A scuola di vita


Ero veramente stupito di me stesso: io che avevo sempre odiato lo studio ora l'amavo tanto e leggevo non solo il Gosho, ma anche la letteratura, la storia, l'astronomia e la filosofia. Il Buddismo aveva fatto emergere una parte di me che non conoscevo, ma che era dentro di me, come la Buddità.

La pratica buddista mi ha insegnato che dentro di noi c'è un potenziale grande come l'universo: io l'ho sperimentato di persona facendo dei cambiamenti impensabili per me e per chi mi conosceva.
Ho incontrato il Buddismo nel 1982. Ero appena uscito da problemi con la droga molto pesanti ed ero riuscito a smettere con la mia sola forza di volontà, ma non avevo la minima idea di cosa fare sia riguardo al lavoro sia a tutto il resto. Gli anni passati a drogarmi mi avevano allontanato da tutto e da tutti. Quando partecipai alla prima riunione rimasi subito affascinato dal Daimoku e il mio amico, che mi aveva parlato del Buddismo, mi convinse facilmente perché anche lui aveva avuto i miei stessi problemi e li aveva risolti grazie alla pratica buddista.
L'impatto con il Daimoku fu bellissimo, questo suono mi sembrava un richiamo e fu la prima lezione della mia vita. Alla fine della recitazione feci molte domande sulla pratica buddista; non ho mai creduto in un Dio creatore di tutto, anzi mi venivano in mente le parole di Socrate, che diceva: «Sono gli dèi che hanno creato l'uomo o l'uomo che ha creato gli dèi?». Perciò quando mi spiegarono che per il Buddismo non c'era un Dio al di fuori di noi, che la vita è sempre esistita e sempre esisterà, che la morte e la vita sono un susseguirsi di manifestazioni, mi accorsi che era quello che pensavo anch'io. Chiesi cosa significasse la parola Budda e mi dissero che in sanscrito significa "il risvegliato", una persona che ha compreso questa verità, che ognuno di noi possiede la natura di Budda.
Mi spiegarono anche che con questa pratica potevo risolvere tutto, mettendomi degli scopi e recitando sinceramente Nam-myo-ho-renge-kyo per realizzarli. Decisi di sperimentare e così un giorno recitai cinque ore di Daimoku per trovare un lavoro che mi recasse maggior soddisfazione di quello che svolgevo a quel tempo: il manovale edile. Andai a trovare una ragazza che avevo conosciuto in discoteca e che lavorava in un negozio e lì mi presentò ai suoi principali, ai quali feci buona impressione tanto che mi proposero un colloquio. All'inizio non ci credevo... ma mi assunsero! La mia gioia fu immensa: dopo una settimana che recitavo Nam-myoho-renge-kyo avevo già realizzato il mio sogno! Subentrarono però dei problemi: non avevo la licenza media e di conseguenza non potevano assicurarmi. Continuai a recitare Daimoku per risolvere anche questo problema; mi informai per un corso scolastico serale, ma quando andai per iscrivermi mi dissero che ormai per quell'anno era troppo tardi e anche frequentando ogni giorno la scuola non avrei raggiunto le ore minime di presenza obbligatoria. Mentre parlavo con la segretaria passò la preside del corso e meravigliato la guardai: era proprio la mia professoressa d'italiano alle scuole medie. Le aprii il mio cuore raccontandole le mie vicissitudini e le spiegai quanto fosse importante per me avere la possibilità di un futuro migliore. Così mi aiutò a entrare nel corso, riuscii a ottenere la licenza media e fui subito assicurato dal mio datore di lavoro.
Per la seconda volta sperimentavo il potere della pratica buddista: niente è impossibile, siamo solo noi a metterci dei limiti. Dopo un anno ebbi una proposta incredibile per me: gestire un negozio! Unico problema: dovevo essere iscritto al REC. Era il 12 settembre e il primo novembre si inaugurava il negozio, per cui dovevo dare l'esame da privatista senza seguire il corso che sarebbe durato tre mesi e così mi ritrovai nuovamente a studiare otto ore al giorno. Riuscii nonostante tutto a superare l'esame.
