E così sono diventata Buddista

di Giulietta

Fino a due anni fa non sapevo nulla del Buddismo: questa parola si concretizzava nell'immagine di un grosso budda seduto a gambe incrociate, di cui sapevo ben poco.
Cresciuta in una famiglia cattolica praticante, un po' alla volta mi ero allontanata dalla pratica: sentivo che la mia fede era debole e incerta e alla fine ero approdata all' “agnosticismo”, una specie di stand by in attesa di chissà che cosa, perchè non avevo nemmeno il coraggio di definirmi “atea”.
Pensavo di poter vivere senza un credo religioso, mi basavo su una mia morale non sempre in accordo con il mio imprinting iniziale e mi sentivo bene così, o almeno lo pensavo.
Col passare del tempo, quello stato di benessere e di soddisfazione che mi era bastato fino a quel momento, cominciò a vacillare per lasciare il posto a una sorte di “vuoto interiore” legato spesso a domande senza risposte. Non accettavo il tempo che passava, il cambiamento mi spaventava, il futuro ancora di più. Per non parlare del problema della morte, assolutamente inaffrontabile.
Quando si trascura la propria spiritualità, rimandando i disagi, le paure, i dubbi; quando si vive “alla giornata”, concedendosi la soddisfazione di “sani egoismi”, illudendosi di stare meglio e di avere aggiunto conferme per il proprio ego, quando ci si accorge di non sopportare il tempo che passa e che si accorcia davanti a te, senza intravvedere alcun rimedio...a quel punto credo che la vita possa prendere solo due direzioni: subentrano rassegnazione e ci si affida al fatalismo, perchè tanto non si possono cambiare le cose, lasciando così via libera a rabbia, delusione, impotenza.
L'altra direzione è quella buddista, in cui nulla accade per caso e ci si sente invece protagonisti della propria vita fino in fondo, imparando a coglierne il profondo significato e affrontando perfino il discorso della morte.
Se riflettevo su Dio, quello che avevo imparato a conoscere nell'infanzia e che avevo poi cercato di inseguire e fare mio senza risultati soddisfacenti e stabili, sentivo dentro di me una specie di rifiuto, perchè il non-capire il suo disegno e il doversi affidare a lui con fede incondizionata mi risultava molto difficile da accettare. Lo stesso dicasi riguardo alla vita oltre la morte, al momento del giudizio, del bilancio e della resa dei conti.
Non avevo mai letto nulla sul Buddismo, nessuno mai me ne aveva parlato, ma, quando nel 2011 feci un viaggio in Birmania e la guida cominciò a esporre le fondamenta di questa religione, fu come se ciò che ascoltavo risuonasse dentro di me come già noto; fu come se mi riconoscessi in certi principi e mi trovai a riflettere sul fatto che anch'io la pensavo così, che ero d'accordo con quelle idee, che forse un po' buddista lo ero sempre stata. Penso ad es. al principio di causa ed effetto, all'assunzione di responsabilità, al fatto che nessuno impone il buddismo, perfino al difficile concetto di karma.
Una volta rientrata in Italia, incuriosita e desiderosa di saperne di più, mi rivolsi ad una amica che sapevo essere buddista e le parlai. Il risultato fu che mi prestò un libro (“Il buddista riluttante”), che lessi tutto d'un fiato. E dopo di questa lettura ne seguirono altre, che desideravo fortemente leggere e rileggere, sottolineando le frasi più significative. Io, che avevo sempre letto poco, che quando mi regalavano un libro ringraziavo dicendo che ne avevo già uno, mi sono ritrovata in breve tempo ad avere la mia biblioteca di testi sul Buddismo di Nichiren Daishonin. Chiesi poi di poter iniziare a frequentare un gruppo e così iniziarono gli zadankai, che frequentavo con costanza. Quelle riunioni mi piacevano, ne uscivo ricaricata e contenta: persone positive, fiduciose e sempre pronte a lottare, come se davvero “l'impossibile potesse diventare possibile”.
Mi diedi un tempo: se nel giro di sei mesi avessi mantenuto lo stesso interesse, se mi fossi sentita a mio agio, avrei continuato.
La recitazione all'inizio non fu facile da accettare, ma un po' alla volta la pratica entrò a far parte della mia quotidianeità, tanto che il 24 febbraio 2013 ricevetti il Gohonzon, nove mesi dopo aver iniziato a praticare: una vera gestazione andata a buon fine! Ricordo l'emozione di quella giornata, il rammarico per non aver incontrato prima la pratica, unita però alla consapevolezza che nulla succede per caso, secondo il Buddismo, per cui quello era il momento giusto.
Il Buddismo ha dato un senso alla mia vita, aiutandomi ad affrontare con maggiore coraggio e grinta tutti i problemi che si presentano. Mi ha aiutato ad approfondire la gratitudine e la compassione, elementi già presenti nella mia vita, ma in modo marginale e poco costante. Il Buddismo mi ha anche risvegliata alla mia missione, che è quella di raccontare la mia esperienza, perchè altri possano essere felici. All'inizio non riuscivo molto a fare shakubuku, mi sentivo in imbarazzo, ora invece non perdo occasione per parlare di questa straordinaria religione della “speranza”, dove chiunque viene valorizzato per quello che è, dove la pratica aiuta a far emergere le qualità del Budda presenti in ognuno di noi. Saggezza, coraggio, forza vitale, compassione sono dentro di noi, dobbiamo solo aiutarle a farle uscire: in questo dobbiamo avere fede. Nichiren dice:”Noi persone mortali non possiamo vedere le nostre ciglia che sono vicine né i cieli che sono lontani. Ugualmente non capiamo che il Budda esiste nel nostro cuore”.
Il percorso è a volte duro, perchè, come dice Nichiren, iniziare è facile, continuare è difficile: le sfide a cui siamo chiamati ogni giorno mi mettono a dura prova, ostacoli e demoni mi attaccano. Si chiamano in tanti modi: paura, dubbio, rimpianto, collera, orgoglio, disprezzo, arroganza... Ora però li riconosco e li affronto col Daimoku, li faccio fuggire via perchè so come sono fatti e così mi impegno per combatterli.
Nel mio cuore sento di avere una marcia in più, il Gohonzon, che non mi abbandonerà mai. E sono convinta che la strategia del Sutra del Loto potrà sempre fare qualcosa per me.
Quando mi metto davanti al Gohonzon e recito col cuore affidandomi completamente alla Legge mistica, sono consapevole, come dice Josei Toda, che tutto andrà bene, perchè adottando questo comportamento, non c'è il minimo dubbio che diventerò felice! 
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Commenti

  1. Grazie Giulietta, il tuo racconto mi ha dato coraggio ;)

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  2. grazie cara Giulietta per questa straordinaria seppur semplice testimonianza. E' proprio come dici tu l'impossibile diventa possibile ed io ne so qualcosa con la mia grande esperienza di malattia-guarigione. Sei un esempio della grande capacita' di trasformazione che acquisiscono le persone che recitano Nam myoho renge kyo..

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  3. Grazie Giulietta, di questa bellissima condivisione.

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  4. il sentir risuonare i princìpi buddisti dentro di te risveglia il ricordo, peraltro non lontano, del mio primo daimoku ...la tua esperienza sa di speranza e di felicità. Grazie Giulietta!

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  5. Grazie a tutti! Condividere la mia esperienza mi ha dato molta gioia, la stessa che provo quando mi emoziono leggendo le storie di altri compagni di fede. Tra i benefici del Buddismo c'è anche questo continuo arricchimento!

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  6. Con tue parole sei riuscita a trasmettermi sperenza e fiducia. Grazie.

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