Il valore della gratitudine

di Giulietta

La mattina, quando c'è il sole, la stanza dove arriva per primo è quella del Gohonzon. Quando vi entro per recitare, mi si riempie il cuore di gioia: avverto l'intenso profumo di incenso, guardo subito come sta la pianta vicino al butsudan, una calathea le cui foglie si chiudono la sera. E' una pianta “mistica”, presa senza rifletterci troppo, che poi si è rivelata come la più adatta a questo luogo. Mi fa compagnia, si “muove” finchè recito, la mattina si apre piano piano, la sera si richiude.
Provo una profonda gratitudine per tutto quel benessere, per la fortuna di avere una stanza tutta per me per la recitazione, per essere riuscita a ricavare un posto così prezioso dove rifugiarsi a leggere, a pensare, a parlare con qualche amica.
Al primo zadankai, che ospitai a casa mia, ricordo ancora la profonda gioia e l'emozione nel sentire tutte quelle voci che per la prima volta riempivano la stanza con nam myoho renge kyo.
Prima di incontrare il buddismo, usavo la parola "grazie" per educazione e convenzione sociale. Il significato della gratitudine però è ben più profondo: dentro di sé contiene un valore straordinario, che deriva dalla consapevolezza che intorno a noi ci sono altri esseri umani e che manifestare gratitudine avvicina gli uni agli altri con forza. La gratitudine fa riflettere su se stessi, ci toglie ogni "delirio di onnipotenza" per farci capire come la relazione con tutti gli esseri viventi debba essere valorizzata e come questo atteggiamento conduca alla felicità.
Provate a pensare come la nostra vita può cambiare partendo dalle piccole cose, riflettendo sul fatto che la vita c'è sempre, anche quando sembra spenta, noiosa, poco interessante. Dipende da noi, dal fatto di ricordarsi che tutto è nam myoho renge kyo: allora anche la persona che ci passa accanto nel traffico della città può essere vista in modo diverso, non pensando più che si tratta di un incontro casuale. Può diventare parte della nostra vita, possiamo chiederci come sta quella persona, possiamo regalarle un sorriso incrociando i suoi occhi. Noi possiamo provare la felicità assoluta, quella che dipende dal fatto di sentire la gioia in ogni circostanza solo per il fatto di avere la vita. E quindi sentire nel profondo del cuore una immensa gratitudine per tutto questo!
Nella guida del primo novembre Daisaku Ikeda ci dice:”Il Daishonin ci ha insegnato che attraverso la recitazione di gongyo e daimoku possiamo raggiungere uno stato vitale elevato in cui, pur restando nella vita di tutti i giorni, viaggiamo attraverso l'intero universo. Quando lodate il Gohonzon, la porta del vostro microcosmo si apre all'universo e voi sperimentate un'infinita gioia. Proverete un senso di soddisfazione e saggezza, come se l'infinito universo fosse nelle vostre mani”.
Ecco quindi che si parla ancora di gratitudine: soffermarsi a pensare a ciò che abbiamo, ridimensiona ogni aspetto della nostra vita per ricordarci che apparteniamo ad un macrocosmo dove tutto ritorna. (foto di Giulietta)
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Commenti

  1. Queste parole sono splendide!
    le condividerò con i compagni di fede del mio gruppo
    Grazie di cuore.
    Geraldina

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