Il Sutra del Loto #208 (seconda parte di due)

La “pulsazione” del pensiero costante del Budda si può trovare solo nel legame vita a vita tra maestro e discepolo. Per questo il Daishonin chiese ai suoi discepoli di nutrire il suo stesso grande desiderio. «Miei discepoli – egli li esorta – dedicate le vostre vite alla realizzazione del grande voto del Budda. Mantenete lo spirito di unicità di maestro e discepolo».
Egli ci incoraggia a dedicare la nostra vita al Sutra del Loto, dicendo: «pensa a questa offerta come a una goccia di rugiada che si unisce di nuovo all’oceano, o come a un granello di polvere che ritorna alla terra» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 277). Quando ci basiamo su questo grande desiderio, le nostre stesse vite che potrebbero sembrare effimere e prive di sostanza come una goccia di rugiada o un granello di polvere, diventano concretamente una sola cosa con la vita del Budda, che è immensa e potente come l’oceano o la terra.
Il sentiero dell’unicità di maestro e discepolo, che praticamente significa basarsi sullo stesso desiderio del Budda, costituisce l’essenza più profonda del Buddismo. Il 3 maggio del 1951, giorno in cui Josei Toda diventò presidente, è un giorno indimenticabile per me; fu allora che si costituì l’eterno legame di maestro e discepolo. In quel giorno, venne inaugurata una nuova struttura organizzativa per la Soka Gakkai. Il Seikyo Shimbun che riferiva questa notizia titolava: «Una nuova organizzazione per condurre le persone alla felicità». Lavorare per la felicità di tutte le persone - questo era lo spirito del presidente Toda.
A quel tempo, i membri erano alcune migliaia; la società era ancora molto confusa per via delle conseguenze della guerra e la Soka Gakkai era, nel suo complesso, un insieme di persone afflitte da gravi problemi economici. Ma l’appassionato appello di Toda, in occasione della sua nomina, come il ruggito di un leone, accese nel cuore di ognuno l’aspirazione a condurre tutte le persone alla felicità. E così, praticando con lo spirito di “fede uguale a società” e “fede uguale a vita quotidiana”, ci imbarcammo nell’impresa di diventare una religione per tutta l’umanità. Nel breve arco di alcuni decenni, abbiamo costruito fondamenta senza precedenti per kosen-rufu nel mondo. Abbiamo piantato i semi della felicità nei cuori delle persone di tutto il mondo. Chi avrebbe potuto prevederlo? Nella storia popolare di quest’epoca potremmo certamente definirlo il “miracolo del ventesimo secolo”.
Ognuno era sincero e dava il massimo. Tutti combattevano con la determinazione che avrebbero realizzato a tutti i costi kosen-rufu, la volontà di Nichiren Daishonin. Il Gosho afferma che “il mio pensiero” nella frase “il mio pensiero costante” si riferisce specificamente al Budda Shakyamuni e più in generale agli esseri dei dieci mondi” (Gosho Zenshu, pag. 758). In quest’ultimo senso, si riferisce agli esseri dei dieci mondi, cioè a noi. I pensieri di coloro che mantengono il “pensiero costante” di kosen-rufu sono una sola cosa con quelli pieni di infinita compassione del Daishonin. Avanzare lungo la stessa “più alta via” del Budda significa condividere il “pensiero costante” di quest’ultimo, volto all’ottenimento dell’Illuminazione per tutte le persone. “Più alta via” si contrappone con “via limitata”. Significa un modo di vivere basato sulla più alta filosofia e permeato di suprema felicità.
L’Ongi kuden afferma: «Il termine “più alta via” si riferisce al Budda eternamente dotato delle tre proprietà illuminate che venne rivelato nel capitolo Juryo. Al di fuori di questo non vi è altro “corpo di Budda” da acquisire. Ora Nichiren e i suo discepoli che recitano Nam-myoho-renge-kyo riusciranno senza dubbio ad “acquisire rapidamente il corpo di un Budda”» (Gosho Zenshu, pag. 759). Il Daishonin sta dunque dichiarando che coloro che recitano Nammyoho-renge-kyo sono certi di “acquisire rapidamente il corpo di un Budda”, cioè essi diventeranno Budda che possiedono le tre proprietà illuminate ed acquisiranno il corpo di un Budda. “Rapidamente” significa che lo faranno così come sono - cioè come persone comuni. Questo perché le tre proprietà illuminate sono inerenti alle nostre vite.
In altre parole il Budda sta dicendo alle persone: “Diventate felici!” Egli promette la felicità a tutta l’umanità. La porta che conduce alla vera felicità è stata aperta per tutti ed è attraverso la fede che se ne può varcare la soglia. Niente colmava maggiormente di gioia il presidente Toda che sentire i membri raccontare i loro benefici. Ogni volta che udiva l’esperienza felice di qualcuno, egli si rivolgeva ai presenti dicendo: «Spero che rendiate ancor più salda la vostra fede così da poter assistere a sempre più testimonianze meravigliose come questa. Questo è il mio unico desiderio. Non desidero altro che voi tutti diventiate veramente felici». «Come presidente io mi alzo insieme a voi, mosso dal desiderio di aiutare tutte le persone a diventare felici. Questo è il mio unico desiderio».
Il mio spirito è lo stesso. Per questo motivo è preciso dovere dei figli del Budda affrontare chi, con cattive intenzioni, cerca di ostacolare la strada che conduce alla felicità delle persone. Sono ormai passati trentotto anni dal 16 marzo 1958, data della storica cerimonia della Divisione giovani quando il presidente Toda trasmise ai giovani successori la responsabilità della realizzazione di kosen-rufu.
L’ultima guida di Toda fu «Combattete risolutamente contro il male… Non dovete mai rilassarvi nella vostra lotta contro il male». Naturalmente coloro che con lo stesso spirito del Budda combattono per la felicità delle persone e per spezzare le forze che cercano di ostacolare la loro felicità sono certamente emissari e figli del Budda. Svolgere la pratica di “Questo è il mio pensiero costante. Come posso fare in modo che tutti gli esseri viventi possano conquistare l’accesso alla più alta Via e raggiungere rapidamente la Buddità” è il voto del Budda e anche la determinazione dei suoi discepoli.
Se facciamo della felicità delle persone il nostro scopo costante la SGI continuerà a prosperare eternamente.
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