I miei tesori


Ho scoperto il vero valore della famiglia, che non conoscevo perché da piccolo i miei genitori erano troppo presi dal lavoro. Ho scoperto il vero valore della persona che si ama e con la quale si è deciso di condividere il sentiero del genitore.

Era il 27 aprile del 2007 quando decisi fermamente di percorrere la via di Nam-myoho-renge-kyo. Ricordo molto bene la data e il momento della mia decisione, perché per me fu una sorta di risveglio: il seme della Legge mistica che mi era stato svelato dieci anni prima, nel 1997, si era sviluppato per emergere dallo stagno del mio profondo io. Ma all'epoca non ero così maturo da decidere che questa fosse la pratica giusta per cambiare il mio carattere, e non avevo neanche percepito che avrei potuto raggiungere grandi obiettivi.
Tuttavia quel giorno, prima di incontrare una mia vecchia conoscenza che mi invitò a conoscere il Buddismo, pensavo alla vita piatta che stavo vivendo: ero un single con un lavoro, anche se insopportabile per via del rapporto difficile con i miei fratelli nonché soci, con tante attività sportive, con viaggi che mi avevano portato in giro per l'Europa e altrove, ma molto spesso con un'amica che amavo e odiavo: la solitudine.
Ogni occasione era buona per stare con lei: il fine settimana fuori dalla città c'erano le montagne, i trekking del solitario amante della natura, durante la settimana il dojo, ossia un'arte marziale e qualche incontro casuale nei pub, giusto per scambiarsi qualche parola. Quando decisi di praticare questo Buddismo, mi posi subito un obiettivo che puntualmente rimarcava il mio carattere: poter comprare il biglietto aereo per l'Australia nel giro di due mesi, nonostante che il mio conto corrente bancario fosse asciutto. Ovviamente da "solitario". Mi svegliavo la mattina alle cinque per fare Gongyo e Daimoku; partecipavo a ogni tipo di attività buddista: dagli zadankai ai meeting della Divisione giovani. E il mio principale obiettivo divenne realtà: raggiunsi l'Australia.
Quando tornai a casa, io e i miei fratelli pensammo di trovare uno stabile più grande per trasferire la piccola tipografia fondata da mio padre nel 1959. Provai di nuovo a sperimentare questa pratica per raggiungere il nuovo obiettivo e la risposta non si fece attendere: trovammo uno stabile in una zona industriale, a venti metri dall'abitazione di un praticante. Ero molto felice di queste strane coincidenze. Mi resi conto che avevo trovato dentro di me quello che cercavo altrove e che ovunque andassi in piena solitudine, non era altro che ritrovarmi sempre di fronte a me stesso.
Iniziai a mettermi nuovi obiettivi come quello di vivere autonomamente dai miei genitori e avere una relazione sentimentale importante. A dicembre conobbi Carla, e poco dopo iniziammo a frequentarci anche se non credevo più nei rapporti sentimentali. Mi ero costruito un perfetto mondo da single, ma non avevo fatto bene i conti con la persona che mi trovavo di fronte: anche se giovane, era una ragazza matura che mi faceva notare pazientemente la mia chiusura verso il mondo esterno. Il 10 agosto mi comunicò che aspettavamo un figlio. Economicamente non era una bella situazione quella che stavo vivendo: lavoravo con i miei fratelli, guadagnavo, ma spendevo il denaro per gli stage di arti marziali e per i viaggi e, non ultimo, vivevo ancora con i miei genitori.
Nonostante tutto, quando mi comunicò questa notizia, io non le dissi niente anzi, la presi per mano e in silenzio la portai al municipio per chiedere i documenti necessari per sposarla, sicuro che la mia fede nel Buddismo mi avrebbe sostenuto in questo nuovo cammino. E da quel momento la mia vita iniziò a cambiare. Dopo qualche giorno dalla nascita di Asia, ci trasferimmo in una casa in affitto. Non era affatto bella, vecchia del 1920, ma lì eravamo molto determinati a costruire le basi della nostra nuova famiglia e insieme decidemmo di accogliervi il Gohonzon riservandogli la stanza più grande e più luminosa, nonostante mia moglie non praticasse. Questo suo rispetto è stato fondamentale affinché continuassi a praticare il Buddismo senza tralasciare le altre mie passioni e la responsabilità di questa nuova famiglia. Poco tempo dopo riuscimmo a comprare l'appartamento nel quale vivevamo in affitto, e tralascio tutte le coincidenze, certo del fatto che questo è avvenuto grazie alla mia pratica costante.
