Coerenti fino in fondo

di Marco Bartolotti

Insistere, continuare, andare avanti. Non lasciar cadere un obiettivo prima di aver ottenuto un risultato, qualunque esso sia. Forse non sono suggerimenti nuovi, ma non sono ancora passati di moda. Anzi, sono l’unica via per realizzare i propri sogni.

"Non accadrà mai che la preghiera di un devoto del Sutra del Loto rimanga senza risposta", affermava Nichiren Daishonin nel suo scritto Sulla preghiera. Molti probabilmente hanno dubitato della assoluta certezza di queste parole, sopratutto di fronte a problemi irrisolti, a guarigioni mancate, ad occasioni perse per un soffio. A volte può sembrare, piuttosto, di subire passivamente la nota “legge di Murphy”, che afferma: «Se qualcosa può andare male, sicuramente lo farà». Che si avverino le rassicuranti parole del Daishonin o che prenda il sopravvento la legge di Murphy è però un fatto del quale ognuno ha piena responsabilità e, a dispetto delle apparenze, assoluto controllo.
Affinchè le speranze diventino certezze ed i sogni si trasformino in realtà è però consigliabile evitare alcuni passi falsi.
Anzitutto è bene essere sicuri che i propri desideri siano realmente sinceri e non siano dettati dalla paura della solitudine, dal bisogno di accettazione, dalla necessità di “essere come tutti gli altri” ad ogni costo. Questa riflessione, apparentemente banale, modifica completamente l’approccio alle situazioni ed è molto importante farla prima ancora di iniziare a mettersi in gioco, se si vuole essere sicuri di avere la volontà di andare fino in fondo a quello che si è deciso.
Detto questo, è senz’altro vero che si ottiene con maggiore facilità ciò che si vuole che non ciò che si deve. D’altro canto, non si può sempre fare ciò che si desidera; anzi, spesso è vero il contrario (vedi alla voce lavorare, studiare, stirare le camicie…). Questi casi della vita, che si susseguono senza posa ogni giorno, ci obbligano continuamente ad affrontare piccole e grandi sfide, a vincere o perdere. Se tali “doveri” vengono fatti propri e i compiti da svolgere hanno la caratteristica di essere graditi da chi li attua, è più probabile il successo che non la sconfitta. Se invece quello che si “deve fare” proprio non lo si “vuole fare”, non bisognerebbe stupirsi della sostanziale inutilità degli sforzi compiuti e quindi del fallimento e della frustrazione che ne derivano.
Superare i propri limiti nelle normali faccende quotidiane abitua poi a considerare qualsiasi vicissitudine come naturalmente risolvibile. Se, al contrario, si tende a posticipare il confronto con i problemi più banali, quando ci sarà da affrontare una situazione più pesante del solito la nostra forza vitale sarà del tutto inadeguata alla sfida.
Risolta la questione della reale pertinenza di un desiderio, viene solitamente il momento di darsi da fare per attuarlo. Ogni problema, se si crede nella legge di causa ed effetto, avrà la sua soluzione: quindi anche quello dal quale si è afflitti.
In base al principio di ichinen sanzen, le tendenze negative, così come l’ambiente nel quale si vive, si modificano in risposta ad un cambiamento interno del proprio atteggiamento. Se non si comprende a fondo questo punto, tutte le preghiere saranno volte a trovare la soluzione di quello che ci affligge al di fuori di noi, in totale disaccordo con gli insegnamenti del Daishonin, che affermò: «Non cercare mai questo Gohonzon al di fuori di te. Il Gohonzon esiste solo nella carne mortale di noi persone comuni che abbracciamo il Sutra del Loto e recitiamo Nam-myoho-renge-kyo». Inoltre, secondo il principio di “simultaneità di causa ed effetto”, che differenzia questa da tutte le altre correnti di pensiero buddista, nel momento stesso in cui si pone una causa l’effetto di questa risiede, potenzialmente, dentro la nostra vita.
Tuttavia, certe situazioni necessitano di un lungo impegno per essere trasformate. Pensare che poche ore di Daimoku possano magicamente risolvere situazioni che si trascinano da anni porta a essere superstiziosi, non buddisti. Un lavoro migliore, una salute riconquistata, un matrimonio più felice non sono cose che si costruiscono dall’oggi al domani. A volte si leggono esperienze pressoché incredibili sulle pagine di questo stesso giornale, roba da miracolati. Ma ognuna di esse nasconde fra le righe giorni e giorni di sforzi costanti, di ore di recitazione, di fatiche quasi inverosimili. Tutte le persone che possono raccontare tali episodi hanno fatto il possibile per “arrivare a vedere la luna sulla capitale” e non si sono distratte lungo la strada, spaventate dalle ombre degli alberi o richiamate