Una volta aperto il negozio si presentò un altro problema, perché era frequentato da molti turisti stranieri e io non parlavo nemmeno una parola d'inglese. Così feci due anni di corsi serali e imparai la lingua abbastanza bene da poter vendere senza problemi. Ero veramente stupito di me stesso: io che avevo sempre odiato lo studio ora l'amavo tanto e leggevo non solo il Gosho, ma anche la letteratura, la storia, l'astronomia e la filosofia. Il Buddismo aveva fatto emergere una parte di me che non conoscevo, ma che era dentro di me, come la Buddità. Avevo letto su un Nuovo Rinascimento che "le opportunità non si presentano a chi rimane immobile" e io in tre anni avevo fatto un tale cambiamento individuale che le persone che mi conoscevano non lo credevano possibile. Così parlai loro della pratica buddista e molti, colpiti dal mio esempio, iniziarono a praticare.
La vera fede risiede nel persistere negli sforzi per migliorare se stessi, ma come scrive Nichiren Daishonin, «i venti della fama e della fortuna soffiano violenti e la lampada della pratica buddista si spegne facilmente» (Lettera a Niike, SND, 4, 246). Infatti in quel periodo di benessere viaggiai molto e mi rilassai nella pratica, ero spesso fuori città anche per lavoro e così non frequentavo le riunioni di discussione, a volte saltavo Gongyo e rimandavo sempre il momento di ricevere il Gohonzon; a quel punto la fortuna accumulata cessò: morì il mio principale, il negozio venne venduto e così all'improvviso mi ritrovai senza lavoro. Alla fine fui costretto a tornare a fare il manovale, poiché pur avendo esperienza non riuscivo a trovare lavoro come commesso. Capii che tutto era dovuto alla mia pratica vacillante, così ricominciai a frequentare le riunioni di discussione e a recitare un'ora di Daimoku al giorno.
Mi rimisi in azione e portai il mio curriculum in vari negozi e dopo due mesi fui contattato per un nuovo lavoro. Ero a casa del mio più grande amico di avventure e disavventure, lui, che mi aveva sempre incoraggiato nella pratica quella sera mi fece notare che potevo essere io stesso il pilota della mia vita e non solo un semplice passeggero.
Quando iniziai a lavorare in quel negozio conobbi una ragazza che lavorava di fronte a me, sentii subito una grande armonia con lei e mi piacevano molto le nostre chiacchierate sulla vita. Per la prima volta non ero attratto da una donna solo per il sesso. Così dopo cinque anni di fidanzamento ci siamo sposati desiderando subito un figlio, dato che io avevo già trentasette anni e lei trentatré, ma... il bambino non arrivava. Facemmo tutti gli accertamenti possibili e sembrava che andasse tutto bene, ma ogni mese rimanevamo delusi.
Dopo due anni abbiamo pensato all'inseminazione artificiale, ma dopo quattro tentativi falliti decisi che era giunto il momento di prendere in mano la mia vita. Nel frattempo cambiai lavoro ed entrai in un negozio dove guadagnavo di più e avevo anche più tempo per accompagnare mia moglie nei vari centri di ricerca sulla fertilità.
Un giorno, parlando in negozio di questo nostro problema, la nipote del mio principale mi parlò di una sua grande amica biologa molto brava che lavorava in un centro specialistico. Andammo a trovarla e decidemmo subito di fare altre due inseminazioni artificiali, ma entrambe ebbero nuovamente esito negativo. Era passato un altro anno e mezzo e decisi di essere ancora più determinato nella mia pratica buddista per realizzare il nostro scopo. Intanto avevo conosciuto diverse coppie con il nostro stesso problema, così li avevo indirizzati con entusiasmo nel centro che ci seguiva e incredibilmente tutte le coppie riuscivano ad avere un figlio! Iniziai a provare invidia, anche se mi rendevo conto che la mia infelicità non dipendeva da loro, così ancora una volta decidemmo di ricominciare a sperare e passammo alla fecondazione assistita. Questa volta avevamo davvero molte aspettative e dopo l'ennesimo fallimento la delusione fu veramente grande. Ci preparammo così a un altro tentativo e potemmo usare gli ovuli congelati, anche se con questi c'erano meno probabilità di riuscita. Cominciai a recitare tanto Daimoku al giorno e con sempre più determinazione. Il 21 giugno mia moglie fece l'esame del sangue e risultò incinta. Fu la notizia più bella che abbia mai avuto nella mia vita. Così, dopo cinque anni di lotta la risposta era positiva! Il 15 marzo 2005 è nata nostra figlia. Ho pensato che tutto il bene che avevo portato a quelle coppie era tornato anche a me.
Ora so che praticherò per tutta la vita, perché «abbandonare il superficiale e ricercare il profondo richiede coraggio» (La scelta del tempo, SND, 2, 49) e io ne ho avuto e ne avrò sempre. (R. I.)(dati modificati)(foto di Giulietta)
stampa la pagina

Commenti