Il Sutra del Loto #194

Il mondo visto dal Budda

Qual è lo scopo della vita? La felicità. E così pure quello di una religione. Cos’è allora questa felicità? Che cosa significa vita felice? Se significasse solo piacere effimero, allora ne sarebbe pieno il mondo, e dedicarsi al divertimento sarebbe la cosa giusta da fare. Ma, considerata dal punto di vista della vita eterna presente, passata e futura, una tale felicità è solo illusione e alla lunga si rivelerà inconsistente.
Il Buddismo ci insegna a realizzare una felicità indistruttibile o, come affermava Toda, “uno stato vitale di felicità assoluta”.
Il brano che studiamo oggi ci chiarirà il significato di questo punto.
“Per innumerevoli cicli di eoni sono sempre rimasto sul Picco dell’Aquila e ho vissuto in varie altre terre”, significa letteralmente che il Budda ha dimorato sul Picco dell’Aquila per un periodo estremamente lungo e che è anche apparso in altri mondi delle dieci direzioni.
Dal punto di vista del Buddismo del Daishonin, invece, indica che il Gohonzon esiste dentro di noi da sempre, che il Gohonzon è sempre “con noi”, “al nostro fianco” e non ci abbandona neanche un istante. Imprimiamo queste parole nel cuore.
La frase successiva descrive due mondi totalmente diversi.
“Quando gli uomini assistono alla fine di un eone e tutto si consuma in un grande fuoco” mostra un mondo di sofferenze che si riflette nella vita delle persone, una condizione infernale di paura e dolore; ma dal verso “Questa, la mia terra, rimane salva e illesa”, la scena cambia completamente. Qui regnano pace, tranquillità e armonia; allegria, musica e cultura vi abbondano. È così che il Budda percepisce il mondo dall’alto del suo stato vitale.
Questi due mondi in realtà sono uno solo, che i comuni mortali e il Budda vedono e sperimentano in modi completamente diversi. Nichiren Daishonin dice che l’incendio cui le persone assistono è il “grande fuoco” dei desideri terreni. (Gosho Zenshu, pag. 757).
Non è il mondo a essere consumato dalle fiamme, ma le loro vite, cosa che le spaventa a morte. Il Budda però le incoraggia, dicendo: «Cosa avete da temere? La verità non è solo quello che vedete!» e anche «La terra dove io dimoro è eternamente tranquilla». Con queste poche parole egli scaccia le loro illusioni, aprendo la loro vita oscurata.
Sono parole di grande compassione, che esprimono il desiderio del Budda di elevare tutto il genere umano al grande stato vitale della Buddità. Gli insegnamenti precedenti spiegavano che il Budda e gli esseri umani vivono in “mondi diversi”, che le persone devono passare da questo mondo, il mondo di saha, all’ “altro mondo”, dove pare dimori il Budda; e ciò è possibile solo dopo aver svolto lunghe pratiche.
Ma il capitolo Rivelazione dice che il Budda ha sempre esposto la Legge in questo mondo di saha, che è la terra del Budda, dove dimorano sia il Budda che le persone comuni.
In un Gosho il Daishonin afferma: «Gli spiriti affamati vedono il fiume Gange come fuoco, gli esseri umani vi vedono l’acqua e gli esseri celesti lo vedono come amrita. L’acqua è sempre uguale, ma appare diversamente secondo la capacità karmica degli individui» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 147). Ciò che noi vediamo varia a seconda dello stato vitale, e quando quest’ultimo cambia, anche il “mondo” in cui viviamo cambia. È il principio di ichinen sanzen, celato nel Sutra del Loto.
Il Daishonin, a proposito della sua vita piena di persecuzioni, dice: «Giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, ho subìto ripetute persecuzioni. Le persecuzioni minori sono troppo numerose per poterle enumerare, ma le persecuzioni maggiori sono quattro» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 1, pag. 109). Durante il terribile esilio a Sado egli proclamò con tranquillità: «Provo una gioia senza limiti anche se adesso sono in esilio» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 234). Con il suo stato vitale, grande come l’universo, egli accettò tutto con calma imperturbabile.
Tsunesaburo Makiguchi, presidente fondatore della Soka Gakkai, sopportò la prigione pensando: «In confronto alle sofferenze del Daishonin a Sado, le mie non sono niente». E in una lettera scrisse anche: «A seconda del nostro atteggiamento, possiamo sperimentare gioia anche all’inferno».
Un alto stato vitale è frutto di una profonda umanità. Ricordo, ad esempio, l’aspetto del presidente Toda il giorno in cui la sua casa editrice, per una serie di difficoltà, dovette infine chiudere i battenti. Ho descritto la scena ne La rivoluzione umana. Avevo ventun’anni e, pieno di entusiasmo, ero redattore del mensile Boy’s Japan. All’improvviso il giornale fallì, e fu come stare a bordo di un jet fermo per aria. Ma quando cercai Toda, lo trovai che giocava tranquillamente a shogi1 con un amico. Sul momento non capii come potesse farlo in un momento simile, ma un attimo più tardi compresi: «Sta proprio bene, per lui non è cambiato niente. Il suo aspetto dice che continuerà la lotta». Il senso di ispirazione che sentii allora è ancora vivido in me.
Per quanto violente siano le tempeste che ci possono assalire, il nostro spirito combattivo dovrà tener duro fino all’ultimo. La nostra fede non può essere distrutta. “Questa, la mia terra, salva e illesa” descrive proprio questo stato vitale. Io sono discepolo di Josei Toda. Da quando ho cominciato a seguirlo, all’età di diciannove anni, fino ad oggi, ho attraversato mezzo secolo di storia, fra bufere e mari in tempesta. Così ho sviluppato la forza per affrontare a piè fermo ogni difficoltà.
Toda spiegava: « “Questa, la mia terra, è salva e illesa” si riferisce alle case dove è custodito il Gohonzon; le nostre case diventeranno “salve e illese” come risultato della nostra pratica».
Qualunque cosa accada, non dobbiamo mai essere sconfitti. Avanziamo con coraggio e spirito incrollabile. (foto di Silvano Bottaro)
stampa la pagina

Commenti