Il racconto delle mille e una storia (Prima parte di tre)

Esperienze di vita, di fede, di sforzi compiuti, di sofferenze e di gioie, di problemi e di soluzioni spesso inaspettate. Ogni storia è differente da un’altra, ma ciò che le accomuna è quello che rimane alla fine: un salto di qualità dell’esistenza.

«Una grande rivoluzione nel carattere di un solo uomo permetterà di realizzare un cambiamento nel destino di una nazione e condurrà infine a un cambiamento nel destino di tutta l'umanità».

No, non si tratta di un errore. La frase che ricorre puntualmente nelle ultime pagine su ogni numero del Nuovo Rinascimento, compare questa volta in apertura per sollecitare una riflessione su un aspetto chiave della pratica buddista: l’esperienza.
Il processo che viene chiamato “rivoluzione umana” è, per certi versi, sinonimo di “esperienza”. L’individuo e il suo ambiente (vale a dire famiglia, giro di amicizie, comunità sociale, nazione, continente, pianeta… ecc. ecc.) sono un tutt’uno, anche se questa realtà non viene percepita chiaramente dai comuni mortali. Il cambiamento dell’individuo provoca di riflesso la trasformazione dell’ambiente e l’ “esperienza” abbraccia sia il primo che il secondo momento, producendo allo stesso tempo un miglioramento interiore (beneficio invisibile, cambiamento dello stato vitale) ed esteriore (beneficio visibile, trasformazione tangibile della situazione).
Quando un seguace di Nichiren parla di “esperienza” o della “mia esperienza” non intende tanto una semplice successione di avvenimenti, né un accumulo di sapere o di conoscenza. Il termine evoca piuttosto un risultato e un cambiamento, un percorso o uno stralcio di vita che può coprire l’arco di un giorno o di interi lunghi anni. Con un’espressione passata un po’ di moda si potrebbe dire che un’esperienza è “il vissuto” di una persona. Di fatto è il punto di forza per chi segue il Buddismo del Daishonin, il quale sostiene che la “prova concreta” per la validità di ogni insegnamento sta al primo posto, davanti a qualsiasi prova scritta o teorica. E “concreta” va riferito in questo caso a una misura di benessere, di soddisfazione, di qualità della vita derivante da quell’insegnamento.
Marguerite Yourcenar, la scrittrice di origine belga che, prima donna nella storia, entrò a far parte dell’Académie Française, scrisse nei suoi taccuini di appunti a proposito dell’imperatore Adriano: «Se quest’uomo non avesse conservato la pace nel mondo e rinnovato l’economia dell’impero, le sue gioie, le sue sventure mi interesserebbero meno». Per fortuna, invece, la vita dell’imperatore, proprio perché aveva lasciato un’impronta nuova e positiva, la interessò al punto da diventare il tema del capolavoro Le memorie di Adriano, un opera che a sua volta è entrata a far parte del patrimonio comune del genere umano.
La teoria pedagogica elaborata negli anni venti da Tsunesaburo Makiguchi pone al primo posto la “creazione di valore” (com’è noto, “Soka Gakkai” significa appunto società per la creazione di valore), vale a dire la qualità della vita. Per esempio, la scoperta di una nuova stella rientra nella categoria della “verità”, categoria che nella filosofia occidentale ha avuto un’importanza enorme. Ma la verità, da sola, non basta. Secondo Makiguchi, senza nulla togliere alla ricerca di conoscenza, qualora questa nuova stella non si leghi in qualche modo a un miglioramento esistenziale, il suo valore sarà pari a zero. O, per entrare nel privato, la scoperta di sé stessi assume un valore limitato se rimane una semplice rivelazione: scoprirsi d’improvviso belli oppure egoisti, generosi, arroganti o quant’altro, avrà un significato reale solo se viene seguito da un’azione, da una conseguenza di qualche tipo.
Nel nostro caso, dunque, esperienza, più che meta ambita o scopo raggiunto, è piuttosto sinonimo di creazione di valore. Scrive Daisaku Ikeda: «L’evoluzione dell’essere umano – ciò che definiamo rivoluzione umana – consiste nell‘impegno continuo dell’individuo ad automigliorarsi, tramite una ricerca introspettiva fondata sugli insegnamenti del Buddismo del Daishonin e una lotta quotidiana per diventare, anche solo di poco, migliore di ieri. Ogni minimo tentativo sarà un passo avanti verso il domani, che porterà fortuna a chi si sarà impegnato nella fede» (La nuova rivoluzione umana, vol. 2, pag.142). (continua)

(dal Nuovo Rinascimento del novembre1998) (foto di Silvano Bottaro)
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