mi ha detto che sei buddista.”
“Già. Noi descriviamo la capacità di usare i problemi in modo positivo come “cambiare il veleno in medicina”.” Sorseggiò la birra. “Ma questo non è prerogativa del Buddismo. Secondo me se ha una logica, perché se la merda arriva in ogni caso, prima la trasformi in concime, meglio è.”
[…]
Dissi a denti stretti “Comunque, la conclusione è che io non sono così. Per me i problemi sono una rottura di coglioni e preferirei non averne.”
“Va bene” disse, e sorseggiò la birra. “Allora?”
“Allora cosa?”
“Se ne sono andati? I problemi?”
Sospirai; certo che no.
[…]
Geoff non si impressionò. “Beh, per prima cosa ricordati che hai sempre una scelta. Quando senti che non ce la fai ad affrontare qualcosa, puoi sempre scegliere di sentirti depresso e impotente, o forse mettere la tua vita nella mani di qualcun altro per risolvere - ammettendo che se ne prenda la briga. Oppure puoi decidere di fartene carico, prenderti tutta la responsabilità di quello che sta accadendo, anche se non sembra colpa tua, e decidere di cambiare il veleno in medicina.”
“Sì, ma come praticamente?”
“Io userei la pratica buddista.”
“Religione.” Gemetti.
“E’ un problema?”
“Cazzo, sì. Non sopporto la religione.”
“Dove l’ho sentito?” Sorrise malinconico. “Alcuni preferiscono definire il Buddismo una filosofia di vita, se questo può esserti d’aiuto.”
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Commenti

  1. Grazie Laura per questo estratto!! È arrivato proprio nel momento in cui mi serviva un'indicazione per incoraggiare un'amica in difficoltà! Milena

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