Il Sutra del Loto #188 (Parte prima di due)

Lo spirito di ricerca fa risplendere la nostra vita

Shu ken ga metsudo. Ko kuyo shari. Gen kai e renbo. Ni sho katsugo shin. Shujo ki shinbuku. Shichijiki i nyunan. Isshin yok-ken butsu. Fu ji shaku shinmyo. Ji ga gyu shuso. Ku shutsu ryojusen.

Quando le persone sono testimoni del mio trapasso, sentono un’immensa venerazione per le mie reliquie. Tutti nutrono pensieri nostalgici e nei loro cuori nasce un ardente desiderio di me. Quando cominciano a credere sinceramente, con animo onesto integro e sensibile, con un unico ardente desiderio di vedere il Budda, senza risparmiare le loro vite per questo, allora io e l’assemblea dei monaci appariamo insieme sul Picco dell’Aquila.

Preparando questa lezione, ho composto dei versi:

Ogni mattina e sera recitando i capitoli Hoben e Juryo intoniamo il canto dell’universo.

Gongyo, mattina e sera, è una cerimonia che fonde il microcosmo della nostra vita con il macrocosmo dell’universo in una melodia corale. Il suono della Legge mistica, il suono delle voci che recitano Daimoku, è “il canto dell’universo”.
Ogni mattina e ogni sera ci immergiamo nella sinfonia della mistica Legge che risuona in tutto l’universo. I Budda, i bodhisattva e gli dei buddisti che esistono nelle tre esistenze e nelle dieci direzioni ci lodano e ci proteggono.
Dal punto di vista del Budda, il nirvana è un espediente: in realtà egli è sempre al nostro fianco. Per la gente è difficile capire questo. Ma quando il Budda muore, in tutti cresce un grande desiderio di incontrarlo. Avendo cercato di calmare le sofferenze delle persone con la frase: «Ho reso gli uomini testimoni del mio nirvana», e rivelando così il significato della sua morte, il Budda ci offre adesso parole piene di profonda compassione.
Dice infatti: «Quando le persone sono testimoni del mio trapasso, sentono un’immensa venerazione per le mie reliquie. Tutti nutrono pensieri nostalgici e nei loro cuori nasce un ardente desiderio di me. Quando cominciano a credere sinceramente, con animo onesto, integro e sensibile, con un unico ardente desiderio di vedere il Budda, senza risparmiare le loro vite per questo, allora io e l’assemblea dei monaci appariamo insieme sul Picco dell’aquila».
Queste parole esprimono il suo profondo interessamento per tutte le persone dopo la sua morte. La relazione fra un Budda e i suoi discepoli non è limitata a una sola esistenza, il rapporto maestro discepolo esiste attraverso le tre esistenze di presente, passato e futuro, per l’eternità. Il presidente Toda è sempre con me; lo capisco da quanto ho lottato. Poiché, sebbene il Budda sia vicino a noi, non possiamo sentirci uniti a lui se stiamo in ozio. Questo brano del sutra ci spiega chiaramente l’atteggiamento che dovremmo tenere verso il Budda.
Esso dice: «Sentono un’immensa venerazione per le mie reliquie». Questo non deve sembrarci un incoraggiamento a fare offerte alle spoglie mortali in senso letterale, ma un segno dell’importanza di avere una diretta unione con il Budda attraverso la fede.
L’offerta suprema al Budda non è venerarne qualche reliquia, ma ereditarne lo spirito. In altre parole, è lottare per manifestare come propria anche solo una parte di quello spirito, che sostenne la filosofia che ognuno è un Budda, e che sempre si sfidò per salvare tutti dalla sofferenza. (Continua)(foto di Silvano Bottaro)
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