Mai in balìa degli Otto venti 1/2

Piacere - Harun el Rashid, al Abbas

Protagonista di tante novelle delle Mille e una notte, Harun el Rashid, Aronne il Giusto, nella Storia fu halif di Bagdad negli anni in cui Carlo Magno regnava in occidente e Irene e Niceforo a Costantinopoli. Il suo impero si stendeva dall’Europa all’India, comprendendo la Sicilia, Creta, l’Africa e l’Arabia.

Le immense ricchezze di queste terre erano convogliate a Bagdad, la capitale. Le sue armate avevano spazzato via qualsiasi rivale e tutti gli stati confinanti, anche l’orgogliosa Irene di Bisanzio, gli rendevano tributi annui salatissimi. Bagdad era esattamente quella che le fiabe ci hanno tramandato: circa sei milioni di abitanti, ricchissima, adorna di oro, marmo, lapislazzuli, con ponti, strade, palazzi favolosi e giardini incantati. La moschea era grande almeno il doppio di Santa Sofia di Costantinopoli. Non solo tutto l’oro dell’epoca, ma anche la cultura sembrava avere preso la via della Mesopotamia. Filosofi, mistici, poeti, astronomi, matematici di tutto il Mediterraneo e dell’oriente si erano dati appuntamento sulle rive dell’Eufrate, nei palazzi fastosi che il califfo aveva messo a loro disposizione: ogni arte progredì, sotto il suo regno.
Il palazzo di Harun era così grande e ricco da ridicolizzare le Vlacherne, la reggia dell’imperatore bizantino, e le sue stalle da sole erano il doppio di tutto il palazzo di Carlo ad Aquisgrana. Nel palazzo di Harun usignoli meccanici diffondevano musiche celestiali, a intervalli regolari, regolati da meccanismi ad orologeria, le fontane zampillavano idromele, acqua di rose e vini speziati. Ai portali, leoni e grifi meccanici eruttavano fiamme e boati. Nei giardini profumati si aggiravano animali favolosi. Cortei di eunuchi, musici e studiosi percorrevano le labirintiche, sontuose aule dell’immenso palazzo di Harun.


Tuttavia, ogni sera il principe lasciava questo «palazzo dei piaceri» e, travestito da mendicante, da monaco, da pescatore, entrava in taverne e case private, indagando l’umore dei sudditi, cercando spunti per migliorare il governo, la giustizia, controllando l’operato dei funzionari. Poi Aronne il Giusto convocava gli interessati a corte e ristabiliva la giustizia, riparava ai torti, puniva i rei. Nulla sfuggiva: spesso il califfo partiva per le province più lontane, travestendosi e patendo avventure spesso spiacevoli, per conoscere i veri problemi dei sudditi, per cercare nuove soluzioni. (Marcello Varaldi)(Foto di Giulietta)
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