Mai in balìa degli Otto venti 2/2

Sofferenza - Stephen W. Hawking

Immaginatevi seduti su una sedia a rotelle. Ipotizzate che, ex campioni di canottaggio, oltre all’uso delle gambe, abbiate perso anche la facoltà di parlare e che l’unico mezzo di comunicazione con il mondo esterno sia costituito da un computer che sintetizza le vostre parole: state impersonando Stephen W.Hawking, uno dei massimi fisici e cosmologi viventi.
Hawking, nonostante che dall’età di vent’anni sia condannato da una grave malattia neurologica ad un inesorabile declino fisico, insegna matematica e fisica presso l’Università di Cambrige, la stessa cattedra che fu di Isaac Newton e Paul Dirac. I suoi studi teorici sulle origini e l’evoluzione dell’universo sono ormai diventati una pietra miliare nella comprensione delle leggi che regolano il comportamento della materia.
Partendo dalla fisica quantistica, quella per intenderci che studia il comportamento delle particelle elementari che costituiscono la struttura base della materia, Hawking ha elaborato delle teorie fisiche sulla natura di particolari corpi celesti denominati buchi neri e sui primi istanti di vita del nostro universo. Argomenti affascinanti, ma che esulano dalla nostra visione quotidiana del mondo e ci proiettano in una dimensione dello spazio e del tempo che risale a più di quindici miliardi di anni fa. Tale pare essere infatti l’età dell’universo.
Hawking, assieme ad altri suoi colleghi, ha anche postulato la possibilità che l’universo nasca, si evolva e muoia in maniera ciclica e che quindi sia sempre esistito e sempre esisterà. Se queste predizioni fisico-matematiche troveranno ulteriori conferme, allora il problema di un atto creativo dell’universo verrebbe a cadere. A seguito di questi studi, all’età di trent’anni, la Royal Society di Londra, una delle più prestigiose Accademie scientifiche del mondo, lo ha voluto come suo membro.
Un uomo nelle sue condizioni molto facilmente si darebbe per sconfitto. Hawking, invece, ha reagito alla propria condizione sfortunata scegliendo la via più difficile: cercare delle risposte alle grandi domande dell’uomo. Come è nato l’universo, quale futuro ci aspetta, quali sono i limiti ultimi della conoscenza umana? La sua condizione fisica ha giocato un ruolo fondamentale nel farlo maturare come uomo e come scienziato. Un esempio di come la sofferenza può distruggere o far diventare grande una persona: dipende tutto dalla grandezza dei propri scopi. Hawking poteva avere la fortuna di crescere sano fisicamente, ma spiritualmente mediocre e invece, oggi, è un insegnante amato dai suoi allievi e un “mito” per qualsiasi studioso di scienze. (Mimmo Filippone)(Foto di Giulietta)
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