da sentieri meno pericolosi. Hanno fatto tanto ed hanno ottenuto tanto. Il pericolo di arenarsi a metà del cammino era tenuto in larga considerazione da Nichiren Daishonin, che non a caso affermò: "Sebbene io e i miei discepoli possiamo incontrare varie difficoltà, se non nutriamo dubbi nei nostri cuori, otterremo sicuramente la Buddità". Molte volte la ferma volontà di cambiare una situazione solleva alte onde di imprevisti nella vita e nell’ambiente di chi ha preso tale decisione. Ma così come un’aereo che parte non può fare a meno di atterrare, allo stesso modo chi si prefigge con fede di concretizzare un proprio desiderio non può fare a meno di vederlo realizzato. Si può dire che gli aerei cascano: vero. Ma l’unico modo per farli precipitare (a parte quello di gettarsi fuori con un paracadute, che equivale ad abbandonare il tragitto a metà strada) è quello di sperare che inserendo il pilota automatico essi arrivino dove si è deciso. È l’abilità del pilota a far sì che un velivolo atterri su una pista e non sul fianco di una montagna. Allo stesso modo, sono la costanza nella pratica buddista e l’attenzione a tutti i messaggi che arrivano dall’ambiente a condurre un progetto, una esperienza, un obiettivo al loro giusto compimento.
Può tuttavia accadere che, anche se si è riflettuto su quello che si voleva e si sono fatti sinceramente tutti gli sforzi pertinenti alla realizzazione dei propri “sogni nel cassetto”, ci si ritrovi ad affermare: "Come mai non è successo nulla, anche se pratico da tanti anni (mesi/settimane…) in modo corretto?". Forse non è successo nulla che risponda alle proprie idee preconcette, non che qualcosa non sia cambiato! Secondo alcuni dopo ogni piccola causa dovrebbe essere palesemente lampante l’effetto manifesto. Però questo diviene tale solo quando si è pronti per incontrare l’occasione esterna appropriata, non quando si pensa di esserlo: questa sottile distinzione fa davvero la differenza fra la vittoria e la sconfitta. Inoltre, è il caso di ricordare che il beneficio predominante che si ottiene seguendo l’insegnamento di Nichiren Daishonin è quello invisibile, ovvero un graduale cambiamento nella profondità della propria vita, anche se difficile da percepire da un giorno all’altro.
Ma c’è dell’altro. Pur non invalidando quanto scritto finora, si rende ora necessario sfatare un mito: non è vero che si può vincere sempre. Così come esistono prosperità, lode, onore e piacere, allo stesso modo esistono i rispettivi contrari. La sofferenza e la gioia sono semplicemente fatti della vita, tutto qui. Il problema non è dunque quello di mangiare la polvere della sconfitta, una volta ogni tanto, quanto quello di costruire irreali castelli di dubbio e di avvilimento su questo fatto, che diventano sicuramente deleteri anche nel breve periodo. Daisaku Ikeda, in una spiegazione de L’apertura degli occhi (Il Nuovo Rinascimento, febbraio 1983) affermò: "…Perchè le persone comuni nutrono dubbi nei loro cuori anche se hanno incontrato il Dai-Gohonzon, il vero oggetto di culto, che porta loro infiniti ed illimitati benefici? Ciò è a causa del fatto che essi tendono superficialmente ad aspettarsi protezione dagli dei celesti, non guardando alla loro fede che vacilla ed ignorando il karma negativo formato dall’infinito passato. (…) Le loro preghiere non si realizzano immediatamente poichè il loro atteggiamento nella fede è superficiale: essi nutrono dubbi nel Gohonzon". In questa frase ci sono “chiavi” molto interessanti in base alle quali valutare il proprio atteggiamento nella vita e nella pratica buddista (sempre tenendo a mente che la prima è l’ombra dell’altra). Il punto fondamentale è che il dubbio sulle reali possibilità di vincere in una data situazione è strettamente collegato al dubbio sulla reale esistenza della buddità nella nostra vita. Non è un problema a causare un dubbio, ma un dubbio nel Gohonzon a causare un problema. Risolto il dubbio, risolto il problema. Per evitare dunque di allontanarsi sempre più dalla possibilità di risoluzione delle proprie eterogenee sofferenze, è utile ricordare che queste ultime sono semplicemente degli effetti di cause squisitamente personali, che possono essere trasformate sicuramente attraverso una seria pratica al Gohonzon.
Si può perciò concludere che in ogni caso, anche se ci si confronta con situazioni di perdita (e questo è inevitabile, se si è vivi), non dovremo smarrire la saggezza di utilizzare ogni istante di questa “esistenza tremante” per condurre la vita più ricca possibile. Dopotutto anche Murphy non si arrende mai…
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