Maestro e discepolo

di Francesco Geracitano

La relazione maestro-discepolo, agli occhi di qualcuno, potrebbe apparire un po’ idealista, ma in realtà è quasi impossibile vivere e svilupparsi senza di essa. I nostri primi maestri sono i genitori, poi gli insegnanti a scuola, poi chi ci trasmette la sua esperienza in campo lavorativo, artistico o sportivo. In altre parole impariamo sempre da chi ne sa più di noi e, usando la loro saggezza e conoscenza, aumentiamo le nostre capacità. Più il nostro maestro è saggio e compassionevole, più impariamo. In Lettera a Misawa Nichiren Daishonin afferma: «Benché uno studi il Buddismo, è difficile che riesca a praticarlo correttamente, o per la stupidità della sua mente, oppure, anche se è intelligente, perché non si accorge che la sua mente è fuorviata dal maestro». C’è bisogno di una grande consapevolezza nella scelta del maestro. Chi in questo momento sta seguendo Abe Nikken pensa – naturalmente – di stare nel giusto e, molto probabilmente, lo fa anche in buona fede. Ma, non seguendo un buon maestro, neanche quella buona fede può evitargli di avere risultati negativi. Anche chi seguiva in buona fede Shoko Asahara – il guru dell’Aum Shinrikyo (la setta del gas nervino) – ha subìto gli effetti negativi delle azioni di quel personaggio. Da tutto questo emerge l’enorme importanza del maestro e la nostra grande fortuna – in quanto membri della Soka Gakkai – di averne incontrato uno veramente all’altezza!

Dovremmo perciò riconsiderare questa fortuna anche semplicemente ricordando l’inizio della nostra pratica buddista. Avevamo sofferenze, domande esistenziali, problemi e un amico ci ha spinto a recitare Daimoku. Poi abbiamo iniziato a leggere il Gosho, ma comprenderlo – almeno nella mia esperienza – non era cosa facile. Continuando a praticare, leggendo le spiegazioni del presidente Ikeda, studiando la Rivoluzione umana e incoraggiati dai nostri responsabili, il Gosho diventava più chiaro e anche i nostri scopi si chiarivano. Tutto questo avveniva (inconsapevolmente per noi), perché c’era un maestro che insegnava correttamente il Buddismo di Nichiren Daishonin.
Il presidente Ikeda, discepolo di Josei Toda a sua volta cresciuto sotto la guida di Makiguchi, sta ancora oggi realizzando gli scopi del suo maestro. Proprio il legame maestro-discepolo gli ha permesso di svilupparsi straordinariamente come essere umano. «In ogni campo – scrive Ikeda – una persona che ha la stessa mente del proprio maestro e lo segue sinceramente non vacilla mai, qualunque cosa accada. Il cuore di una persona del genere è infinitamente prezioso e bello. Il cuore di chi è arrogante è sempre brutto, disonesto e oscuro».
Il nostro compito di discepoli è quello di seguire la guida del maestro, questa è la chiave fondamentale per praticare correttamente il Buddismo: «Nella Soka Gakkai – scrive Ikeda – la relazione tra maestro e discepolo ha sempre avuto una grande importanza. Basti pensare a quella fra Toda e Makiguchi, oppure a quella tra Toda e me. Sono convinto che è proprio grazie all’esistenza di questi forti legami che l’organizzazione ha potuto diventare quello che è oggi. I tempi cambiano, ma questo spirito dovrà rimanere sempre un punto fermo della Gakkai, a dispetto di qualsiasi critica o problema. Non scordatevene mai. Trascurando questo principio, non riuscirete mai a comprendere la fede, la pratica e il movimento di kosen-rufu, diventerete egoisti e finirete per pensare solo ai vostri interessi». Dal momento che esiste questo grande pericolo, allora bisogna essere molto severi e non interrompere mai questa corrente. Il presidente Ikeda riporta queste parole di Nichijun Shonin, sessantacinquesimo patriarca e grande amico della Gakkai: «La relazione più importante che esiste al mondo è quella che esiste tra una persona che insegna e una che apprende […] Dobbiamo sempre tener presente questo principio, qualsiasi cosa accada. Nella vita tutto, in un modo o nell’altro, ha a che fare con la relazione tra maestro e discepolo. Ho sempre apprezzato il fatto che nella Soka Gakkai sia data tanta importanza a questa relazione e venga così messo in pratica lo spirito del Sutra del Loto […] Il discepolo segue il maestro e il maestro insegna al discepolo. Seguendo questo principio tutta la vita comprenderete sicuramente il Buddismo».
Oggi abbiamo la fortuna di praticare sotto la guida del presidente Ikeda. Questo può sembrare normale, ma non è così: probabilmente, ciò sarà più evidente dopo la sua scomparsa. Noi dovremo trasmettere le sue idee e i suoi ideali ai membri che verranno, quindi, se oggi non seguiamo bene il nostro maestro, nel futuro faremo grossi errori. Bisogna dunque essere molto severi con se stessi su questo argomento: «La mente di una persona arrogante – chiarisce Ikeda – priva di un maestro nella vita, è sempre titubante e inconcludente. Dato che questa persona è egocentrica, sarà sempre controllata dai tempi e dall’ambiente. La sua mente sarà sviata facilmente e cambierà sempre, ed egli non sarà mai in grado di costruire uno stato di vita saldo e profondo».
Cosa rimarrà dopo il presidente Ikeda? Rimarrà la Soka Gakkai, dove scorre la linfa vitale della fede e dove i membri si incoraggiano l’un l’altro. In un certo senso la Soka Gakkai svolge la funzione del maestro, ci permette di trasformare gli aspetti negativi della vita, di vincere sull’egoismo e sull’arroganza. Ci sono numerose possibilità per chi è dentro la Gakkai. Dobbiamo curare i nostri gruppi, settori, valorizzare sempre più le riunioni e incoraggiare chi ci è vicino, mettendo in pratica nella vita quotidiana ciò che il maestro ci insegna. È questo il nostro vero campo d’azione.

(dal Nuovo Rinascimento del novembre 1998) (foto di Silvano Bottaro)
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