Il professore ribelle


"Prevenzione del disagio", anzi, "creazione di agio". Questo poteva essere il mio scopo nel lavoro. Così con piccole iniziative, culminate in un festival musicale aperto a tutte le scuole della provincia, avevo aperto una strada nuova.

Inverno scorso: sto uscendo a notte fonda dallo studio di registrazione che ho fondato sei anni fa. Sono con Paolo, il mio amico batterista toscano, che per primo mi ha parlato del Buddismo nel 1993, convincendomi a provare. Mi incoraggia, come sempre: «Cosa aspetti a scrivere la tua esperienza per il Nuovo Rinascimento, "egoistaccio"! Vuoi deciderti a raccontare anche agli altri i benefici che hai ricevuto o ti vuoi tenere tutto per te?».
Così stanotte inizio a scriverla.
Era il 1993 e mi ero appena separato dalla mia prima moglie. Non si poteva certo definire "una separazione tranquilla", anzi, piena di sofferenza per entrambi. Ospite di un mio amico, poi "randagio" di casa in casa, perfino denunciato per occupazione abusiva, mi svegliavo al mattino col cuscino ricoperto dai miei lunghi capelli che improvvisamente cadevano a ciocche.
Paolo mi parla del Buddismo di Nichiren Daishonin e io provo a praticarlo. Quello che sento, subito, è forte, ma sono forti anche la paura e le resistenze. Così, dopo un po' di tempo, mi "prendo una pausa", piuttosto lunga: fino al 1997. Non prima di aver parlato del Buddismo anche alla mia ex-moglie. Mai del tutto staccato dal Gohonzon, ogni volta che scendevo in Umbria a trovare il mio amico praticavo per un po' e pensavo: «Ho capito la Legge di causa ed effetto. Sto attento a porre solo cause positive... fare Gongyo e Daimoku non è indispensabile».
All'inizio del 1997 mi ritrovo in una situazione molto simile a quella di quattro anni prima. E allora: via con la pratica buddista, ma stavolta non smetterò mai più!
Recitavo tantissimo Daimoku per sposarmi con Alba, la ragazza con cui avevo convissuto nel frattempo ma che voleva lasciarmi, e per firmare un contratto per suonare a Tunisi. Nel giro di una decina di giorni di pratica assidua la ragazza mi lascia e il contratto sfuma. Così ho sperimentato che non bisogna basarsi troppo sulla nostra mente: il Gohonzon mi stava preparando una serie incredibile di "coincidenze". Conosco Monica, entrambi sullo stesso palcoscenico, finalisti in una selezione per Castrocaro. In un paio d'anni diventerà la mia amatissima moglie e la madre del mio splendido figlio Luigi. In ogni istante sento che non avrei mai potuto incontrare una donna migliore, né avere un figlio migliore, come avevo sempre sognato. (Fossi andato a Tunisi non l'avrei mai incontrata).
Altro mio grande problema: il lavoro. Lavoravo dal 2005 come "istitutore" in un collegio statale. Un lavoro fisso, non faticoso, ma non era il mio lavoro. Io, ribelle e musicista, mi trovavo calato in un ruolo che non mi apparteneva, in una struttura antica, rigida.
«Considera entrambe, sofferenza e gioia, come fatti della vita, e continua a recitare Nam-myoho-renge-kyo qualunque cosa accada. In questo modo sperimenterai una gioia illimitata che deriva dalla Legge. Rafforza la tua fede più che mai» (Felicità in questo mondo, SND, 4, 157-158).
Questa frase di Gosho mi ha sempre accompagnato e aiutato a capire quando la risposta alle mie preghiere era completamente diversa da quello che avevo immaginato, aiutandomi a trovare un senso più profondo alla mia vita. E così iniziai ad approfondire anche il senso del mio lavoro. Dovevo far qualcosa per aiutare tutti quei ragazzi che già avevano sofferto parecchio in famiglia e si trovavano a disagio in una scuola non pensata per loro.
"Prevenzione del disagio", anzi, "creazione di agio". Questo poteva essere il mio scopo nel lavoro. Così con piccole iniziative, culminate in un festival musicale aperto a tutte le scuole della provincia, avevo aperto una strada nuova. Erano gli ultimi anni del vecchio secolo.
Lavorando in questa direzione e con questo atteggiamento, ho avuto un altro beneficio incredibile. Una collega d'educazione musicale e la sua preside mi invitano a scrivere un progetto per la loro scuola media: "Laboratorio musicale per la creazione di agio". Mi ci butto con entusiasmo, e da otto anni il mio lavoro principale è far divertire con la musica, il canto e il teatro, i ragazzi di una scuola media. Un progetto e un lavoro che hanno avuto tanti riconoscimenti pubblici, in questi anni. Dico "lavoro principale" perché nel frattempo ho anche fondato un'associazione musicale e uno studio di registrazione. Lì insegno canto moderno, con risultati veramente notevoli e pensare che venti anni fa, nel gruppo musicale dove suonavo la tromba non mi lasciavano cantare volentieri...
