Il risveglio ritrovato

Raggiungere la Buddità in questa esistenza sarebbe dunque impossibile. Quindi, quando invochi la Legge mistica e reciti il Sutra del Loto devi raccogliere la profonda fede che Nam-myohorenge-kyo è la tua vita stessa (…) Una volta compreso che la tua vita stessa è la Legge mistica, comprenderai che lo è anche la vita di tutti gli altri.

Dal Gosho Il raggiungimento della Buddità

Come si fa a scoprire che Nam-myoho-renge-kyo è la mia vita? Come si fa a sentire il Budda dentro di noi? Io, queste domande me le sono fatte per circa nove anni. Troppo? Fin dagli inizi della mia pratica, ho avvertito uno strano “feeling” con questo Gosho. Parlo di feeling, non di una scelta razionale. Lo leggevo, lo rileggevo e più mi affascinava più lo percepivo incomprensibile, anzi impraticabile.
Sempre più impantanata nelle mie illusioni, paure e sfiducie, il Gohonzon era sì il mio principale punto di riferimento ma per “redimermi”, per “espiare”. Un po’ austero come atteggiamento. E i benefici? Di visibili alcuni e marginali; il grosso della vita, quello ancora non cambiava. Ma la ricerca, a volte senza sapere in realtà come dovrebbe essere, lo cercavo in certi momenti disperatamente sforzandomi di credere che fra tutti i miei errori e l’immagine così negativa che avevo di me stessa, vi fosse un angolo remoto e pulito ove albergava il “mio” Budda. Prima o poi io l’avrei incontrato.
Non avrei mai pensato che si sarebbe manifestato così. Successe un giorno, dopo una delle tante umiliazioni che subivo sul lavoro. Qualcosa in me si ribellò. Mi “costrinse” a difendermi. Parole di ribellione mi uscivano di bocca con veemenza, mentre nel mio cuore sentivo una inconsueta compassione e tanto rispetto per la mia persona che, da tanto tempo, non solo offendeva la mia dignità, ma anche quella di tutti. Stava offendendo la Legge mistica! E tornando a casa, recitando, sentivo e decidevo, imperativamente, di non permettere a nessuno di calpestare la vita, la mia vita, la sua… Che fosse questo quel mistico kyo che cita Nichiren Daishonin per spiegare che se si comprende la Legge nella nostra vita, poi si comprende anche quella presente negli altri?
Io, quel giorno, ho percepito che al di là di tutto il mio “male”, quella “presenza” nuova, dall’angolo remoto, era diventata me. Era uno “strano” qualcuno che mi voleva bene facendomi credere (e convincere) che la mia vita poteva “essere”. Essere “buona”, potente e decisiva. Anche per amore degli altri. Francamente, non so perché si sia risvegliato (il Budda) in quel modo così inequivocabile, e non prima. Che sia perché ogni tanto si smette di dubitare?
Ora sto imparando a conviverci bene e quando lo “invoco” sento di poterci contare, e di fidarmi se ancora i fantasmi si affacciano nel tentativo di spaventarmi. Difficile abbandonarlo adesso, impossibile. Non mi resta che ringraziarlo, scusarmi per averlo trascurato, ascoltarlo e proteggerlo in ogni istante. Per sempre.

Patrizia Cevoli (foto di Silvano Bottaro)

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