Il Sutra del Loto #206

La "Via" è il Sutra del Loto

I bonbu tendo. Jitsu zai ni gonme tsu. I jo ken ga ko. Ni sho kyoshi shin. Hoitsu jaku goyoku. Da o akudo chu. Ga jo chi shujo. Gyo do fu gyo do. Zui o sho ka do. I ses-shuju ho.
È a causa delle illusioni della gente comune che ho detto di essere morto benché in realtà io viva. Se essi mi vedessero costantemente, arroganza ed egoismo nascerebbero nei loro cuori. Abbandonandosi ai cinque desideri cadrebbero nei cattivi sentieri.
Io sono sempre cosciente di chi sta praticando la Via e chi no. E in risposta ai loro bisogni di salvezza insegno loro diversi tipi di dottrine. Il punto riguardante le “persone illuse” ribadisce quanto detto nella precedente sezione, cioè che le persone, pensando che il Budda sia sempre presente, possono cominciare a diventare arroganti o dipendenti da lui e infine cadere nei sentieri malvagi a causa dell’attaccamento ai cinque desideri.
In tal caso non potrebbero ottenere la Buddità. Come espediente, il Budda annuncia allora la sua morte. A causa della sua grande compassione, egli predica sempre la Legge in modo da far crescere le persone e far loro sviluppare fiducia in se stesse.
“Le illusioni della gente comune” descrive alla perfezione le sottigliezze della psicologia umana. Qui sta la grandezza della traduzione di Kumarajiva. Le persone, benché desiderino ardentemente vedere il Budda e ottenere la salvezza attraverso i suoi insegnamenti, possono diventare dipendenti da lui e gradualmente essere consumate e distrutte dalla propria debolezza interiore. Di conseguenza, trascureranno la propria pratica buddista e alla fine cadranno nei sentieri malvagi dell’esistenza. Sebbene siano state tanto fortunate da incontrare la Legge che esiste eternamente attraverso passato, presente e futuro, esse, accecate da interessi e desideri momentanei, si dibatteranno tra fede e dubbio.
Il presidente Toda disse: «Coloro che dubitano del Gohonzon a causa delle preoccupazioni per questioni mondane hanno una visione capovolta degli affari del mondo. E così pure è distorta la loro visione della vita; sebbene la vita sia eterna, essi vedono solo che c’è la morte».
Possiamo immaginare come il Budda, leggendo a fondo nella natura instabile del cuore umano, si sia sforzato per trovare la maniera di elevare le persone ad una condizione vitale illuminata come la sua.
Il Daishonin scrive ai fratelli Ikegami e alle loro mogli: «Tra coloro che hanno creduto per primi, molti hanno poi abbandonato la loro fede per paura della società. Tra queste persone ci sono alcuni che mi criticano più accanitamente di quelli che mi calunniarono sin dal principio» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 121). Egli afferma che le persone che hanno ceduto al dubbio e abbandonato la propria fede lo offendono in modo ancor più veemente di coloro che lo attaccavano fin dall’inizio.
Questo è un modo di agire tipico delle persone “illuse”. E a Shijo Kingo il Daishonin dice: «Non permettere mai che le avversità della vita ti preoccupino» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 157). L’importante è avanzare gioiosamente lungo la via diretta all’ottenimento della Buddità, senza badare a calunnie o critiche superficiali; questo significa costruire un io solido e incrollabile.
Il presidente Toda parlava di “ritornare al comune mortale di kuon ganjo”, e alludeva orgogliosamente a se stesso come a “un bel comune mortale”. Facciamo in modo di essere sempre “comuni mortali della Legge mistica”, “magnanimi campioni di umanità.” Il brano prosegue poi dicendo: «Io sono sempre cosciente di chi sta praticando la Via e chi no. E in risposta ai loro bisogni di salvezza insegno loro diversi tipi di dottrine». Il Budda sa sempre se le persone si stanno sforzando al massimo nella propria pratica buddista oppure no, ed espone la Legge usando liberamente i mezzi adatti per condurre le persone all’illuminazione. Riguardo alla frase “di chi sta praticando la Via e chi no” nell’Ongi kuden si legge: «Ora Nichiren e i suoi discepoli che recitano Nam-myohorenge-kyo sono coloro che “praticano la via” mentre quelli che non recitano sono coloro che non la praticano» (Gosho Zenshu, pag. 758). Nello stesso contesto è spiegato che “via” indica il “Sutra del Loto”. Il presidente Toda interpretava questo brano del sutra come una spiegazione dell’immenso potere del Gohonzon: «“Praticare la via” significa credere e propagare la fede nel Gohonzon; “non praticare la via” è esattamente il contrario. Il Gohonzon sa cosa le persone stanno facendo e considera la maniera migliore per salvarle, distribuendo punizioni e ricompense a seconda dei casi. Il Gohonzon non disapprova le persone meramente a causa della loro mancanza di fede, ma cerca un modo di condurle alla felicità partendo dalla loro condizione. Questo brano afferma che il Budda sa di certo chi sta praticando la Via e chi no». Chi sta sforzandosi al massimo? Chi invece si sta rilassando? Il Gohonzon sa tutto di noi fin nel profondo del nostro essere. Dobbiamo semplicemente continuare ad avanzare con determinazione, sicuri che il Gohonzon ci sta proteggendo. Questa è la “via”. Stiamo avanzando lungo la via della Legge mistica, la via di kosen-rufu, che consiste nel diffondere la fede nella Legge mistica in tutto il mondo. Questa è la via suprema, il glorioso cammino verso la felicità.
Mi sovvengono le strofe risonanti della Canzone della strada aperta di quel poeta della gente comune che è Walt Whitman. Whitman è nostro compagno nello spirito: A piedi e a cuor contento io scelgo la strada aperta,
Perché io non chiedo buona fortuna, io stesso sono la buona fortuna,
Basta con le lamentele domestiche, le biblioteche, le critiche lagnose, forte e contento io viaggio sulla strada aperta. Egli maledice “lamentele, biblioteche, critiche lagnose”. Un poeta conosce bene la natura del mondo degli esseri umani e ci spinge a prenderci gioco di tali infime questioni. La felicità non sta da qualche altra parte, «io stesso sono la buona fortuna» dice Walt Whitman. Con questo spirito avanziamo diritti sulla grande via del contributo al benessere dell’umanità, fischiettando allegramente canzoni di gioia e di amicizia.
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