Il primo meeting non si scorda mai 2/4


Quanti di noi, dopo i primi Daimoku, hanno sentito nascere qualcosa di bello dentro di sé! I primi sforzi per fare Gongyo anche se non proprio correttamente, fanno parte di un ricordo dopo qualche anno di pratica. E forse proprio questi sforzi erano le molle per ottenere i benefici più grandi. Poi piano piano, molte di queste cose diventano scontate. Nelle storie che si raccontano in queste pagine c’è molto di “primo amore” o “colpo di fulmine”. Quasi un senso di tenerezza. Ma se vogliamo essere onesti fino in fondo non possiamo fare a meno di fare una considerazione. Il Gohonzon è sempre lo stesso. Non è invecchiato, non si è mai ammalato, non ha subito traumi. In altre parole è sempre uguale a se stesso. «È per questo motivo che il Gohonzon è chiamato mandala. Mandala è una parola sanscrita che significa “perfettamente dotato” o “insieme di benefici”», dice Nichiren Daishonin. E allora dove sta il problema?
Domanda retorica e tutto sommato stupida. Ma forse ogni tanto vale la pena farsela. Non si può fermare il tempo, ovviamente. Non si può neanche far finta di essere ancora come eravamo. Si cambia, si invecchia. Ci si abitua a tutto. Anche a fare Gongyo. Il calo di tensione può diventare sempre più manifesto con il passare del tempo. Ma dicevamo: l’abitudine non è una malattia incurabile.
A questo punto il discorso si divide in due. Da una parte c’è chi non ha ancora dovuto affrontare questo problema. Dall’altra chi invece sa benissimo di cosa stiamo parlando per esserci passato e magari non ancora uscito. (continua)(foto di Silvano Bottaro)
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Commenti

  1. Salve, non riesco a visualizzare le altre pagine se non l'anteprima del brano. Come posso fare?
    Grazie in anticipo,
    Cristina

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  2. Non capisco Cristina... quali altre pagine? e... anteprima del brano cos significa?

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