Difficile, non impossibile


Cominciai una grande lotta cercando di collegare ogni attività buddista che facevo a un aspetto della mia vita, coltivando sempre di più lo spirito dell'offerta e la gratitudine per la Soka Gakkai.

Mi ha parlato di questo Buddismo nel 1995 l'insegnante della scuola materna di mia figlia Anita. È da allora, trentaduenne, che ho cominciato a prendere la mia vita in mano. Ero sfiduciata di tutto e tutti e recitavo un ruolo di moglie, di madre e di figlia che non era autentico, attribuendo tutta la responsabilità di ciò a mia madre. Apparentemente potevo sembrare una persona forte, ma dentro ero molto fragile e di conseguenza mi ammalavo frequentemente. Cercando di trovare una calma interiore ho provato di tutto, dalle tecniche di rilassamento alle strategie orientaleggianti, senza grandi risultati. Tutto nella speranza di riuscire a superare la paura che mi investiva: avevo sposato una persona violenta e dopo la nascita di mia figlia avevo deciso di separarmi. Vivevo situazioni molto pesanti tra tribunali dei minori e indagini psicologiche.
In questo clima l'insegnante di Anita mi invitò a una riunione buddista. Mi disse che recitando Nam-myoho-renge-kyo si poteva trasformare il karma negativo e perciò non persi tempo e volli sperimentare se era vero. Prima di tutto sentii che ci voleva un grande coraggio per praticare questo Buddismo, ed era quello che mi serviva per vivere; inoltre un aspetto che mi colpì subito di questa dottrina è che poteva essere praticata da chiunque e io, con tutte le mie esperienze filosofiche, andavo proprio alla ricerca di qualcosa che andasse oltre le diversità.
«Come possono le tue preghiere rimanere senza risposta?» (Sulle preghiere, SND, 9, 184), fu la prima frase di Gosho che lessi e, come primo beneficio, il mio ex marito smise di minacciarmi. E quando, un mese dopo, mia madre si ruppe il femore e fu ricoverata per sei mesi, questa disgrazia si rivelò una fortuna perché diede l'avvio a un processo che la portò a smettere di bere dopo venticinque anni di alcolismo. Sentivo inoltre che cambiava in meglio la mia condizione vitale e anche i miei disturbi fisici miglioravano. Cominciavo a conoscere le parti di me che non mi piacevano, ad accettarle, e anziché continuare a essere patetica nacque in me la consapevolezza che ero stata vittima solo di me stessa.
Nel 1997 cominciai a recitare Daimoku per la felicità di un gruppo del quale mi fu affidata la responsabilità, ricordandomi sempre la frase di Lettera a Myomitsu Shonin: «Sostenendo la vita degli altri si ottengono tre benefici: primo, si sostiene la vita, secondo, si ravviva il volto e terzo, si acquista forza» (SND, 7, 178). Così, imparando a sentire la mia sofferenza, ho cominciato a sentire la sofferenza degli altri e da quel gruppo emersero molte persone che decisero di dedicarsi alla propria e altrui felicità. Intanto cominciavo a conoscere mia mamma, vedendo non solo i suoi limiti, ma anche le sue qualità e iniziai a costruire un rapporto autentico con lei.
Nel 2001 mi fu affidata la responsabilità di capitolo. Mi sembrava di aver iniziato un bel percorso e cominciavo a guardare al futuro con grande fiducia, quando tutto precipitò. Dopo tredici anni, si sgretolò anche il mio secondo rapporto matrimoniale, ritrovandomi a quarant'anni sola, con una figlia adolescente, una madre ammalata e una sorella con problemi mentali. Non avevo un lavoro perché da quando mi ero sposata di nuovo avevo smesso di lavorare per seguire la famiglia. Incoraggiata dai compagni di fede e dalla lettura della Nuova rivoluzione umana cominciai una grande lotta cercando di collegare ogni attività che facevo a un aspetto della mia vita, coltivando sempre di più lo spirito dell'offerta e la gratitudine per la Soka Gakkai. In quel periodo cominciai anche a studiare canto, il mio hobby preferito: avevo sempre partecipato all'attività del coro e il mio sogno nel cassetto era quello di educare e impostare la mia voce. Sempre in quel periodo decisi di far tradurre in giapponese le mie poesie, animate dal desiderio di condividere con le altre persone la gioia di praticare il Buddismo, e di inviarle al mio maestro, il presidente Ikeda. Inoltre iniziai a studiare per diventare operatrice shiatsu e costruirmi un'identità professionale. Dal 2005 ho cominciato a provare gioia nell'attività buddista e in tutte le cose che facevo e dopo aver visto la crescita del capitolo che dalle cento presenze alle riunioni di discussione è passato a centottanta, decisi con convinzione ancora maggiore di continuare a sfidarmi per vincere su ogni aspetto della mia vita.
