Il Sutra del Loto #192

La solenne assemblea al picco dell'aquila non si è ancora sciolta

Come ho già detto, il Jigage è uncanto che richiama le persone dopo la morte di Shakyamuni, e il brano sopracitato rivela in particolare la chiave perché le persone dell’Ultimo giorno raggiungano la Buddità.
Tale chiave è contenuta nell’«unico ardente desiderio». Il Buddismo di Nichiren Daishonin ci chiarisce e ci dà il segreto di “avere una mente sola” sotto forma di Nam-myoho-rengekyo delle tre grandi Leggi segrete.
Quindi, nella Lettera a Gijo-bo il Daishonin afferma: «Il Jigage del capitolo Juryo dice: “Con unica mente desiderano vedere il Budda e non risparmiano la propria vita”. Grazie a questa frase io, Nichiren, ho fatto apparire la Buddità nella mia vita, cioè ho realizzato le tre grandi Leggi segrete, il “reale ichinen sanzen” del capitolo Juryo» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 5, pagg. 3-4).
Chiarisce poi il significato implicito di “con unica mente” dicendo: «Desiderare di vedere il Budda con unica mente è concentrare la mente nel vedere il Budda, e se si vede la propria mente, si vede il Budda» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 5, pag. 4).
Il Daishonin interpreta «con un unico ardente desiderio» come «se si vede la propria mente, si vede il Budda». Indica quindi che la mente di una persona comune che ricerca il Budda diventa e si manifesta come “la mente del Budda”. Dice cioè che percepire la Buddità dall’interno della nostra mente è raggiungere l’effetto del Budda eternamente dotato delle tre proprietà illuminate.
Ecco il segreto più profondo della vita. In questa mente della fede, la persona comune è un Budda che rappresenta i principi mistici del mutuo possesso dei dieci mondi e la realtà dei tremila regni in ogni singolo momento della vita, ichinen sanzen.
Per tutti noi dell’Ultimo giorno della Legge, il Daishonin manifestò la “mente del Budda” e “l’effetto del Budda eternamente dotato delle tre proprietà illuminate” che possedeva nella sua vita sotto forma del Gohonzon. Nell’Ultimo giorno il Budda che dovremmo ricercare con una sola mente non è altro che il Gohonzon.
Quindi, i versi che seguono, «allora io e l’assemblea dei monaci appariamo insieme sul Picco dell’Aquila» spiegano l’avvento del Gohonzon. Lo stesso Ongi kuden dice: «Il Gohonzon è la realizzazione e la manifestazione di questo brano» (Gosho Zenshu, pag. 575).
La Cerimonia al Picco dell’Aquila nel Sutra del Loto è la cerimonia della vita che rivela il mondo di Buddità esistente nel cuore di Shakyamuni. Rivela la vita del Budda, vasta come l’universo.
In questo brano, «io» indica Shakyamuni o il mondo di Buddità, l’«assemblea dei monaci» si riferisce ai bodhisattva o alle persone dei due veicoli, e «insieme» significa tutti gli esseri dei dieci mondi. In breve, la cerimonia al Picco dell’Aquila rivela la vita del Budda che comprende i mistici principi del mutuo possesso dei dieci mondi e ichinen sanzen.
Il Daishonin descrive la Cerimonia al Picco dell’Aquila (la Cerimonia nell’aria) manifestando il mondo di Buddità che esiste nella sua stessa vita, la vita del Budda eternamente dotato delle tre proprietà illuminate, nella forma del Gohonzon. Quindi dice: «Questo brano si riferisce all’assemblea al Picco dell’Aquila che continua solennemente e ancora non si è ancora sciolta» (Gosho Zenshu, pag. 757). La Cerimonia al Picco dell’Aquila, quindi, non è ancora finita e va solennemente avanti.
Il Daishonin afferma: «Ovunque pratichiamo l’unico Veicolo, quel luogo sarà la capitale della Luce Eternamente Tranquilla. E senza muovere un passo, coloro che sono nostri discepoli e sostenitori laici possono vedere il Picco dell’Aquila in India e giorno e notte attraverseranno la terra della Luce Eternamente Tranquilla che da sempre esiste» (Major Writings, vol. 7, pag. 27).
Quando recitiamo Daimoku al Gohonzon, stiamo prendendo posto alla solenne Cerimonia dell’Assemblea del Picco dell’Aquila. Quando recitiamo Daimoku sinceramente, il Picco dell’Aquila nei nostri cuori risplende ed illumina la nostra vita. La nostra stessa esistenza diventa la Cerimonia nell’Aria, le nostre attività quotidiane divengono la condotta di una persona che si è riunita al Picco dell’Aquila.
Mentre era in carcere, Toda comprese di essere stato alla Cerimonia nell’aria del Sutra del Loto come Bodhisattva della Terra. Provò con la sua stessa vita di essere stato presente all’assemblea al picco dell’Aquila, e la realizzazione della sua missione come Bodhisattva della Terra divenne il punto di partenza dello sviluppo della Soka Gakkai nel dopoguerra.
Quando lui morì, Nichijun Shonin, sentendoci giurare che saremmo avanzati con un’unica mente per realizzare kosen-rufu, osservò: «Mi sembra che la Soka Gakkai rappresenti davvero “l’assemblea al Picco dell’Aquila che continua solennemente e non si è ancora sciolta”. Questa organizzazione è la vera Pura terra del Picco dell’Aquila, la grande riunione del Budda, e questo mi induce a rispettarla profondamente». (foto di Silvano Bottaro)
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