Insieme, indipendentemente #3/5


di Andrea Camerani

L'amore attivo

Instaurare una relazione non è un punto di arrivo, ma di partenza. Vivere in due richiede da entrambe le parti un impegno sincero e costante, e proprio per questo offre continue occasioni di automiglioramento. In effetti si tratta di una vera e propria sfida, come partire per un viaggio avventuroso di cui non si conosce la meta: coraggio, dedizione, curiosità, entusiasmo devono essere parte del bagaglio. E non bisogna mai mettersi a sedere più di quel tanto che serve a recuperare le forze, perché quando ti siedi troppo a lungo vuol dire che senti di essere arrivato e che per te il viaggio è finito. Rinnovarsi e mettersi in gioco, a costo di abbandonare le certezze: questo è l'animo del viaggiatore.
Per potersi dedicare all'amore occorre aver raggiunto un sufficiente livello di maturità, e ogni tentativo di amare è destinato a fallire se non si cerca di sviluppare attivamente la propria personalità. A questo proposito, Ikeda spiega ai giovani che: «Il vero amore non consiste nell'aggrapparsi l'uno all'altro, bensì è un'interazione fra due persone solide, sicure della propria individualità. [...] sarebbe più sano continuare a sforzarsi per migliorare se stessi, cercando d'imparare da quelle qualità che più si rispettano e si ammirano nel partner». E ancora: «Se utilizzate l'amore come fuga, l'estasi non durerà a lungo [...] servirsi di una relazione come rifugio, anche a livello inconsapevole, è una mancanza di rispetto nei riguardi del proprio compagno e di se stessi. La felicità non sarà mai raggiungibile senza un cambiamento interiore [...] La felicità non è una condizione che possa dipendere dall'altro: la si deve raggiungere per se stessi. Il solo modo per farlo è di sviluppare il carattere e le nostre capacità come esseri umani, di realizzare appieno il nostro potenziale» (ibidem, 27-30).
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