Il Sutra del Loto #196

Una vita dedicata alla legge mistica è una vita di vera felicità

Alberi preziosi sono ricolmi di fiori e di frutti e là le persone sono serene e a proprio agio. Gli dèi suonanotamburi celesti, creando un’incessantesinfonia di suoni. Una pioggia di bianchi mandara cosparge il Budda e la gente.

Ogni brano del Sutra del Loto cristallizzala saggezza del Budda che illuminala strada della felicità eterna.
Il Sutra del Loto parla direttamente al cuore umano, facendo sì che lepersone si chiedano: «Perchè sono nato in questo mondo?».
Siamo nati per soffrire, per preoccuparci? No. Siamo nati per lamentarci del nostro destino? La risposta è no, assolutamente.
Riferendosi alla frase “là le persone sono serene e a proprio agio” Josei Toda diceva: «Siamo nati per gioire della vita, non per soffrire». In altri termini, siamo qui per vivere bene, a nostro agio. Il sutra dice che questo mondo è un luogo dove “le persone sono serene e a proprio agio”.
Queste parole meravigliose ribaltano le opinioni superficiali riguardo alla natura della vita e della felicità.
Stare bene e a proprio agio non significa certo indulgere in piaceri edonistici ed effimeri, che, di fronte alle turbolente onde della realtà, possono risultare davvero vani. Inoltre il mondo di saha è il “mondo della perseveranza”. Com’è difficile continuare a vivere in un mondo così pieno di sofferenza e paura! Se il nostro stato vitale è basso, ne saremo sicuramente sconfitti.
Ma, visto con gli occhi del Budda, quando noi comuni mortali tiriamo fuori dalla nostra vita lo stato della Buddità, questo mondo di saha diventa un paradiso dove “le persone sono serene e a proprio agio”. È come se stessimo mettendo in scena una rappresentazione su “come vivere gioiosamente le nostre vite” sul palcoscenico del mondo di saha.
Nichiren Daishonin dice: «Non c’è felicità più grande per gli esseri umani che recitare Nam-myoho-renge-kyo» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 157). Quando basiamo la nostra vita sulla Legge mistica, essa risplenderà di una felicità suprema, facendoci provare il gusto sia della gioia che della sofferenza di questo mondo.
Quindi, analizzando le parole “serene e a proprio agio”, si potrebbe anche dire che “a proprio agio” significa essere liberi, e “sereni” gioire della vita con tutti noi stessi. In ogni caso la chiave di tutto è solo la nostra condizione vitale.
Anche nella natura succede qualcosa di simile. La primavera porta una grande gioia proprio perché prima c’è stato un rigido inverno. Tutto l’anno è bello di per sè per il susseguirsi delle stagioni. Lo stesso è vero anche per la vita umana nel corso della quale incontriamo montagne e pianure. Proprio perché esistono vette altissime proviamo il gusto di scalarle; proprio perché esistono le onde ci piace fare il surf.
Analogamente, finché abbiamo un forte stato vitale e una grande saggezza, possiamo superare tutte le difficoltà della vita e allo stesso tempo gioirne. Di conseguenza il nostro io è indistruttibile, la nostra vita imperturbabile e dotata delle quattro virtù di eternità, felicità, vero io e purezza.
Toda definiva questa condizione adamantina, libera e indistruttibile, come “stato di felicità assoluta”. Più avanti il Daishonin dice che “felici e a loro agio” sta a indicare “la gioia che deriva dalla Legge … significa capire che le nostre vite, sia i nostri corpi che le nostre menti, noi stessi e il nostro ambiente sono l’entità di ichinen sanzen e il Budda di assoluta libertà” (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 157).
La vera felicità arricchisce sia la nostra mente che il nostro corpo, noi stessi e ciò che ci circonda, tramite il beneficio della fede. Preghiamo e facciamo attività non solo per la nostra felicità, ma anche per quella delle altre persone. Questo è lo spirito del Sutra del Loto. Stiamo percorrendo la strada della felicità suprema conducendo vite realmente “serene e a proprio agio”.  (dal Nuovo Rinascimento di dicembre 1996)(foto di Giulietta)
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