Il racconto delle mille e una storia (Seconda parte di tre)

Come si fa un’esperienza?

Ogni istante ha in sè la potenzialità per svanire nell’oblio più completo o per diventare invece uno dei momenti più intensi della propria vita. Ogni attimo diventa prezioso e insostituibile se vissuto in modo costruttivo. Ovvero quando si ha il coraggio di utilizzare ciò che accade, bello o brutto che sia, come trampolino per migliorare la propria esistenza. «L’esperienza – sostiene senza esitazione Riccardo Baldaccini, 39 anni – è la chiave di tutto. Anche quando si recita Daimoku, ripensando a un obiettivo realizzato o a un problema risolto, la convinzione aumenta all’istante e si acquista coraggio». Il problema più inaspettato e irrisolvibile può diventare causa di sofferenza lacerante o “provocare” l’esperienza più straordinaria e indimenticabile della settimana, del mese, dell’anno o del decennio. E come le ciliege, un’esperienza tira l’altra. Più se ne fanno, più viene voglia di farne. Più si desidera accumularne, più occasioni si trovano per sperimentare il potere del Gohonzon. Più si sperimenta, più si rafforza la fede. Più ardua diventa la sfida, più forte diventa la propria vita. Più contenti si diventa, più si riesce a incoraggiare gli altri. Tanto più valore viene dato a ogni istante, tanto più la vita risplenderà. «Vi prego, – scrive ancora Ikeda – utilizzate tutto ciò che vi accade come un trampolino di lancio per approfondire la vostra fede, trasformando brillantemente tutto ciò che appare negativo in beneficio e valori positivi. Spero inoltre che darete dimostrazione di come sia possibile vincere nella vita fornendo agli altri delle splendide prove concrete… L’attimo presente è fondamentale e l’eternità, dopo tutto, non è che un’interminabile successione di singoli istanti. Se non lottate ora, che aspettate a farlo? “Adesso è l’ultimo istante”, afferma il Daishonin nel Gosho. E in questo modo mette in evidenza quanto sia importante dedicarsi alla fede in ogni singolo attimo, che non è altro che quello che si vive al presente. Sforzatevi quanto più potete ora, in questo preciso momento – oggi stesso – sfogliando ogni pagina della vostra vita in modo da non avere rimpianti» (Ibidem, pag. 27).

Esperienza come percorso

Ma cosa c’è dietro un’esperienza?
«Per me – afferma Valeria Cappelli, 50 anni – significa sia dimostrare la validità del Gohonzon che approfondire la fede. C’è una ricerca dietro, fatta di piccoli passi che portano al risultato. Per esempio, io soffro di una grave forma di tumore osseo e ho sempre recitato Daimoku per guarire. Eppure, anche se ho sempre fatto attività, la scorsa estate ho approfondito la mia gioia per i cambiamenti di un’altra persona. Per incoraggiare e recitare insieme a un’amica che si è avvicinata al Buddismo ho rinunciato a qualche ora in spiaggia, ma ero veramente contenta di farlo. Il risultato è stato, a fine estate, la scomparsa di una lesione di cinque centimetri che si era formata sull’osso sacro e che era estremamente pericolosa per il quadro generale della mia malattia. Passo dopo passo, credo di aver “digerito” che prendermi a cuore gli altri è la strada giusta per guarire. Questa è per me “un’esperienza”, ancora più del risultato stesso, che rimane comunque incredibile». A sentire lei, dunque, parrebbe che il cosiddetto ‘beneficio invisibile’ sia un’esperienza ancora più importante del beneficio visibile (la scomparsa di una lesione ossea).

L’esperienza “da fuori”

Così Maria Immacolata Macioti, docente di sociologia all’Università La Sapienza di Roma, che insieme ad altri collaboratori ha condotto uno studio sulla Soka Gakkai Italiana vede il racconto di un’esperienza alle riunioni dell’associazione: «…Le testimonianze possono apparire più spontanee, nate dall’occasione, richieste dal momento… Una efficace scuola, quella di chi, forse per la prima volta nella sua vita, parla a un vasto pubblico di se stesso, racconta dei problemi, dei dubbi, delle tremende difficoltà, del peso del karma negativo, degli sforzi fatti nel tentativo di ‘alleggerire’ questa eredità di sofferenza. Gli applausi calorosi, le risa di comprensione, l’incoraggiamento che salgono in calde ondate dalla platea confermano il successo della testimonianza, rassicurano chi ha offerto il proprio vissuto agli altri, a scopo di certificazione, di incoraggiamento. Parlare in pubblico la seconda, la terza volta sarà più facile. Sarà più semplice intervenire nelle riunioni di studio, in altre circostanze. Il processo di scrittura, il processo della appropriazione della parola vanno avanti, la socializzazione si fa più forte, più articolata. A conferma dell’opera pedagogica indubbiamente portata avanti da questa associazione». (Il Buddha che è in noi, Edizioni
Seam, pag.155) (continua)

(dal Nuovo Rinasciemnto del novembre 1998) (foto di Silvano Bottaro)
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