In quegli anni faccio anche tantissima attività buddista: tanti chilometri per incontrare tante persone, quasi tutte le sere e i fine settimana occupati... e pesanti bollette telefoniche! Alla fine del 2010 realizzo un altro mio grande obiettivo: portare i miei genitori e la mia preside a Verona alle celebrazioni del settantesimo anniversario della fondazione della SGI. Proprio i miei, marxisti di ferro, che all'inizio mi avevano tanto preso in giro per aver abbracciato il Buddismo!
In quell'occasione racconto la mia esperienza e canto, anche come solista, allo spettacolo. Avevo appena aperto lo studio di registrazione senza dover rischiare nemmeno un euro, perché fondato su un grosso progetto sostenuto da Comune e Provincia.
In quei giorni sembrava che la SGI in Italia vivesse una situazione di crescita, di gioia, d'unità incredibile e incrollabile. Purtroppo però, di lì a poco le cose cambiarono e iniziò un lungo periodo di oscurità, di tensioni, di scontri, di divisioni e di abbandoni.
Anche la mia vita fu trascinata in questo vortice oscuro. Molti degli amici con cui avevo condiviso anni di sforzi comuni, improvvisamente mi girarono le spalle e mi esclusero, solo perché la pensavamo in modo diverso. Perfino il mio bel matrimonio fu sul punto di crollare sotto questo peso. Fu un periodo molto duro, di cui porto ancora dei segni. Continuavo a recitare Gongyo e Daimoku, principalmente con lo scopo di capire se stavo seguendo correttamente la Legge, il Gohonzon, il maestro, o se stavo sbagliando tutto. «Seguire la Legge, non la persona», mi continuavo a ripetere, «rafforza la tua fede più che mai»...
In quel periodo ottengo molti benefici: senza aver fatto nessuna richiesta, un giorno mi viene comunicato che, avendo cambiato scuola e tipo di lavoro, dal 2007 ho diritto a un aumento di stipendio mensile di 500 euro! Era 2012, e un giorno mi arrivano anche gli arretrati: 16.400 euro! Qual era questo giorno? Il 3 maggio!
Il mio obiettivo principale nell'attività buddista è che i nuovi membri che stanno arrivando sappiano sempre usare la propria testa, basandosi sul Gohonzon e sul Gosho, senza mai "seguire ciecamente" nessuno. In questo modo, sicuramente, realizzeranno grandi esperienze.
Quest'anno sembrava che le cose si mettessero male, che il Comune cambiasse indirizzo e intenzioni e di conseguenza rivedesse il progetto alla base dello studio di registrazione, ritirandoci la fiducia, i finanziamenti, lo spazio.
Ma non abbiamo perso la fiducia. Praticando ho imparato che «più buia è la notte, più vicina è l'alba» e così, anche insieme ad Monica, abbiamo messo questo nostro grande obiettivo davanti al Gohonzon. Ho avuto l'occasione di seguire e accompagnare a ricevere il Gohonzon due splendide persone e abbiamo iniziato l'anno con una bella riunione tutti insieme.
Grazie a questi sforzi tutto si è sbloccato: i nostri interlocutori pubblici ci hanno commissionato un secondo grande progetto che abbiamo consegnato in questi giorni, proprio per la creazione di un nuovo Centro giovani che abbia come caratteristica fondamentale la presenza al suo interno di un laboratorio giovanile permanente per lo spettacolo. Ci hanno assegnato nuovi spazi e assicurato nuovi finanziamenti e sostegno. Questo centro, da quando l'ho fondato nel 2000, è cresciuto in un modo veramente incredibile. Oggi offre lavoro a parecchie persone, è frequentato da tanti ragazzi, sta davvero diventando una scuola dello spettacolo. È la prima volta che ci registro dei miei lavori, per un mio compact disc. Voglio che esca quest'anno, per i miei sessant'anni. E da queste musiche nascerà anche uno spettacolo musicale che ho cominciato a scrivere.
Un altro, enorme beneficio si è realizzato proprio in questi giorni: dopo molti anni si è improvvisamente sciolto, proprio come neve al sole, il profondo rancore, che non ero mai del tutto riuscito a eliminare, nei confronti di un mio collega musicista, "responsabile" della fine del mio primo matrimonio. Per anni ho determinato, recitato Daimoku, messo azioni. Niente. Sembrava che questa sofferenza non sarebbe mai svanita. Sul più bello risaltava fuori. Pochi giorni fa, da un istante all'altro è cambiato tutto: svaniti il rancore e il senso di competizione che per anni mi avevano rovinato tante situazioni e fatto stare molto male. Ora sento solo tantissimo affetto, una grande stima, e anche gratitudine; perché in fondo senza di lui la mia vita forse non sarebbe sbocciata così!
Chiudo la porta dello studio pensando: «Paolo questa volta ce l'hai fatta! Ho scritto l'esperienza!». Spero che possa incoraggiare anche una sola persona. (F.B.)(dati modificati)
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