Ho scordato l’arte della fuga

di Michaela Barilari

Per me avere fede significa una ricerca lenta ma continua dentro di sé, un percorso che porti alla scoperta della propria forza innata, delle proprie potenzialità molto spesso inespresse, per arrivare a convincersi di essere in grado di prendere in mano la propria vita. Fede è per me sinonimo di fiducia in se stessi, essere capaci di credere nella propria natura di Budda, nella possibilità di affrontare le diverse vicissitudini che costituiscono la nostra vacillante quotidianità. Ho sempre avuto paura di vivere e di affrontare il mondo, profondamente convinta della mia incapacità di gestire gli avvenimenti e timorosa di prendere ogni decisione che richiedesse un minimo di coraggio. Ogni volta che mi trovavo con le spalle al muro di fronte alle inevitabili scelte che ogni essere umano deve compiere durante la sua esistenza venivo assalita dall’ansia e non riuscivo a trovare soluzione migliore se non scomparire, praticando spesso e volentieri l’arte della fuga. La mia visione del futuro poteva benissimo essere sintetizzata in un proverbio che ripetevo spesso: «Chi di speranza vive, disperato muore», il ritirarmi di continuo mi aveva convinto che nel confronto con la vita si viene sempre sconfitti. Meglio non sperare che restare disillusi, insomma.
Quando ho cominciato a praticare il Buddismo ho capito, sia pure confusamente, che poteva esserci per me un altro modo di esistere che non fosse la continua ricerca di una qualunque via d’uscita delle mie angosce esistenziali. A dire la verità ascoltare parole che mi invitavano ad assumere la responsabilità della mia vita e della mia felicità mi terrorizzava, mi sembrava addirittura folle poterci credere. Allo stesso tempo però dentro di me lavorava il tarlo del dubbio e si faceva strada il desiderio di provare ad andare fino in fondo, senza cedere alla continua tentazione di arrendersi. Per dirla con Nichiren Daishonin, mi veniva offerta la possibilità di riuscire ad essere «libera dalla paura come il re leone», riscoprendo la gioia di vivere e la fiducia in me stessa. Il mio cammino davanti al Gohonzon è stato ed è tuttora molto lungo, a volte passi lentissimi, a volte una corsa frenetica. Mi sono trovata ad affrontare, riuscendo a superarle, sofferenze molto grandi, ma quello che mi sembra il beneficio maggiore è il cambiamento del mio atteggiamento nei confronti dell’esistenza. Non ho più paura di essere una persona “senza qualità”, so che posso riuscire da sola a realizzare gli obiettivi in cui credo. A volte mi capita ancora di chiedermi dove stia andando, ma dentro di me è cresciuta la consapevolezza che per qualunque ostacolo esiste sempre il modo di superarlo, anche se a volte a prezzo di grandi fatiche imparando il coraggio di avere pazienza, se necessario. In un suo discorso il presidente Ikeda dice che avere fede è vivere con speranza, lottando contro la paura di non farcela e senza lasciarsi abbattere dalle contrarietà che potremmo trovarci ad incontrare. Di questo, adesso, sono convinta anch’io.

Commenti

  1. Conosco poco o niente del buddismo e se conosco qualche cosa è grazie al tuo blog.
    Quello che scrivi in questo post rappresenta il mio stato d'animo e credo quello di molte altre persone.
    Ti ringrazio di aver scritto queste cose perchè danno molta speranza,ma giustamente la speranza non deve trasformarsi in un modo di essere ,deve essere supportata dalla fede e la fede vera è senza dubbio.
    Se la fede è vera le catene sono già spezzate.

    Grazie ancora
    Namastè

    RispondiElimina
  2. Ciao Marco, ti ricordo che in questo weblog non c'è niente di personale, ogni post è frutto di un articolo o di un scritto già pubblicato in altre parti. Ogni autore è scritto all'inizio del post, come in questo caso: Michaela Barilari, oppure è menzionato nelle etichette del post.
    Ciao e grazie per le tue visite.

    RispondiElimina
  3. Grazie per la precisazione.
    Infatti distrattamente non ho fatto caso all'autore .
    Lo terrò presente in futuro.

    Ciao e buona domenica .

    RispondiElimina
  4. michaela barilari15 novembre 2009 15:57

    mi fa piacere che le parole che ho scritto anni fa, e per quanto mi riguarda sempre validissime, servano ancora... grazie marco, grazie novalis, sono sempre più convinta che percorrere questo cammino valga davvero la pena

    RispondiElimina
  5. Decidere di iniziare questo cammino è stata la cosa più importante della mia vita.Ho 53 anni e un'anima così fresca che stenta a stare nel mio corpo .Ma da quando pratico il buddismo mi sembra di volare,e anche davanti a prove importanti e pesanti,non conosco batticuore dettati dall'ansia.Il mio cuore adesso si accende solo per emozionarsi e riempire le mie giornate di sorrisi che mi accarezzano l'anima.

    RispondiElimina
  6. Proprio ieri sera parlavo con un amico del mio continuo fuggire, o aggirare gli ostacoli della vita, di qualche tempo fa. E' incredibile leggere proprio stamattina questo testo, così ben scritto, nel quale mi rispecchio perfettamente. Ed è con vera gioia che oggi grazie al buddismo mi ritrovo ad affrontare situazioni più grandi di me, con la convinzione che nella vita nulla ti capita per caso, e che solo vincendo sui problemi ed affrontando le difficoltà si riesce ad essere se stessi ed avere una vita piena. Grazie!

    RispondiElimina
  7. Mi sono ritrovato anche io in questo brano; il percorso di "mindfulness" (consapevolezza) che ho intrapreso recentemente unito a un credere di piu' in me stesso e alle mie potenzialita' creative ( es. legge d'attrazione) senza dimenticare lo studio del buddismo mi stanno "testando" come mai mi era capitato in 3 decenni di vita. Certo rispetto a chi ha scritto queste parole non ho ancora raggiunto una visione completa ma la direzione sembra essere quella....
    E' bello sapere che anche altre persone stanno compiendo lo stesso viaggio, magari si tratta di una strada parallela ma la direzione e' la medesima :-)
    Un caro saluto
    Isaac

    RispondiElimina

Posta un commento