Nel dicembre 2006 mia madre "volò via" regalandomi il sorriso sul suo volto mentre recitavo Daimoku vicino a lei in coma: tutti hanno potuto constatare l'incredibile cambiamento del suo viso. Dopo aver conseguito il diploma triennale di operatrice shiatsu ed essermi iscritta all'albo professionale a tempi di record, sono stata poi per tre anni assistente nella scuola dove avevo studiato. Dall'aprile 2008 lavoro come libera professionista in un albergo proprio di fronte a quello dove facevamo i corsi buddisti autunnali. Ho trovato il posto giusto al momento giusto, riuscendo anche a sistemare gli aspetti economici in modo da poter godere di una certa tranquillità finanziaria. Studiando e approfondendo lo shiatsu, ho acquisito una mia tecnica personale che ho fatto registrare alla camera di commercio, e così è stato anche per il metodo d'insegnamento del canto. Poiché vedevo che ottenevo molti risultati che mi davano tanta soddisfazione volevo insegnarlo agli altri per offrire ciò che avevo imparato dallo studio e soprattutto dall'esperienza. Inoltre, continuando a recitare Daimoku per realizzare nella maniera migliore questo mio scopo mi è stato proposto di fondare un'associazione e di condividere uno studio con due docenti di fama internazionale (un sociologo e un medico cinese agopuntore). Naturalmente ho accettato felice di avere un'ulteriore occasione di crescita.
La mia passione per il lavoro è tanta e ringrazio tutti i giorni il Gohonzon per quanto mi è stato dato, con la consapevolezza che i benefici non piovono dal cielo ma vengono da me stessa, perché ho deciso di cambiare il mio destino e accumulare fortuna. Niente di quello che faccio è facile, anzi a dir la verità è tutto difficilissimo, ma quando si ha il coraggio di andare fino in fondo niente è impossibile. Il mio unico scopo è dimostrare a chi mi circonda la grandezza del Buddismo, che offre la possibilità di vivere la vita in modo creativo. Nichiren Daishonin ci ha insegnato questo Buddismo perché diventassimo maestri nel risolvere i problemi della vita e non voglio mai dimenticarmi che quando si recita Daimoku "con la forza di un leone all'attacco" niente è impossibile. Sono soprattutto i compagni di fede della Divisione giovani che, con il loro atteggiamento, me lo ricordano costantemente.
Da quattro anni mia sorella non è stata più ricoverata in psichiatria, anzi, ora lavora nell'ambito assistenziale per gli anziani. Il centro della mia vita è Nam-myoho-renge-kyo e la mia lotta consiste proprio nel cercare di mantenere questa consapevolezza. La mia vita in ogni momento rispecchia ciò in cui io credo, perciò voglio essere sempre consapevole che tutti i pensieri negativi sono occasioni per crescere, rafforzare la mia fede e vincere su qualsiasi problema. Nichiren ci esorta a "credere nel Gohonzon con tutti noi stessi" e so che non posso rendere possibile l'impossibile se non ho il coraggio e la determinazione di farlo.
Per l'attività della consegna dei Gohonzon avvenuta nel giugno 2010, io e i miei corresponsabili abbiamo dichiarato i nostri obiettivi personali. Io in quell'occasione dissi che ero decisa a realizzare il seguente desiderio: incontrare un uomo che avesse dei figli per creare una relazione di valore che durasse tutta la vita. Dopo un mese, a una riunione di discussione, ho incontrato l'uomo che aspettavo da tanto. Abbiamo deciso di creare ogni giorno armonia nella nostra famiglia, costruendo un dialogo basato sulla sincerità e sul rispetto. A ottobre ho fondato la Scuola professionale di shiatsu con i primi sei iscritti, tutti giovanissimi. Niente di quello che faccio è "solo per me" e considero l'attività nella Soka Gakkai un'occasione per allargare e allenare il mio cuore ogni giorno di più, creando unità. Anche quando vorrei scappare penso sempre alle frasi di Gosho che dicono: «Una roccia messa nel fuoco si ridurrà in cenere, mentre l'oro diverrà oro puro» (Lettera ai fratelli, SND, 4, 112), e «[...] non ci sono terre pure e terre impure di per sé: la differenza sta unicamente nella bontà o malvagità della nostra mente (Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza, SDN, 4, 5)». Questa è la mia lotta. (S. R.) (dati modificati) (foto di Silvano Bottaro)
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