Il Sutra del Loto #187

Il Budda è come un genitore amoroso che si prende cura dei figli (parte seconda di due)

Quanto a “insegnare la legge”, L'Ongi kuden dice: "Insegnare la Legge", è il suono delle parole di tutti gli esseri viventi che espongono la Legge attraverso la saggezza liberamente ricevuta e utilizzata, in quanto parte della loro natura originale. Adesso, nell’Ultimo giorno della Legge, predicare la Legge significa recitare Nam-myoho-renge-kyo» (Gosho Zenshu, pag. 756).
Il Budda della gioia infinita (il Budda di compassione unita alla saggezza, che riceve e utilizza liberamente il beneficio della Legge mistica), si manifesta nella vita di noi che recitiamo Daimoku al Gohonzon. In altre parole, il Daishonin ci insegna che, basandoci sulla fede, possiamo attingere alla saggezza del Budda e manifestare nella nostra vita il suo beneficio.
Quando confidiamo di poter superare qualsiasi sofferenza tramite la fede nel Gohonzon, la nostra vita risplende di speranza, da cui scaturisce una forza illimitata. Questo è il modo di vivere più forte e sicuro. Secondo Toda, il brano «Ho reso gli uomini testimoni del mio nirvana per salvarli» fa luce sulla questione del perché moriamo, anche se la vita è eterna. Egli diceva che, dal punto di vista di chi percepisce l’unicità di nascita e morte, la morte è solo un espediente e paragonava spesso la morte al sonno. Dopo essere stati svegli a lungo, siamo stanchi e andiamo a dormire, e quando dopo un profondo sonno ci risvegliamo, le nostre forze sono nuovamente fresche.
Dopo aver vissuto a lungo, ci stanchiamo e moriamo, per iniziare poi, con fresca vitalità, una nuova esistenza. La morte serve a ricaricarci per la nostra prossima vita. Coloro che si dedicano alla Legge mistica rinascono subito, ritrovando nella nuova esistenza i loro compagni per kosen-rufu. Possono condurre vite piene e soddisfacenti con un forte senso di missione, secondo i loro desideri.
Pertanto nel Buddismo la morte non ispira né paura né rassegnazione. Convincendoci che la morte è un espediente, possiamo affrontare tutto con tranquillità. Questo è il modo di vivere di un buddista che attraversa con forza ed entusiasmo sia questa che ogni altra vita lungo le tre esistenze. Tuttavia, come sottolineava Toda, benché la vita sia eterna, quella nuova non è slegata dalla vecchia. Dal passato al presente, e dal presente al futuro, è la nostra vita che continua. La Legge di causa ed effetto opera eternamente su passato, presente e futuro, e le cause positive e negative incise nelle nostre vite non scompaiono.
Toda diceva che dopo la morte, la vita si fonde con l’universo: «Le nostre vite, fondendosi con l’universo, non si mescolano con le vite degli altri. Ciascuna conserva la sua integrità e prova gioia o tristezza a seconda delle azioni della persona che è stata, come se ridesse o piangesse in sogno. Poi, come quando si è svegliati da un rumore o una luce, si rinasce in accordo con la causa esterna».
Pertanto non si deve mollare tutto in questa vita, pensando: «Tanto c’è la prossima», né tantomeno tenere un comportamento irresponsabile e nocivo perché «si vive una volta sola».
Le azioni delle esistenze precedenti sono tutte incise e contenute in questa vita. Le cause di sofferenza e gioia in questa vita, di felicità o tristezza, stanno tutte nelle nostre azioni passate. Ma il Buddismo del Daishonin ci permette di dare un nuovo corso al nostro destino. Quando ci basiamo sul punto di vista che la vita è eterna, la prima cosa da cambiare è il nostro attuale modo di vivere.
Quando preghiamo al Gohonzon, avvengono forti cambiamenti dentro di noi. Manifestiamo una forte e pura vitalità, le catene del nostro destino vengono spezzate e appare la nostra vera identità, il fresco e forte mondo della Buddità. Fare la rivoluzione umana significa mantenere sempre nella nostra vita questa rinnovata energia.
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