Nacque un'altra bambina, Nadia, ma il giorno stesso venne ricoverata d'urgenza perché vomitava sangue, possibile conseguenza di carenza di vitamina k. Le avevano infilato un sondino nella trachea per aspirarle il sangue. Mentre quella sera raggiungevo l'ospedale, in macchina recitavo Daimoku, e disperato gridai al Gohonzon che mi sostenesse e che questa esperienza l'avrei raccontata a quante più persone possibili, e non nascondo che lo dicevo piangendo. Quella notte recitai molto Daimoku e la mattina di buon'ora mi raggiunsero a casa alcuni carissimi amici che mi sostennero nella recitazione. Subito dopo andammo insieme in ospedale. Quando ci vide il primario, sorridendo ci disse che non c'era niente di cui preoccuparsi perché avevano constatato che Nadia aveva solo rigurgitato il sangue del capezzolo della sua mamma. Ma avevano trovato un soffio al cuore. Per circa tre mesi il mio obiettivo fu chiaramente quello di vincere su questa nuova anomalia della bambina.
In quel periodo mi era stata proposta la responsabilità di settore, e nonostante avessi tante difficoltà non esitai ad accettare, consapevole che questa era una nuova occasione che il Gohonzon mi offriva. E il soffio al cuore di Nadia svanì perché era del tipo muscolare e non vascolare. Nel frattempo tra i miei fratelli si era verificata un'ennesima lite che aveva provocato l'uscita dalla società di uno dei tre. Il suo ruolo era unico, perché si occupava delle pubbliche relazioni, dei preventivi e anche dell'amministrazione. Un ruolo completamente estraneo al mio lavoro e anche a quello dell'altro mio fratello. Non sapevo in nessuna maniera da dove cominciare. Ma capii che il Gohonzon "voleva me", responsabile dapprima della famiglia, ora in prima linea nel mondo del lavoro. Così imparai da subito a fare preventivi, a trovare strategie per avere nuovi clienti, visto che l'ex socio li aveva portati via tutti. A oggi circa il 95% dei clienti sono miei nuovi contatti e a detta della mia commercialista il fatturato è aumentato, mentre i debiti che aveva contratto mio fratello sono in parte estinti. Anche nell'attività buddista le cose nei gruppi non andavano bene: molti responsabili smisero di praticare, tanto che un gruppo si sciolse. E questo era un altro motivo per essere più determinati che mai nella responsabilità. Effettivamente fare attività buddista è veramente un piacere.
Dopo alcune settimane è morto mio padre in ospedale a Roma, dopo che l'avevo assistito per circa sei mesi facendo la spola, quando ero lì, tra l'ospedale e il Centro culturale. Mio padre ha avuto la fortuna di visitarlo e conoscere alcuni membri sordomuti, visto che anche lui, come mia madre, lo era. Ha sempre avuto rispetto per le mie scelte, anche se qualche volta non condivideva questo cambiamento di religione. Un giorno recitai per otto ore, con il solo desiderio che mio padre smettesse di soffrire. Oltre a essere sordo stava anche perdendo la vista a causa di un glaucoma. Dopo la sua morte mi fu chiesto di fare da interprete al terzo meeting nazionale dei sordi al Centro culturale romano e accettai con grande orgoglio pensando che sicuramente avrei fatto felice mio padre. Con questa pratica ho capito che non si è mai soli, specialmente quando si fa attività per gli altri. Ho capito l'importanza di prendersi la responsabilità al 100% e di non temere mai.
Uno dei miei più cari maestri di aikido, quando iniziai a conoscere questa arte marziale, mi disse che per allenarmi dovevo ogni volta scegliere la persona più antipatica e più forte di me perchè io stesso migliorassi. E così è anche nella pratica buddista tra gli ostacoli e i demoni. Oggi mi trovo tanti ostacoli ancora da affrontare, ma puntualmente, come un guerriero in un campo di battaglia, indosso la mia armatura di Daimoku e con tanta fede e lo studio del Buddismo riesco a combattere. Ho scoperto il vero valore della famiglia, che non conoscevo perché da piccolo i miei genitori erano troppo presi dal lavoro. Ho scoperto il vero valore della persona che si ama e con la quale si è deciso di condividere il sentiero del genitore.
Ci è nata un'altra bambina, Elena, e per la sua nascita tutta la comunità dei sordi buddisti ha recitato Daimoku per noi. Anche se lentamente, nella mia regione le cose stanno cambiando e sono sicuro che di questo passo nasceranno nuovi gruppi. Sento in cuor mio che vincerò sicuramente queste battaglie così come finora ho realizzato tutti i miei obiettivi. (L.G.)(dati modificati)(foto di Silvano Bottaro)
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